[ParlamiditER] La Pagnotta pasquale di Sarsina

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[ParlamiditER] La Pagnotta pasquale di Sarsina


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Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
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C’è un posto, in Romagna, dove la Pasqua ha un sapore inconfondibile, che affonda le sue radici, sacre e profane, nelle case degli abitanti della Valle del Savio.

Sarsina

In particolare a Sarsina, la città di Plauto, la tradizionale Pagnotta Pasquale veniva mangiata il giorno di Pasqua, sin dalla colazione, in abbinamento alle uova benedette e al salame casereccio, naturalmente accompagnata con del buon Sangiovese.
E ancora oggi la città di Sarsina celebra il suo dolce tipico ogni anno durante la Sagra della Pagnotta Pasquale, per rivivere la tradizione e riti della Pasqua e festeggiare l’arrivo della Primavera.

La ricetta

Questa è la ricetta tradizionale della Pagnotta Pasquale di Sarsina, pubblicata da Vittorio Tonelli nel suo libro “A tavola con il contadino romagnolo” (Imola 1986, p. 192):

– due chili di farina di grano;
– uno di pasta lievitata;
– sette etti di zucchero;
– un etto mezzo di strutto (o margarina);
– dieci uova;
– buccia grattugiata di due o tre limoni;
– due bustine di vaniglia;
– un pugno di lievito di birra;
– un pizzico di sale e, volendo, dell’uva secca.

Sarsina (FC), Pagnotta pasquale, ph. Michele Crociani, CC_BY_NC_SA 3.0

Sarsina (FC), Pagnotta pasquale, ph. Michele Crociani

L’impasto, a forma di cupola, si lascia lievitare ore e ore, in attesa della cottura, che dovrà avvenire a fuoco lento, nel forno, sopra fogli di carta straccia. Prima, però, va “pennellato” con uova sbattute e superficialmente tagliato in alto perché abbia “fioccare” bene.
A cottura ultimata (dopo un’ora circa), la pagnotta si presenta nella sua profumata mole marroncina, alta venti centimetri e con un diametro base di quaranta.
Un momento delicato e importante è quello della lievitazione, che necessita di un ambiente caldo a temperatura costante. Anni fa le forme impastate si mettevano, addirittura, a lievitare nel letto, col “prete”, il quale non era altro che un vecchio attrezzo di legno ricurvo atto ad impedire alle lenzuola di bruciarsi a contatto col recipiente ripieno di carbone acceso.

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