Menu
Menu

La tardura: tradizione romagnola pasquale

 | 

La tardura: tradizione romagnola pasquale


Tempo stimato di lettura: 1 minuto

Si avvicina la Pasqua e, in Romagna la si festeggia anche a tavola preparando la Tardura, tipica minestra in brodo che i nostri nonni cucinavano e offrivano ad amici e parenti, in particolare nel periodo di Pasqua per celebrare la “rinascita” oltre che in occasione dei festeggiamenti per una nuova nascita.

Simile per gusto ai passatelli, in dialetto romagnolo significa “tiratura” perché non viene impastata bensì “tirata”, da qui il nome Tardura, e lavorata con una forchetta.

Di origine povera, questa minestra in brodo è di facile preparazione, perfetta quindi quando non si ha molto tempo a disposizione per cucinare, piace a grandi e piccini ed è indicata specialmente nelle giornate più fredde.

Anche se col passare del tempo la preparazione della Tardura è stata accantonata in favore di piatti più elaborati, ultimamente è tornata di moda sulle tavole romagnole, così come un altro primo della tradizione ravennate, la Spoja lorda.

Tardura romagnola, minestra pasquale, ph. dissapore.com, CC-BY_NC_SA, 3.0

Tardura romagnola, minestra pasquale, ph. dissapore.com


La storia

L’origine di questo piatto sembra abbia una storia di secoli alle spalle e risalga addirittura ai tempi dello Stato Pontificio, i cui confini si estendevano fino alla Romagna: la tardura sarebbe infatti la variante romagnola della stracciatella, minestra in brodo nata sotto la Roma papalina.

Il nome Tardura talvolta era sostituito da Minestra del paradiso nome con cui la propone il forlimpopolese Artusi nel suo celeberrimo “La Scienza in Cucina e l’Arte di Mangiar Bene”

Ricetta n° 18

È una minestra sostanziosa e delicata; ma il Paradiso, fosse pur quello di Maometto, non ci ha nulla che fare. Montate sode quattro chiare d’uovo, incorporateci dentro i rossi, poi versateci quattro cucchiaiate non tanto colme di pangrattato fine di pane duro, altrettanto di parmigiano grattato e l’odore della noce moscata. Mescolate adagino onde il composto resti soffice e gettatelo nel brodo bollente a cucchiaini. Fatelo bollire per sette od otto minuti e servitelo. Questa dose potrà bastare per sei persone.

Una curiosità: la variante della vicina Toscana prende il nome di “panata”.

La ricetta

Se questo anno vuoi provare qualcosa di nuovo per Pasqua, non ti resta che preparare gli ingredienti (semplici, genuini e facilmente reperibili) e il grembiule!

Ingredienti (per 6 persone)

6 uova
100 g di pangrattato (facoltativo)
150 g di parmigiano grattugiato
1 pizzico di sale
2 pizzichi di noce moscata
brodo di carne (ca. 2 litri)

Preparazione

Inizia amalgamando in una ciotola tutti gli ingredienti, poi metti sul fuoco una pentola con il brodo; al bollore aggiungi l’impasto e mescola per un paio di minuti. Se fatta bene, la Tardura si sfalda e si rapprende in piccoli pezzi.

La minestra deve essere servita ben calda e, se lo si desidera, si può aggiungere sopra un altro po’ di parmigiano.

Buon appetito!


Si ringrazia la Redazione Locale di Turismo forlivese per il materiale.

Autore:

Sangue siculo – abruzzese, nata e cresciuta a Firenze, emiliano romagnola di adozione. Montanara inside da sempre, da poco ha scoperto la sua passione anche per il mare…

Lascia un commento anche tu!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *