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La Romagna nel piatto: 5 cibi a cui non rinunciare

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La Romagna nel piatto: 5 cibi a cui non rinunciare


Tempo stimato di lettura: 3 minuti

C’è una cosa su cui tutti convengono: in ROMAGNA si mangia bene, c’è poco da fare!
Anche mia madre, orgogliosamente legata ai sapori della tradizione siciliana, ha dovuto ricredersi e cedere alla sua bontà.
Non esistano paradigmi particolari alla base di questa cucina, diciamo però che, dopo quasi diciott’anni che vivo in questa terra, un’idea sui suoi “segreti” penso di essermela fatta.

Volendo ricercare un termine che descriva questa cucina, mi viene in mente la parola SEMPLICITÁ: tradizioni culinarie e prodotti unici che, presi singolarmente o combinati in gustose alchimie, sono in grado di trasmettere a qualunque palato déjà vù sensoriali che riportano alla mente quel senso di accoglienza e di sicurezza che sa di casa.

Alla luce di tutto ciò ho deciso, grazie alla complicità di alcuni amici, di proporvi una lista dei 5 prodotti/piatti tipici a cui assolutamente non rinunciare quando si è in vacanza da queste parti.


Piadina

Non ha bisogno di alcuna presentazione e dovunque si vada tutti ne conoscono il nome e l’infinita bontà.
Nonostante però le diverse declinazioni dialettali – Pieda, piè, piada, pij, pida, piadèna, piadina – e il suo uso ben radicato nella storia della gastronomia locale, le sue origini risultano avvolte da un alone di mistero: non esiste, infatti, letteratura conosciuta che sia in grado di datarla, tanto meno di definirne la provenienza.

Semplice, buona e genuina, we ❤#Piadina?

Semplice, buona e genuina, we ❤#Piadina?

In Romagna scandisce i tempi della quotidianità e non c’è pranzo o cena in cui la convivialità attorno a una tavola non sia caratterizzata dalla sua fragranza: un antico pane in grado di esprimere semplicità ed essenzialità con l’uso di pochi ingredienti (farina, strutto, sale, acqua o latte).

Ogni territorio locale ne prevede versioni diverse (oggi usando anche farine integrali o anche al kamut o al farro) a seconda dello spessore e della quantità di strutto usata nell’impasto. Una regola non scritta dice che più ci si avvicini a Ravenna, più la grossezza della piadina tende ad aumentare; caso inverso, invece, man mano che ci si sposta verso sud (Cesena, Rimini e più giù Riccione), dove diventa più sottile e croccante.

Tagliata a croce e posta al centro della tavola, ancora calda e fragrante, la piadina è buona sola ma ancora di più se accompagnata a cibi di terra, valle e mare: dalle erbe di campo, fosso e pineta ai pesci di valle; dai brodetti di mare ai formaggi freschi e stagionati; dagli affettati di ogni forma e specie fino alla carne ai ferri e in umido.


Tagliatelle al ragù

Senza alcun dubbio è il piatto più rinomato della cucina Emilia-Romagnola. Anche qui la preparazione è molto semplice e necessita di pochi prodotti: farina e uova per la pasta; carne di maiale, manzo, salsiccia, pomodoro, carote, sedano, cipolla, olio, vino bianco, sale e pepe per il ragù.

Le taglietelle, un paradiso di gusto | Foto di @love.italian, via Instagram

Le taglietelle, un paradiso di gusto | Foto di @love.italian, via Instagram

Il mio caro amico Paolo dice che senza di loro il mondo sarebbe un luogo brutto in cui vivere. Certo, l’iperbole è esagerata ma rende bene l’idea di cosa rappresenti questa pasta fatta in casa per un romagnolo doc come lui.

Volete un consiglio? Per non perdere la gioia del profumo irresistibile delle tagliatelle, non mancate mai di esaltarne il sapore, accompagnandole con un generoso bicchiere di Sangiovese DOC.


Pinzimonio

Non è un condimento tipicamente romagnolo ma in Romagna è raro che manchi su una tavola da cucina. Finocchi, ravenelli, carote, sedani… il pinzomonio è la quinta essenza della semplicità: verdure crude intinte in una salsa a base d’olio. Nient’altro!

Pinzimonio. Il piatto degli dei e dei vegetariani | Foto di @katarinaraniakova, via Instagram

Pinzimonio. Il piatto degli dei e dei vegetariani | Foto di @katarinaraniakova, via Instagram

Un’usanza che ha origini nel Rinascimento e che poi è giunta fino a noi pressoché invariata. Esistono diverse versioni per la preparazione della salsa ma i miei amici preferiscono quella classica, all’olio d’oliva, sale e pepe.
Ora se dovesse capitarvi di passare da loro, fatevi invitare a cena: troverete sempre sul tavolo della loro cucina una boule di vetro ricolma di verdure di stagione e al suo fianco, immancabile, una più piccola ripiena di olio d’oliva.


Spiedino di pesce

So benissimo che gli spiedini di pesce, come il pinzimonio, sono un piatto facilmente rintracciabile in qualunque altre località costiera d’Italia. Niente quindi di tipicamente romagnolo. Eppure, quando i miei amici milanesi arrivano in Riviera, la seconda cosa che mi chiedono, dopo la piadina, sono proprio questi magici bastoncini di gamberi e seppia.

Spiedini alla griglia: qualcosa a cui non poter dire di no!

Spiedini alla griglia: qualcosa a cui non poter dire di no!

Ovunque voi andiate lungo la costa Adriatica dell’Emilia Romagna, dai Lidi Estensi alle spiagge di Riccione, incontrerete piccoli ristoranti sparsi pronti a offrirvi gli spiedini seguendo la tradizionale formula di vendita del “cartoccio”.
Cosa significa? Niente di più facile: scegliete il piatto di pesce che desiderate e, in un men che non si dica, vi verrà fornito un asporto caldo e gustoso. Anche qui gli ingredienti sono semplici e genuini: mazzancolle, seppioline, pangrattato, prezzemolo, aglio e olio.


Saraghina

Non è una sarda, non è un’alice ma è semplicemente una saraghina (in dialetto saraghen). È un pesce azzurro povero che, volendo, potremmo eleggere come uno dei simboli della Romagna tanto che persino Fellini chiamò uno dei protagonisti di “8 e mezzo” con questo nome.

Saraghina. Un salto dalla griglia direttamente al cuore

Saraghina. Un salto dalla griglia direttamente al cuore

Ideale sui crostini per sfiziosi aperitivi o deliziosi antipasti, si preste bene ad arricchire primi, secondi e, se vogliamo, anche “terzi” piatti. Ma è sulla griglia però che trova la sua regione d’essere. Ben pulito, condito con sale, pepe, un filo d’olio e rosolato nel pangrattato, dopo solo 5 minuti assume un sapore che non ha eguali, per la gioia di tutti i commensali.

Autore:

Davide Marino nasce come archeologo ma finisce per fare altro. Razionale ma non metodico, lento e appassionato. Un giovane entusiasta dai capelli grigi

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