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I Musei sul Lavoro in Emilia-Romagna

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I Musei sul Lavoro in Emilia-Romagna


Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Festeggiamo il 1 maggio con qualcosa di speciale: entriamo in 6 musei dedicati al lavoro in Emilia-Romagna.

Tutti i musei hanno sempre storie interessanti da raccontare. Anzi, spesso, girando e rigirando fra questi spazi si può trovare molto di più di quel che si pensa.
Per festeggiare il 1 Maggio oggi entriamo i 6 musei speciali dedicati al lavoro. Anche da casa, grazie a tour virtuali e video disponibili su YouTube.


MAST | Bologna

Al Mast la mostra “Uniform” sulle divise da lavoro.

Perché vederla. Ogni mattina, ad ogni angolo della terra, le persone si alzano e indossano vestiti da lavoro. Quell’abito è molto di più di un pezzo di stoffa. Definisce immediatamente chi si è e a che gruppo si appartiene. Hostess in giacche sgargianti, medici in camice bianco, suore in tonaca, meccanici, minatori, contadini, bancari, artisti e creativi. La mostra si sviluppa negli spazi iper contemporanei, tutto vetro e acciaio, del MAST fra 600 scatti di 44 fotografi internazionali e famosissimi.

Cosa ci emoziona. Lo sguardo del giovanissimo militare olandese che si indurisce man mano che passano i mesi della sua esperienza con le armi.

Info. “Uniform into the work/Out of the work” è allestita al MAST – Manifattura di arti, sperimentazione e tecnologia, a pochi km dal centro città (Via Speranza 42).

Museo Ettore Guatelli | Ozzano Taro (PR)

Al Museo Ettore Guatelli piccole cose emozionanti.

Perché vederlo. Pochi sanno l’esistenza di questo incredibile museo (è una vecchia e bellissima casa di campagna) che ospita 60.000 oggetti, normali, colorati, curiosi. Li ha raccolti per una vita uno scrittore e maestro contadino Ettore Guatelli (1902-2000). Affastellati tutti insieme creano un effetto cinematografico e dirompente. Raccontano le storie di chi li possedeva. Martelli, pinze, pale, forbici, botti, pestarole, biciclette appese, latte colorate, rivestono le pareti seguendo motivi geometrici. Colpiscono il cuore.

Cosa ci emoziona. La bellezza della vita quotidiana che di solito ignoriamo, il valore di oggetti che non abbiamo mai conosciuto.

Info. Il Museo Ettore Guatelli si trova a 20 km da Parma – Segui il canale YouTube del Museo Guatelli.

Casa Museo Covili | Pavullo nel Frignano (MO)

Alla Casa Museo Covili un vorticoso universo contadino arcaico e poetico.

Perché vederlo. Cacciatori, pastori, braccianti, viandanti, tramonti, animali, esistenze in cammino: sono le opere mai banali di Gino Covili. Un pittore espressionista (da non confondere con la corrente naïf di Ligabue) che riesce a emozionarci portandoci in un mondo contadino, arcaico e ancestrale, quello dove era nato e cresciuto in una povertà assoluta. Aveva estimatori famosissimi nel panorama culturale italiano, come Luchino Visconti, Cesare Zavattini, Vittorio Storaro.

Cosa ci emoziona. L’universo poetico di Covili. La poesia e l’energia. Colori squillanti, movimenti vorticosi.

Info. La Casa Museo Covili è Pavullo nel Frignano (MO) sull’Appennino tosco-emiliano, a 40 km da Modena. È al confine tra bosco e città, per ricordare che il percorso di Gino Covili è sempre stato in equilibrio tra arte, natura e cultura – coviliarte.com e ginocovili.com.

Guarda la galleria completa dedicata al ciclo “Uomini”

  • Gino Covili | La Spannocchiata, 1976

  • Gino Covili | La pigiatura dell’uva, 1975

  • Gino Covili | Contadini al Lavoro, 1969

  • Gino Covili | Il seminatore, 1998

Collezione Verzocchi | Forlì

Alla Collezione Verzocchi 70 grandi artisti dipingono il lavoro.

Perché vederlo. C’è una storia curiosa dietro ai 70 quadri di acclamati artisti contemporanei come Carrà, De Chirico, Guttuso, Sironi, Campigli (in pratica tutti i grandi di quel momento), in mostra alla collezione Verzocchi di Forlì. La storia è quella dell’imprenditore forlivese Giuseppe Verzocchi (1887-1970) che decise di commissionare, ai più importanti artisti in circolazione, un quadro ispirato al lavoro. Li avrebbe pagati profumatamente, ma l’opera doveva rispettare determinate regole: il tema, dimensioni (70/100), l’inserimento di un particolare e cioè un piccolo mattone (era appunto il prodotto che Verzocchi produceva e commerciava) e infine, a parte, un piccolo autoritratto. Accettarono tutti l’offerta, meno il bolognese Giorgio Morandi.

Cosa ci emoziona. La sezione con i piccoli autoritratti degli artisti con un breve scritto autografo sulle loro opere.

Info. La Collezione Verzocchi è ospitata all’interno di Palazzo Romagnoli.

Scopri la collezione sala per sala, con la mappa interattiva.

Museo della Ceramica | Fiorano Modenese (MO)

Al Museo della Ceramica l’epopea delle mattonelle.

Perché vederlo. Tutti abbiamo in casa della ceramica, piastrelle soprattutto naturalmente. Ma forse non tutti sanno che la storia della produzione della ceramica è cominciata già nel Neolitico e dopo sette millenni, oggi, guarda alle sfide future. Questo museo, nel cuore del distretto della ceramica (oltre 300 aziende di eccellenza mondiale), riproduce antichi forni preistorici, sistema di cotture romane e tardo medievale e soprattutto le storie delle persone vi hanno dedicato la loro vita.

Cosa ci emoziona. Le testimonianze delle vecchie operaie che raccontano come era lavorare all’epoca, le amicizie forti e la solidarietà che nascevano in quel mondo.

Info. Il Museo della Ceramica di Fiorano si trova all’interno del bel Castello di Spezzano.

Museo del Patrimonio Industriale | Bologna

Al Museo del Patrimonio Industriale vediamo Bologna città d’acqua.

Perché vederlo. Immaginatevi tre piani scintillanti, 3500 metri quadrati con tutta la storia economico-produttiva della città. È il momento in cui si ha la consapevolezza del genus loci, della sapienza e capacità di Bologna. Ci sono sei percorsi con  collezioni di  strumenti scientifici, modelli, auto, motori, macchinari appartenuti all’Istituzione Aldini-Valeriani. Il più spettacolare è una specie di grande giostra di legno tutta ruote, bracci e ingranaggi misteriosi: è il mulino da seta “alla bolognese”, famoso utilizzato per la torcitura del filo di seta e dal quale si potevano ottenere preziosi filati e il velo. E camminando fra filmati, postazioni interattive, plastici e modelli funzionanti, si può visualizzare la storia di quando Bologna viveva sull’acqua.

Cosa ci emoziona. Di certo il grande multino da seta. E poi l’edificio: è una vecchia fornace di laterizi, ristrutturata, risalente alla seconda metà del 1800. Fuori scorre il corso d’acqua del canale Navile, una rara testimonianza dei canali che un tempo caratterizzavano Bologna.

Info. Il Museo del Patrimonio Industriale è collocato nella prima periferia cittadina (Via della Beverara 123) e fa parte dell’Istituzione Bologna Musei del Comune di Bologna.

Autore:

Giornalista e mamma.
Ho preso a scrivere a 6 anni, non mi sono più fermata. Ottimista. Traveller.

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