Menu
Menu

5 esperienze da fare nel Parco del Delta del Po

 | 

5 esperienze da fare nel Parco del Delta del Po


Tempo stimato di lettura: 4 minuti

La mezza stagione è il momento ideale per godere della natura incontaminata di una delle aree più preziose che si trovano sul nostro territorio: il Parco del Delta del Po (non a caso il parco vive per tradizione una vera e propria Primavera Slow).
Condiviso con il territorio Veneto, questa riserva naturale in cui l’acqua è l’elemento dominante affascina i visitatori per la sua quiete e la varietà di colori, piante e animali in esso presenti.

Il Delta del Po fa parte del programma MAB (Man and Biosphere) dell’UNESCO e al suo interno si possono fare mille esperienze diverse; oggi ve ne proponiamo 5 poco conosciute che meritano assolutamente di essere provate – oltre ovviamente agli itinerari di birdwatching per ammirare le diverse specie presenti tra cui i rari fenicotteri rosa!


Visitare la Manifattura dei Marinati a Comacchio

L’antica Manifattura dei Marinati di Comacchio rappresenta un pezzo importante della storia locale, in quanto ha rimesso in moto e in mostra l’intero ciclo di lavorazione delle anguille.
Un po’ fabbrica e un po’ museo, questo luogo mostra come si svolgeva (e si svolge tutt’ora) la lavorazione dell’anguilla, non semplicemente un prodotto tipico delle tavole comacchiesi, ma nel passato un vero e proprio mezzo di sussistenza economica per numerose famiglie locali.

Le anguille venivano infatti pescate nelle valli salmastre che circondano la città, attraverso un sistema di cattura chiamato lavoriero: una costruzione a forma di V costituita da pali e griglie, nella quale le anguille restavano bloccate durante il loro spostamento dalla valle verso il mare per la riproduzione; i lavorieri sono ancora visibili e visitabili con un’escursione in barca ai casoni da pesca nelle Valli di Comacchio.

Le anguille venivano quindi lavorate e conservate secondo un procedimento di marinatura rimasto inalterato nel tempo, che è visibile in alcune parti dell’anno anche dal vivo all’interno della Manifattura (info: 0533.81742 – manifatturadeimarinati@parcodeltapo.it).

Al temine della visita, una passeggiata tra i canali e i ponti di Comacchio, magari con sosta in uno dei numerosi ristorantini di pesce, sarà il delizioso tocco finale.

 

Navigare fino all'Isola dell'Amore

L’Isola dell’Amore si trova nella zona della Sacca di Goro ed è l’ultimo lembo di terra che separa il fiume Po dal mare. Qui infatti sorge anche “la vecchia lanterna”, l’antico faro che segnalava ai naviganti il limite della foce.
Si dice che il suo romantico nome derivi dall’usanza che avevano un tempo gli amanti di rifugiarsi sulle sue spiagge per amarsi lontano da occhi indiscreti.
L’Isola è raggiungibile con un’escursione in motonave con partenza da Porto Garibaldi, antico villaggio di pescatori nonché primo insediamento balneare dei Lidi di Comacchio.

Isola dell'Amore - Goro (FE)

Isola dell’Amore, Goro | Ph. Carlo Pelagalli, via Wikimedia

Salire sul campanile dell'Abbazia di Pomposa

Addentrandosi nell’entroterra ferrarese del Parco del Delta del Po, non distante dalla Riserva del Bosco della Mesola, svetta sulla piatta pianura circostante il campanile dell’Abbazia di Pomposa.

Si tratta di un centro benedettino sorto attorno al VI-VII secolo su quella che era l’Insula Pomposia, un’isola boscosa circondata da due rami del Po e protetta dal mare. Durante il suo periodo di maggior splendore, dopo l’anno Mille, l’Abbazia di Pomposa divenne celebre per aver ospitato tra i numerosi personaggi illustri anche Guido d’Arezzo, il monaco inventore della scrittura musicale basata sul sistema delle sette note.
La storia narra che egli fece proprio qui la sua scoperta, notando la difficoltà che i monaci avevano nell’apprendere e ricordare i canti della tradizione gregoriana e la ritmica della musica.

