La vera storia dell’Isola delle Rose
Riviera Romagnola

La vera storia dell’Isola delle Rose

di /// Agosto 31, 2021 /// Tempo stimato di lettura: 3 minuti

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Capita di andare tante volte in un posto, credere di conoscerlo a fondo…e poi salta fuori una storia che ancora non si conosceva. È questo il caso di un episodio curioso, salito recentemente alla ribalta grazie a un film Netflix: oggi vi raccontiamo la vera storia dell’Isola delle Rose, sorta per poche settimane al largo della spiaggia di Rimini.

È il 1968, anno che – come tutti sanno – ha segnato l’inizio dei movimenti di contestazione politica in Europa e in Italia. Per la precisione è il 1° maggio 1968 quando l’Isola delle Rose viene inaugurata con un grande banchetto ufficiale, autoproclamandosi Repubblica Indipendente.

L’isola delle Rose è in realtà una palafitta di 400 mq costruita su un’ossatura di tubi d’acciaio e posizionata in mare a 6,27 miglia nautiche (ovvero a 11 chilometri e mezzo) al largo della costa riminese: 500 metri fuori dalle acque territoriali italiane.

Isola delle Rose, pubblico dominio via Wikipedia

Isola delle Rose | Ph. in pubblico dominio, via Wikipedia



L’Isola delle Rose nasce – come una sorta di Utopìa di Thomas More – per essere una micro-nazione “ideale” e libera, del tutto sganciata dallo Stato Italiano, con una propria bandiera, una lingua ausiliaria ufficialmente utilizzata (l’esperanto – infatti il nome originale dell’Isola era Insulo de la Rozoj), una moneta (il Mill) e una linea filatelica del tutto autonome.

Ideatore di questo luogo era Giorgio Rosa, ingegnere bolognese già affiliato alla sedicente Repubblica di Salò negli anni della Guerra. Scopo di questa sua impresa era creare uno stato del tutto slegato da quello Italiano, autonomo anche fiscalmente (sul modello di San Marino), che potesse auto-finanziarsi attraverso i ristoranti e i negozi di souvenir che sarebbero stati aperti per i turisti e i curiosi in arrivo da Rimini.



Subito i giornali dell’epoca ripresero la notizia, dandogli ampia visibilità anche a causa delle (o grazie alle) leggende che vi giravano attorno: si diceva infatti che sull’Isola ci fossero casinò e case chiuse, che ospitasse una stazione radio pirata, che fosse un centro di spionaggio internazionale, addirittura che fungesse come base per sottomarini sovietici.

Nulla di tutto ciò venne ovviamente mai comprovato, ma l’ideale che proclamava era in sè sufficiente per comportare un problema per lo Stato Italiano. E infatti il sogno di Rosa durò ben poco: trascorsi nemmeno due mesi dall’inaugurazione, il 25 giugno 1968, la capitaneria di porto e la guardia di finanza circondarono la piattaforma e, con un serrato pattugliamento, impedirono a chiunque – costruttori compresi – di potervi attraccare, ottenendo quindi un vero e proprio blocco navale.

Nel febbraio del 1969 i sommozzatori della Marina Militare Italiana iniziarono le operazioni per la demolizione dell’Isola, che venne fatto brillare con diversi chili di esplosivo. La costruzione era però così ben realizzata che neppure la seconda esplosione la fece inabissare, operazione che invece riuscì a una burrasca il 26 febbraio 1969.

Finì così questo “esperimento di libertà”, un esperimento fino a qualche anno fa poco ricordato, ma oggi sempre più conosciuto grazie a documentari e libri ad esso ispirati, e soprattutto grazie al recente film Netflix di successo mondiale:

Autore

Elisa Mazzini

Social Media Manager per @inEmiliaRomagna e mamma a tempo pieno.
Amo viaggiare, sia fisicamente che con la fantasia, grazie a film e libri, e celebro ogni giorno con un sorriso.

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