Ravenna ai tempi di Teodorico e Giustiniano: storia e trasformazione di una città
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Ravenna ai tempi di Teodorico e Giustiniano: storia e trasformazione di una città

di /// Agosto 31, 2021 /// Tempo stimato di lettura: 3 minuti

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RAVENNA è senza dubbio uno dei più importanti centri dell’Alto Medioevo italiano, europeo e mediterraneo. Tuttavia, nonostante il suo patrimonio Unesco sia ben noto e celebrato, la città non ha mai avuto quel meritato riscontro turistico che altre destinazioni italiane hanno invece registrato.

Ravenna ha però un ruolo fondamentale per conoscere i secoli che segnarono l’inizio del Medioevo Europeo (V – VII secolo d.C.), e di conseguenza gli equilibri contemporanei e moderni.

Torniamo allora indietro di 1500 anni e proviamo insieme a ricostruire, grazie ai monumenti e le testimonianze ancora visibili e visitabili, quella che doveva essere la topografia della città ai tempi di Teoderico e Giustiniano.

Ravenna (VI secolo) | Foto rendering © design.tre.digital

Ravenna (VI secolo) | Foto rendering © design.tre.digital



La fortuna della città è senza alcun dubbio legata al trasferimento della capitale dell’Impero Romano d’Occidente da Milano a Ravenna. Siamo nel 402-403 d.C.
Onorio, penultimo imperatore d’Occidente, intimorito dalle pressioni “barbare” ai confini alpini, decide di spostare i suoi dignitari e funzionari in Romagna.

Qui, lontano dalla via Emilia e dalle principali vie di comunicazione (fermo restando la via Popilia), dà il via a un governo stabile, andando ad occupare una zona caratterizzata da valli e aree salmastre, difficilmente raggiungibili da un possibile nemico.

In breve tempo la città cambia. Da piccolo centro romano, si trova improvvisamente a diventare una capitale. La sfida è attrezzarla velocemente con tutte quelle infrastrutture necessarie all’altezza del nuovo compito istituzionale.

Prima di tutto l’allargamento delle MURA: la superficie della città passa da 33 a 166 ha. Nonostante il trascorrere dei secoli e i successivi restauri, alcuni tratti originali sono ancora visibili, basta ad esempio recarsi lungo via Porta Aurea oppure passeggiare in Piazzale Torre Umbriatica.

Basilica di Sant'Apollinare Nuovo (Ravenna)

Basilica di Sant’Apollinare Nuovo (Ravenna) | Foto © ravennasagreeventi



Nuovi ASSI STRADALI vengono costruiti all’interno della città, alcuni dei quali recuperando precedenti percorsi. Uno su tutti: l’enorme strada porticata (oggi la centralissima via Mariani), scavata dagli archeologi all’inizio del Duemila, che collegava la zona della cattedrale (Duomo di Ravenna) con quella del palazzo imperiale, posto immediamente alle spalle della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo.

Componente fondamentale della viabilità rimangono i PERCORSI D’ACQUA: il fiume e il torrente Padenna si incrociavano all’altezza dell’attuale Mercato Coperto; c’era poi la Fossa Lamises e infine la Fossa Augusta, un canale artificiale che collegava la città alla laguna veneta e che doveva passare probabilmente nei pressi dell’attuale Via di Roma.

Insomma tra il V e il VI secolo si assiste a una vera e propria rinascita dell’edilizia locale con la realizzazione di imponenti edifici pubblici, grandi domus e infrastrutture, tutto per rispondere alle esigenze di una committenza legata inizialmente all’imperatore, e in seguito ai sovrani goti, all’esarca e ai vescovi della curia ravennante.

A tutto ciò si aggiunge la diffusione della religione cristiana, scarsamente attestata a Ravenna prima di allora, che proprio a partire da quel momento vede le autorità ecclesiastiche ritagliarsi all’interno della città nuovi spazi. Un esempio? Basta pensare al Battistero Neoniano, monumento Unesco, costruito proprio intorno alla metà del V secolo.

Domus dei Tappeti di Pietra | Foto © Simone Masini

Domus dei Tappeti di Pietra | Foto © Simone Masini



In città vengono così a definirsi due poli di aggregazione: da una parte c’è quello religioso attorno al palazzo del vescovo (ancora esistente, basta visitare la Cappella di Sant’Andreaquello civile costruito attorno al palazzo imperiale.

A questi due nuclei si affianca un terzo polo. Siamo alla fine del V secolo. Con l’arrivo di Teoderico, il suo popolo di credo ariano comincia ad occupare un’area priva di costruzioni posta ai margini della città dove oggi, per intenderci, si trovano il
ìBattistero degli Ariani e la Chiesa dello Spirito Santo.

Il più importante elemento di trasformazione del paesaggio urbano di Ravenna è però la costruzione del grande PALAZZO IMPERIALE, di cui oggi rimane, tralasciando la sua rappresentazione all’interno dei mosaici della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, ben poco se non dei materiali rinvenuti durante parte di uno scavo archeologico effettuato agli inizi del Novecento.