Salire in cima alla torre campanaria, con i suoi 48 metri di altezza, è un’esperienza che permette di godere a 360° del panorama che si apre tutto attorno. Da non perdere però anche la Basilica di Santa Maria che custodisce uno dei cicli di affreschi di ispirazione giottesca più preziosi di tutta la provincia ferrarese, nonché un pavimento di marmo a mosaico datato tra il VI e  il XII secolo.

 

Passeggiare nella Pineta di Dante

Forse non tutti sanno che nella Pineta di Classe è possibile ripercorrere le orme nientemeno che di Dante Alighieri. Pare infatti, secondo gli studiosi, che il Sommo Poeta si sia ispirato proprio a questa pineta per descrivere la “divina foresta spessa e viva” citata nel XXVIII canto della Divina Commedia.

La Pineta di Classe si trova a sud della città di Ravenna, nell’area compresa tra Classe e Cervia ed oggi è vasta circa 900 ettari, anche se ai tempi del Maestro l’area boschiva era ben più vasta.
Se volete addentravi anche voi tra questa vegetazione senza tempo, calandovi nella quieta contemplazione della natura, basta seguire un itinerario ad anello detto “Le querce di Dante”.
Il tracciato di circa 4 km è percorribile sia a piedi che in bici e prende il via dal Parco 1° Maggio.

Pineta di Classe | Foto di Nicola Strocchi, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Pineta di Classe | Ph. Nicola Strocchi, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Scoprire la Produzione del Sale di Cervia

Come è noto, la vivace località marittima di Cervia ha alla sue spalle un territorio di acque, ultimo sfogo a sud del Delta del Po, che da sempre ha votato la zona alla produzione di sale. Non un sale qualunque però: il Sale di Cervia è definito dolce in quanto la posizione geografica assieme al tradizionale metodo di lavorazione producono un cloruro di sodio purissimo, con una bassa, quasi inesistente, presenza di altri cloruri più amari.

Il Sale di Cervia si produce in questo modo: l’acqua del mare viene fatta entrare in salina dal canale immissario, per poi venir fatta evaporare fino ad ottenere il sale vero e proprio. Esso viene quindi raccolto in maniera artigianale, proprio come avveniva un tempo, ma con l’ausilio di una nastro trasportatore e di un carrello, una sorta di trenino. L’uso di queste macchine risale al 1959, salvo nella Salina Camillone, la sezione vivente del MUSA, il Museo del Sale, dove la raccolta avviene ancora manualmente.

Una volta raccolto, il sale viene esclusivamente lavato con acqua madre e poi lasciato essiccare in aia. La scelta di non essiccarlo artificialmente, né sbiancarlo chimicamente permette al sale di mantenere l’umidità che deriva dal suo percorso nelle vasche, e anche il suo colore tipico, che presenta sfumature di rosa e grigio.

Il vero e proprio periodo di raccolta del sale avviene verso la fine dell’estate, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, ma una visita alla Salina di Cervia è affascinante in ogni stagione. Per lasciarsi abbagliare dall’atmosfera che qui si crea e, perché no, sperare di avvistare qualche fenicottero nella colonia che qui ha trovato il proprio habitat ideale.

 

Al termine della giornata, non perdete l’occasione di godere del tramonto sulle acque del Delta: si accendono di mille riflessi e riempiono gli occhi e il cuore di amore per la natura e per la bellezza.

Delta del Po, tramonto @Pixcube

Ph. S.Stanislai @ Pixcube.it

Autore:

Social Media Manager per @inEmiliaRomagna e mamma a tempo pieno.
Amo viaggiare, sia fisicamente che con la fantasia, grazie a film e libri, e celebro ogni giorno con un sorriso.

Lascia un commento anche tu!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *