La Romagna nel piatto: 5 cibi a cui non rinunciare

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La Romagna nel piatto: 5 cibi a cui non rinunciare


Tempo stimato di lettura: 4 minuti

Se c’è una cosa su cui tutti convengono è che in Romagna si mangia bene, c’è poco da fare. Anche mia madre, donna del profondo Sud, orgogliosamente legata ai sapori della sua tradizione, ha dovuto cedere alla sua bontà.

Non che esistano ricette particolari alla base di questa cucina, diciamo però che, dopo diciassette anni che vivo qui, un’idea sui suoi “segreti” me la sono fatta. In una parola: SEMPLICITÁ, ovvero regole culinarie e prodotti unici che, presi singolarmente o combinati in gustose alchimie, sono in grado di trasmettere a qualunque palato déjà vù sensoriali che ci riportano in un attimo al senso di accoglienza e di sicurezza che sa di casa propria.

Per ciò che mi riguarda la ricca bontà di questa cucina spicca soprattutto durante il periodo estivo quando una frotta di amici milanesi, complice la vicinanza del mare, si trasferiscono a vivere da me per periodi più o meno lunghi. Ed è allora che inizia il via vai e le sere parte un “tour estenuante” per il mio portafoglio alla scoperta dei ristoranti della Romagna.

Diciamo che in questi anni ne abbiamo viste di tutti i tipi, assaggiando gli stessi piatti anche in combinazioni diverse. Ed è proprio alla luce di questa nostra “esperienza” che oggi ho deciso, con la complicità dei miei amici, di proporvi la nostra personale lista dei 5 prodotti/piatti a cui un milanese in vacanza in Romagna non può e non deve assolutamente dire di no.


1. PIADINA

Non ha bisogno di nessunissima presentazione e dovunque si vada tutti ne conoscono il nome e la sua infinita bontà.
Nonostante però le diverse declinazioni dialettali – Pieda, piè, piada, pij, pida, piadèna, piadina – e il suo uso ben radicato nella storia della gastronomia locale, le sue origini risultano avvolte da un alone di mistero: non esiste, infatti, letteratura conosciuta che sia in grado di datarla, tanto meno di definirne la provenienza.

Semplice, buona e genuina, we ❤#Piadina?

Semplice, buona e genuina, we ❤#Piadina?

In Romagna scandisce i tempi della quotidianità e non c’è pranzo o cena in cui la convivialità attorno a una tavola non sia caratterizzata dalla sua fragranza: un antico pane in grado di esprimere semplicità ed essenzialità con l’uso di pochi ingredienti (farina, strutto, sale, acqua o latte).

Ogni area ne prevede versioni diverse (oggi usando anche farine integrali o anche al kamut o al farro) a seconda dello spessore finale e della quantità di strutto usata nell’impasto. Una regola non scritta dice che più ci si avvicini a Ravenna, più la grossezza della piadina tende ad aumentare; caso inverso, invece, man mano che ci si sposta verso sud (Cesena, Rimini e più giù Riccione), dove diventa più sottile e croccante.

Tagliata a croce e posta al centro della tavola, ancora calda e fragrante, la piadina è buona sola ma ancora di più se accompagnata a cibi di terra, valle e mare: dalle erbe di campo, fosso e pineta ai pesci di valle; dai brodetti di mare ai formaggi freschi e stagionati; dagli affettati di ogni forma e specie fino alla carne ai ferri e in umido.


2. TAGLIATELLE A RAGÚ

Senza alcun dubbio è il piatto più rinomato della cucina emilia-romagnola. Anche qui la preparazione è molto semplice e necessita di pochi prodotti: farina e uova per la pasta; carne di maiale, manzo, salsiccia, pomodoro, carote, sedano, cipolla, olio, vino bianco, sale e pepe per il ragù.

