La vera storia del Ponte di Tiberio di Rimini

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La vera storia del Ponte di Tiberio di Rimini


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Non si può certo dire che i romani fossero degli sprovveduti quando innalzavano le proprie opere murarie. Sono passati più di 2000 anni dal loro dominio e in tutta Europa sono ancora tante le tracce visibili della loro attività edificatoria che testimoniano una longevità e una accuratezza tecnica di certo molto più difficile da ritrovare nelle grandi opere contemporanee.

Secondo una lista stilata vent’anni fa (1995) dall’archeologo Vittorio Galliazzo, i ponti romani conosciuti sono circa 900, sparsi in tutte le antiche Province di quello che un tempo costituiva l’Impero. Un numero consistente, quindi, soprattutto se rapportato a una variabile non di poco conto: il trascorrere inesorabile del tempo.

Ponte di Tiberio

Ponte di Tiberio (Rimini)

Ponti per unire, ponti per celebrare ma soprattutto ponti per mettere in contatto gli uomini alla divinità. Un accostamento quest’ultimo forse esagerato, soprattutto se visto attraverso gli occhi di noi contemporanei. Ma al tempo dei romani, dovete sapere, l’arte di costruire i ponti era qualcosa di estremamente sacro, tanto da ricadere nelle prerogative del più importante sacerdote della società, quello del Pontifex Maximus.

Anche a Rimini le cose non andarono diversamente. Perfetto esempio di sintesi tra funzionalità e intento celebrativo, il ponte di Augusto e Tiberio – comunemente noto come ponte di Tiberio – vide la posa della sua prima pietra sotto il grande Augusto.
Era il 14 d.C. e la colonia di Rimini necessitava, a seguito delle Guerre Civili, di un rinnovamento infrastrutturale di tutto il centro abitato. Tra alti e bassi, i lavori proseguirono a singhiozzo per ben sette anni, concludendosi solo nel 21 d.C. sotto il principato di Tiberio, come ricorda una doppia iscrizione presente lungo i suoi parapetti.

Rimini diveniva così uno snodo fondamentale nel sistema viario dell’Italia romana. Il nuovo ponte segnava non solo l’inizio della via Emilia diretta nel cuore dell’Italia Settentrionale verso Bologna e Piacenza, ma anche della via Popilia in direzione di Ravenna e Adria. A queste si aggiungevano la via Flaminia verso Roma e la strada per Arezzo attraverso gli Appennini.

Tecnica costruttiva

Costruito interamente in pietra d’Istria, il ponte di Tiberio rappresenta uno dei più notevoli ponti romani superstiti ancora oggi. Posto sull’antico percorso del fiume Marecchia, fu realizzato quasi sicuramente a sostituzione di un passaggio già esistente.

Realizzato in stile dorico su ben cinque arcate, il suo percorso – leggermente incurvato (dicesi a schiena d’asino) – in origine doveva essere più lungo degli attuali 74 metri. Lastricato con i tradizionali basoli di trachite, aveva una larghezza di 4,80 metri ed era fiancheggiato da marciapiedi sopraelevati di ca. 30 cm e ampi ca.60 cm., ancora oggi percorribili.

Ponte di Tiberio - Pannello con iscrizione dedicatoria

Ponte di Tiberio – Pannello con iscrizione dedicatoria | Foto © riminiturismo

Simbolo della capacità tecnica e ingegneristica dei romani, sappiamo che le arcate si adagiano su massicci piloni immersi nell’acqua, sostenuti da un sistema di pali di legno isolati; una serie di speroni frangiflutti, posti obliquamente rispetto all’asse del ponte, riducono poi la forza d’urto della corrente del fiume.

Significati simbolici

Pur non riportando un ricco apparato figurativo, sulla sua struttura sono presenti simboli e immagini di potere che richiamano il ruolo di sacro svolto dall’imperatore nel collegare uomini e divinità: tempietti stilizzati, una brocchetta per le abluzioni, un piatto per le offerte, il bastone ricurvo dei sacerdoti e dei magistrati (lituo); e ancora un grande scudo e una corona di quercia.

Insieme all’arco di Augusto, il ponte costituisce uno dei simboli fondamentali del potere imperiale a Rimini, in cui gli abitanti si identificarono, riconoscendo il valore del loro principe e sposandone la politica.

Nel corso dei secoli queste due infrastrutture viarie si sono trasformate in veri e propri simboli dell’identità di Rimini, tanto da comparire a partire dall’epoca medievale nei sigilli e negli stemmi pubblici. Il Rinascimento li ha poi trasformati in veri casi di studio per architetti e ingegneri, ma anche protagonisti indiscussi delle opere di artisti e pittori di passaggio.

Scampato a terremoti e alle conseguenze di diverse guerre (si ricordano i terremoti del 1672 e del 1786, un tentativo distruzione di durante la guerra greco-gotica nel giugno del 552 d.C., un presunto tentativo d’incendio da parte di Pandolfo Malatesta nel 1528, e una quasi distruzione alla fine del Secondo Conflitto Mondiale), ancora oggi il ponte di Tiberio è un punto di sosta imprescindibile per chi si trova a raggiungere il centro storico dal vivace borgo di pescatori di San Giuliano.

Parco XXV Aprile (Rimini)

Parco XXV Aprile (Rimini) | Foto © riminiturismo

Dalla nuova “Piazza sull’Acqua” che si affacciata sull’invaso dell’antico Marecchia appare in tutta la sua bellezza, immobile e saldo alla città. Accanto il nuovo Parco Archeologico “Le pietre raccontano” conduce alla scoperta della sua lunga storia con una passeggiata pedonale a filo d’acqua che vi lascerà senza fiato.

Autore:

Davide Marino nasce come archeologo ma finisce per fare altro. Razionale ma non metodico, lento e appassionato. Un giovane entusiasta dai capelli grigi

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