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Parchi Naturali della Romagna

di /// Agosto 31, 2021
Tempo stimato di lettura: 3 minuti

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Dopo il parco dell’Appennino Tosco-Emiliano, le Foreste Casentinesi, il Delta del Po, i parchi del bolognese e quelli dell’Emilia, concludiamo la nostra rubrica dedicata alle aree protette dell’Emilia-Romagna con i 2 parchi compresi nel territorio romagnolo.

Parco regionale Vena del Gesso Romagnola


Gli Appennini nella parte occidentale della Romagna, dalla valle del Sillaro sino a Brisighella nella valle del Lamone, sono solcate, ad una decina di chilometri dalla linea di congiunzione con la pianura, da una spettacolare dorsale grigio argentea che interrompe bruscamente i dolci profili collinari della zona, conferendo un aspetto unico al paesaggio.
L’affioramento gessoso della Vena del Gesso Romagnola, il più lungo e imponente in Italia, si sviluppa per 25 km e ha una larghezza media di un chilometro e mezzo, caratterizzando l’area con peculiari morfologie carsiche, che comprendono doline, valli cieche e numerosissime grotte, tra cui la leggendaria Grotta del Re Tiberio.
Tra i punti di interesse, la Riva di San Biagio è il baluardo gessoso più lungo: si sviluppa ininterrotta per oltre 5 km, da Borgo Rivola a Tossignano e per scoprirla è consigliabile percorrere la panoramica Strada della Lavanda, che collega la valle del Senio, poco prima di Casola Valsenio, con la valle del Santerno, presso Fontanelice.
Il Parco è attraversato da numerosi itinerari, tra cui due ciclovie e ben 4 tappe dell’Alta Via dei Parchi (14a, 15a, 16a, e 17a), che dall’Alpe di Monghidoro conducono fino a Marradi.

Albicocchi in fiore Ph. Max Costa, via parchiromagna.it




Parco interregionale Sasso Simone e Simoncello


Nel cuore del Montefeltro, al confine tra la province di Rimini e Pesaro-Urbino, sorge un parco caratterizzato da un panorama peculiare: è il Parco del Sasso Simone e Simoncello, al cui interno convivono gli affioramenti calcarei che formano i principali rilievi, e quelli a componente argillosa, che danno luogo a un dolce paesaggio collinare. Questo produce un’estrema diversificazione nella vegetazione: l’area intorno ai due Sassi, argillosa, è occupata da un bosco a dominanza di cerro, mentre sul Monte Carpegna e a est del Sasso Simone sono presenti boschi a nocciolo e acero che nella stagione autunnale si tingono delle sfumature più varie di verde e rosso; le parti elevate del Monte Carpegna ospitano invece prati da pascolo che nella tarda primavera si ricoprono dei colori delle numerose specie di orchidee presenti.
Ma il Parco nasconde anche un curioso carattere storico: al suo interno sorse infatti la Città del Sasso, una città-fortezza costruita con criteri urbanistici tardo-rinascimentali, composta da 50 case di uguali dimensioni e collegata ai castelli vicini e a Firenze. Quando il peggioramento climatico rese pressoché impossibile la vita a quote così elevate, l’idea strategico-militare venne abbandonata e la città si svuotò.
All’interno dell’area protetta sono presenti anche il Museo Naturalistico di Pennabilli e il Parco Faunistico di Pian dei Prati, che permette di conoscere dal vivo animali domestici da bassa corte, come capre e muli, e animali selvatici tenuti in libertà, come caprioli e cinghiali.
Il Parco può essere esplorato tramite 8 itinerari di trekking e 5 itinerari da percorrere a cavallo o in mountain bike. Il crinale del parco è attraversato anche dalle ultime due tappe dell’Alta Via dei Parchi, la 26a e la 27a, che dal Monte Fumaiolo conducono fino all’Eremo della Madonna del Faggio.

Ph. via parcosimone.it

Autore

Elisa Mazzini

Web Content Manager per @inEmiliaRomagna e mamma a tempo pieno.

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