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Valli Emiliane (tutt’altro che) secondarie

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Valli Emiliane (tutt’altro che) secondarie


Tempo stimato di lettura: 2 minuti

Una guida di Visit Emilia ai meno noti ma più che straordinari angoli appenninici nel cuore del territorio compreso tra Parma, Piacenza e Reggio Emilia.

Essere considerata una valle secondaria nasconde in realtà molteplici vantaggi, tanto per il luogo quanto per chi lo visita. Se da un lato il contesto ambientale conserva un certo mistero e un’aura di zona che ancora preserva un carattere selvaggio e libero dal “turismo forza selfie”, dall’altro, chi vi si inoltra ha la sensazione tipica che sperimenta il prescelto, quell’emozione atavica della scoperta di un orizzonte ignoto e negato agli occhi e agli obiettivi delle masse.

Detto ciò, le valli secondarie individuate da Visit Emilia nell’area tra Parma, Piacenza e Reggio Emilia non hanno nulla da invidiare – per flora, fauna, panorami ed enogastronomia – a quelle che, per qualche motivo, sono diventate più famose.

  • Valle Tribolata (PC) Ph. Daniela Tansini

  • Valle Tribolata (PC) Ph. Daniela Tansini

  • Val Manubiola (PR) Ph Carla Soffritti

  • Corchia (PR) Ph. Carla Soffritti

  • Val Tassobbio (RE) Ph. James Bragazzi

  • Castello di Sarzano, Casina (RE) Ph. Lugarex


Valle Tribolata (PC)

Vero paradiso per qualsiasi geologo degno di questo nome, la Valle Tribolata è uno scorcio di paesaggio lunare tra la Val Nure e la Val d’Aveto.

I pinnacoli e gli ammassi di rocce frutto dell’erosione meteorica nascondono la realtà di un’origine vulcanica sottomarina: dove ora a dominare sono le sensazioni dettate da scenari extraterrestri, un tempo, a sommergere anche solo l’idea della montagna, era un oceano che separava due placche continentali e foderava nella sua placenta oscura e salata tanto l’Appennino quanto le vette che oggi fissano l’Italia dall’alto.
La curiosità per esperti del settore riguarda la morfologia sferoidale mantenuta dall’unità tettonica alloctona.

Da non perdere: anche in questo caso, è d’obbligo alternare il viaggio alla scoperta delle origini del pianeta con una sosta per lasciarsi conquistare dalle specialità a base di funghi porcini protagonisti assoluti di molte ricette tipiche della cucina piacentina, come nei sughi e condimenti di tortelli, chicche della nonna, tagliatelle e gnocchi.

Val Manubiola (PR)

Dalla Val Taro, nei pressi di Ghiare di Berceto, si sale in un paesaggio dapprima brullo e scosceso, caratterizzato da rocce nude e sporgenti.
La valle si fa poi via via più verde e dolce fino ad arrivare a rigogliosi boschi di castagni che avvolgono i borghi di Bergotto e Corchia che segna la fine della strada carrabile.

La Val Manubiola vanta uno degli affreschi ambientali più suggestivi dell’Appennino Tosco-Emiliano. Abbastanza appartata ma affatto nascosta, la valle offre una sorprendente varietà di paesaggi che include il Groppo Maggio con le sue antiche Miniere di Rame e il Groppo dell’Asino, visioni di tutti i giorni per chi, un tempo, lavorava e viveva in questi luoghi, collegati da sentieri, mulattiere e piccole strade.

Da visitare, a Corchia, il Museo dedicato al pittore Martino Jasoni, come tanti emigrante a New York e poi ritornato nella sua valle.

Da non perdere: parte della zona IGP del Fungo Porcino di Borgotaro, la Val Manubiola è il contesto ideale per assaporare i tradizionali piatti a base di funghi porcini e castagne ma anche per scoprire il gusto tipico della pizza al testo, (antico strumento di cottura tipico della vicina Lunigiana) che trova nel paese medievale di Corchia una straordinaria interpretazione.

Val Tassobbio (RE)

Chi non ha fretta e concepisce un’escursione come l’occasione per cogliere i dettagli di un ambiente dominato dalla biodiversità è destinato a lasciare il cuore nel mosaico della Val Tassobbio, dove, in circa 100 Km2 di territorio nell’Appennino Tosco-Emiliano, diverse colture convivono con boschi, cascate e improvvisi lampi panoramici.

Le passerelle che permettono di attraversare il torrente da cui la valle prende il nome fanno parte di un’esperienza unica, nel corso della quale è possibile ammirare la gran quantità di opifici idraulici ormai in disuso che motivano però la fama di “Valle dei Mulini” un tempo attribuita all’area, intercettata anche dalla Via Matildica del Volto Santo.

Da non perdere: la meta indispensabile della Val Tassobbio è il Castello di Sarzano, sistema fortilizio del XV secolo a doppia cinta muraria, con tre cortili, mastio e torre quadrata. E quando la fame morde, ogni posto è buono per provare i tortelli verdi reggiani, ripieni di erbe, ricotta e formaggi.

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Autore:

Destinazione Turistica Emilia
www.visitemilia.com

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