Il palazzo non era un unico edificio ma un complesso di ambienti che andavano a occupare un’area estesa tra l’odierna Chiesa di San Giovanni Evangelista e la Chiesa di Santa Maria in Porto.
Tra questi sicuramente un ambiente destinato agli alloggi dei militari di stanza al palazzo, la cappella palatina (la bìBasilica di Sant’Apollinare Nuovo), la Moneta Aurea (sede della zecca di Ravenna) e il circo, di cui il toponimo Via Cerchio è forse una lontana testimonianza.

A ricordo di questo complesso, oggi è visitabile il Palazzo di Teodorico (cosiddetto). Si tratta in realtà di una costruzione posteriore d’età carolingia, edificata probabilmente sulle fondamenta del palatium e che conserva al suo interno alcuni mosaici rinvenuti durante lo scavo.

Palazzo di Teodorico (cosiddetto) | Foto © RavennaTourism

Palazzo di Teodorico (cosiddetto) | Foto © RavennaTourism



Lo sviluppo economico e la crescita degli investimenti tra V e VII secolo favoriscono una nuova vitalità per l’EDILIZIA PRIVATA ravennate.
Alcuni importanti scavi archeologici hanno consentito di riportare alla luce edifici a scopo abitativo di elevata qualità formale, da collegare probabilmente alle esigenze dei nuovi ceti dirigenti.

Prima tra tutti la Domus dei Tappeti di Pietra. Si tratta di un sito visitabile all’interno del centro storico con una lunga sequenza stratificata di residenze prestigiose che dall’età augustea d’età augustea giungono fino al periodo bizantino.

Gli edifici che trasformano maggiormenete il paesaggio urbano tra V e VI secolo sono però le CHIESE. È proprio grazie alla costruzione di luoghi di culto che Ravenna si dota di un profilo monumentale di altissimo livello, degno del suo status di residenza regale.

Se si esclude la cattedrale, l’unica chiesa costruita prima del trasferimento della corte imperiale, a partire dagli inizi del V secolo la successione è piuttosto serrata, e vede in sequenza, citando gli esempi più significativi e ancora visibili, Santa Croce con il Mausoleo di Galla Placidia, San Giovanni Evangelista, la basilica Apostolorum, oggi nota come Basilica di San Francesco (che conserva nella cripta allagata ancora mosaici risalenti alla metà del V secolo), e Sant’Agata.

La stessa politica di ampliamento non si ferma negli anni di Teoderico (493 – 526 d.C.), nei quali vengono fondate, tra le altre, le chiese di Sant’Apollinare Nuovo, di San Teodoro (poi Santo Spirito) ma anche l’ecclesia Gothorum, un edificio da cui forse provengono i capitelli posti nella loggetta veneziana di Piazza del Popolo con il monogramma del re goto.

Basilica di San Vitale (Ravenna)

Basilica di San Vitale (Ravenna) | Foto © Wwikiwalter, via WikiLoveMonumets



All’attività propulsiva del sovrano goto, si affianca quella delle èlites vescovili. Le imprese più importanti si registrano durante i vescovati di Agnello e di Massimiano (metà del V secolo), non senza l’apporto fondamentale del banchiere Giuliano l’Argentario.

In questo periodo, forse il più florido della città, nonostante i cambiamenti politici, viene completata ad esempio la costruzione della Basilica di San Vitale, senza alcun dubbio uno degli edifici più prestigiosi del Mediterraneo tardoantico, la piccola Chiesa di San Michele in Africisco (oggi è sede di un noto negozio nel centro della città), la cui decorazione in mosaico è oggi conservata presso il Bode Museum di Berlino e, infine, l’imponente Basilica di Sant’Apollinare in Classe.

E proprio attorno a quest’ultima prospera nel frattempo il più importante porto commerciale della città, fondato agli inizi del V secolo con lo spostamento della capitale.
Il sobborgo di Classe diventa la porta d’accesso di Ravenna verso il Mediterraneo, così come è rappresentato nei mosaici della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, .

Da qui partono e arrivano milioni di derrate alimentari e prodotti che collegano la città all’area egea, all’Asia Minore e la Palestina. Da qui transitano genti, oggetti e conoscenze ben narrate all’interno del Museo Classis, nell’area del Parco Archeologico di Classe e nelle collezioni del Museo Nazionale di Ravenna.

Entrambi luoghi unici che raccontano magistralmente la storia di una città come Ravenna in quel periodo cruciale per l’Europa che fu il passaggio tra il Mondo Antico e il Medioevo.

Parco Archeologico di Classe | Foto Fondazione RavennAntica

Parco Archeologico di Classe | Foto Fondazione RavennAntica

Autore

Davide Marino

Nasce come archeologo ma finisce per fare altro. Razionale ma non metodico, lento e appassionato. Un giovane entusiasta dai capelli grigi

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