[Emilia-Romagna Borghi] Castell’Arquato: medioevo tra i vigneti

 | 

[Emilia-Romagna Borghi] Castell’Arquato: medioevo tra i vigneti


Tempo stimato di lettura: 4 minuti

Percorrendo le strade rurali del piacentino, tra poggi e vigneti, d’un tratto emerge il profilo di un paese fatto di torri, campanili e merli: è il borgo medievale di Castell’Arquato, che sorge imponente su un colle della Val d’Arda, la vallata più orientale di Piacenza (da cui il borgo dista una trentina di km).

Avvicinandosi al borgo e percorrendone gli stretti vicoli ciottolati, tra voltoni e basse case a schiera, si nota come esso sia composto da due parti, divise eppure armoniose tra loro: una prima parte ai piedi della collina costituita dai quartieri medievali di Borghetto e Monteguzzo, e una seconda parte sulla cima attorno alla piazza monumentale, sulla quale si affacciano il Palazzo del Podestà, la Collegiata e la Rocca Viscontea.

Il borgo fa parte dei Borghi più belli d’Italia ed è Bandiera Arancione del Touring; andiamo a scoprirne storia e tipicità con la nostra guida a luoghi, eventi e prodotti da non perdere.


Cenni storici

Secondo alcuni il toponimo di Castell’Arquato deriverebbe da Caio Torquato, il patrizio romano che vi fondò il primo castrum; secondo altri più semplicemente da castrum quadratum, ad indicarne la pianta a forma quadrangolare.
Sorto nel II secolo a.C. come struttura difensiva romana, il borgo sopravvisse alle invasioni barbariche, ma attorno alla metà del 500 fu colpito da una terribile pestilenza.
Le prime notizie ufficiali di Castell’Arquato come corte organizzata risalgono al 756, durante il dominio di Carlo Magno; alla sua morte il borgo passò al Vescovo di Piacenza, che ne mantenne il possedimento fino al 1200.

Dal 1220 al 1223 il borgo visse una breve fase come libero comune, quindi passò ai Podestà nominati dal comune di Piacenza tra le famiglie più illustri, quali gli Scotti e i Visconti; le due famiglie si scontrano a lungo per il dominio del luogo, e la competizione volse infine a favore del dominio visconteo. Proprio Luchino Visconti nel 1342 fece costruire la Rocca che ammiriamo tutt’oggi.
Nel 1450 il borgo passò alla dinastia Sforza, il cui governo si concluse nel 1707, quando il territorio arquatese entrò a far parte del Ducato di Parma e Piacenza; i nuovi signori, i Farnese e i Borbone, rimasero in carica fino all’avvento di Napoleone e successivamente di Maria Luigia d’Austria. Nel 1860 il dominio passò infine ai Savoia e quindi allo Stato italiano.


Cosa vedere

Nella parte alta del borgo la Rocca Viscontea, eretta da Luchino Visconti tra il 1342 e il 1349, è costruita tutta in laterizio e presenta una pianta a L con doppio ordine di mura. Delle quattro torri difensive solo quella orientale è rimasta integra fino ad oggi. Su tutto il complesso domina la Mole del Dongione, che vale la salita per lo splendido panorama e il Museo di Vita Medievale che vi è allestito.

Accanto alla Rocca il gruppo absidale della Collegiata è una delle chiese più antiche del territorio: se ne hanno notizie già nel 756, quando aveva funzione di pieve battesimale; ricostruita dopo il terremoto del 1117, fu consacrata nel 1122. Sul lato sinistro della chiesa scorre il portico quattrocentesco detto “del Paradiso”, perché ospita le tombe di personaggi illustri.

Sul lato nord della piazza sorge invece il Palazzo del Podestà, costruito nel 1292. L’anima più antica dell’edificio è il mastio rettangolare, al quale dal quattrocento sono stati aggiunti corpi successivi, come la Loggetta dei Notari, oggi sede dell’Ufficio Turistico. Dà armonia alla complesso la facciata con la scalinata esterna.