Le taglietelle, un paradiso di gusto | Foto di @love.italian, via Instagram

Le taglietelle, un paradiso di gusto | Foto di @love.italian, via Instagram

Non ho coscienza di quale sia il loro segreto. Ma non serve scoprirlo. A noi basta mangiarle!
Il mio caro amico Paolo dice che senza di loro il mondo sarebbe un luogo brutto in cui vivere. Certo, l’iperbole è esagerata ma rende bene l’idea di cosa rappresenti questa pasta fatta in casa per un romagnolo doc come lui.

Volete un consiglio? Per non perdere la gioia del profumo irresistibile delle tagliatelle, non mancate mai di esaltarne il sapore bevendo un generoso bicchiere di Sangiovese DOC.


3. PINZIMONIO

Non è un condimento tipicamente romagnolo ma in Romagna è raro che manchi su una tavola da cucina che voglia considerarsi tale. Finocchi, ravenelli, carote, sedani…il pinzomonio è la quinta essenza della semplicità: verdure crude intinte in una salsa a base d’olio. Nient’altro!

Pinzimonio. Il piatto degli dei e dei vegetariani | Foto di @katarinaraniakova, via Instagram

Pinzimonio. Il piatto degli dei e dei vegetariani | Foto di @katarinaraniakova, via Instagram

Un’usanza che ha origini nel Rinascimento e che poi è giunta fino a noi pressoché invariata. Esistono diverse versioni per la preparazione della salsa, ma i miei amici di Milano preferiscono la classica, quella all’olio d’oliva, sale e pepe.
Ora se dovesse capitarvi di passare da loro, fatevi invitare a cena . Vedrete! Troverete sul tavolo della loro cucina, sempre e dico sempre, una boule di vetro ricolma di verdure di stagione e al suo fianco, immancabile, una più piccola ripiena di olio d’oliva. Che ci volete fare? La Romagna fa tendenza!
Consigliato a tutti i vegetariani e non solo.


4. SPIEDINO DI PESCE (gamberi e seppia)

So benissimo che gli spiedini di pesce, come il pinzimonio, sono un piatto facilmente rintracciabile in qualunque altre località costiera d’Italia. Niente quindi anche qui di tipicamente romagnolo. Eppure, quando i miei amici milanesi arrivano in Riviera, la seconda cosa che mi chiedono, dopo la piadina, sono proprio questi magici bastoncini di gamberi e seppia.

Spiedini alla griglia: qualcosa a cui non poter dire di no!

Spiedini alla griglia: qualcosa a cui non poter dire di no!

Ovunque voi andiate lungo la costa Adriatica dell’Emilia Romagna, dai Lidi Estensi alle spiaggie di Riccione, incontrerete piccoli ristoranti sparsi pronti a offrirvi gli spiedini seguendo la tradizionale formula di vendita del “cartoccio”.
Cosa significa? Niente di più facile: scegliete il piatto di pesce che desiderate e, in un men che non si dica, vi verrà fornito un asporto caldo e gustoso. Anche qui gli ingredienti sono semplici e genuini: mazzancolle, seppioline, pangrattato, prezzemolo, aglio e olio. No, dico, serve altro?


5. SARAGHINA

Non è una sarda, non è un’alice ma è semplicemente una saraghina (in dialetto saraghen). È un pesce azzurro povero che, volendo, potremmo eleggere come uno dei simboli della Romagna tanto che persino Fellini chiamò uno dei protagonisti di “8 e mezzo” con questo nome.

Saraghina. Un salto dalla griglia direttamente al cuore

Saraghina. Un salto dalla griglia direttamente al cuore

Ideale sui crostini per sfiziosi aperitivi o deliziosi antipasti, si preste bene ad arricchire primi, secondi e, se vogliamo, anche “terzi” piatti. Ma è sulla griglia però che trova la sua regione d’essere. Ben pulito, condito con sale, pepe, un filo d’olio e rosolato nel pangrattato, dopo solo 5 minuti assume un sapore che non ha eguali, per la gioia di tutti i commensali.

Autore:

Davide Marino was born archaeologist but ended up doing other things. Rational - but not methodic, slow - but passionate. A young enthusiast with grey hair.

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