  • Ph. Carlo Grifone

  • Ph. Massimo Tel


Cosa fare

Per scoprire al meglio la cultura locale è consigliata una visita ai musei del luogo:
il Museo di Vita Medievale situato nella Rocca Viscontea, per scoprire la storia del borgo e godere del panorama mozzafiato sulla Val d’Arda;
il Museo della Collegiata, che conserva reperti archeologici, oggetti liturgici, sculture e dipinti;
il Museo Luigi Illica, situato proprio accanto alla casa natale del celebre librettista, che raccoglie spartiti, manoscritti, abiti di scena, lettere e testimonianze;
il Museo geologico G. Cortesi , ospitato nell’ex Ospedale di Santo Spirito, che raccoglie fossili e reperti risalenti a quando, in tempi geologici, il colle su cui sorge il borgo era sommerso dalle acque.

Per chi ama le escursioni naturalistiche, inoltre, la zona offre numerose possibilità, dalla Riserva geologica del Piacenziano al Bosco di Santa Franca. Il territorio della Val d’Arda è infatti coperto di boschi nella parte alta e di vigneti scendendo a valle.
Altre gite consigliate nelle vicinanze sono i vicini castelli di Gropparello e Vigoleno, anch’essi come Castell’Arquato facenti parte del circuito Castelli del Ducato di Parma e Piacenza.
Infine, una tappa all’Enoteca Comunale è la maniera migliore per scoprire e degustare la ricca produzione vinicola locale (info e orari).


Eventi

Castell’Arquato è un borgo vivo, ricco di iniziative ed eventi, tra cui:
Monterosso Festival | A metà aprile il festival dedicato al vino bianco della Val d’Arda, che si può degustare in stand lungo le vie del borgo e approfondire in tutte le sue declinazioni grazie ai sommelier nell’Enoteca Comunale.
Silver Flag | A metà giugno la gara di auto d’epoca sul percorso Castell’Arquato – Vernasca, dedicata ogni anno a una casa automobilistica diversa.
Rivivi il Medioevo | Nel primo weekend di settembre un corteo in costume, tornei e combattimenti medievali, mercatino e ristorazione a tema lungo le vie e nelle piazzette del paese.
Consigliamo comunque di consultare il calendario completo per altri spunti e iniziative.


Enogastronomia

Tra i primi piatti tipici del borgo ci sono i tradizionali pisarei e fasò (gnocchetti di farina con un sugo ai fagioli) e i tortelli con la coda, ma anche gli anolini in brodo che, a differenza del resto del territorio Piacentino dove il ripieno è di stracotto, qui hanno un ripieno di grana padano amalgamato con pane grattato e odori.
Sulla tavola di Castell’Arquato non possono poi ovviamente mancare i salumi DOP, ossia la coppa, la pancetta e il salame piacentino, da gustare con i tipici chisolini o assieme alla deliziosa burtleina, golosi sostitutivi del pane.

Tra i vini, il Monterosso Valdarda Doc (a cui è dedicato l’omonimo Festival) prende il nome da una collina accanto al borgo e si produce solo nelle valli circostanti, perciò è il vino locale per definizione: dal colore giallo paglierino, è un vino delicato e secco ed è ideale con salumi e risotti. Tra gli altri grandi vini Doc del territorio da non perdere l’Ortrugo, la Malvasia, il Sauvignon come bianchi, il Gutturnio e la Bonarda come rossi.


Personaggi

Luigi Illica: nato a Castell’Arquato il 9 Maggio 1857, giornalista, drammaturgo e buon verseggiatore, fu uno dei principali librettisti dell’epoca post-verdiana. Lavorò per Giacomo Puccini, Alfredo Catalani, Umberto Giordano e Pietro Mascagni.


La rubrica [Emilia Romagna Borghi] è realizzata basandosi sulle adesioni dei Borghi alle Associazioni: Borghi più belli d’Italia, Bandiere Arancioni, Borghi autentici d’Italia.

Autore:

Social Media Manager per @inEmiliaRomagna e mamma a tempo pieno.
Amo viaggiare, sia fisicamente che con la fantasia, grazie a film e libri, e celebro ogni giorno con un sorriso.

2 commenti

Lascia un commento anche tu!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *