Venti secoli di storia: il Lambrusco in 6 punti

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Venti secoli di storia: il Lambrusco in 6 punti


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Partiamo dall’inizio. La storia del Lambrusco affonda le sue radici nei secoli remoti, ovvero da quando l’uomo da nomade cacciatore trovò conveniente fermarsi in quei luoghi che potevano garantirgli un adeguato sfruttamento di risorse grazie all’agricoltura ed all’allevamento. Fu proprio in quel periodo infatti che le prime popolazioni iniziarono a selezionare le piante adatte al proprio sostentamento e che potevano garantire frutti commestibili per tutto l’anno.

Non fece eccezione la vite, che al tempo era un pianta selvatica e che cresceva arrampicandosi alle altre piante e che successivamente fu denomina dai Romani “Lambrusca”, ovvero pianta selvatica.

Da allora fino ai giorni nostri , la passione per la coltivazione della vite non ha mai smesso di impegnare gli italiani, dando origine a quelli che sono tutt’oggi definiti tra i migliori vini al mondo ed alle più importanti e rinomate Cantine vitivinicole.
Per ripercorre la storia di questo lungo viaggio, ma sopratutto per celebrare il Re delle tavole emiliane, abbiamo pensato di elencarvi i 6 punti più curiosi della storia del Lambrusco, sei sorsi di nettare rosso in cui perdersi, per ritrovare infine tutto lo spessore e la dignità di uno dei vitigni più antichi e famosi del mondo.

1. La vite piantata – I galli, gli Etruschi ed il vino

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Alcune testimonianze della zona di Fontanellato e del modenese ci indicano che la coltivazione della vite era già praticata nella lontana età  del ferro. A quel tempo la coltivazione della vite si effettuava grazie all’aiuto di un sostengo esterno, solitamente alberi di Olmo, Pioppo o Acero, su cui si lasciava arrampicare la pianta.  E’ fatto curioso che il tradizionale metodo di coltura della vite tipico delle zone dell’Emilia Romagna, la piantata emiliana appunto, derivi direttamente da questo antichissimo metodo di coltivazione che è sopravvissuto nei millenni fino ai giorni nostri.

2. Lambrusca Vitis – Virgilio ed i latini

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Il nome Lambrusco si deve con tutta probabilità al poeta latino Virgilio che nella sua Quinta Bucolica accenna ad una “Lambrusca Vitis”, ovvero un vitigno selvatico che produceva frutti dal gusto aspro e che selva crescere ai margini delle campagne. La vocazione di queste terre alla produzione vitivinicola è menzionata poi anche da Strabone nel terzo secolo dopo Cristo,  il quale osservò che qui esistevano botti di legno più grandi delle case ed anche da Plinio il Vecchio, il quale si meravigliava del color rosso sangue che le foglie di questa vite hanno prima di cadere.

3. Matilde di Canossa, Sorbara e la vite

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Il 2 luglio del 1084 nei pressi di Sorbara (Modena) si comabattè una delle battaglie più famose per la storia d’Italia, e del Lambrusco. Da un lato l’esercito filo papista di Matilde di Canossa, dall’altro i seguaci dell’imperatore Enrico IV di Franconia.
La leggenda vuole che le truppe assedianti il castello si lasciarono andare ad abbondanti banchetti in ragione della presenza sul luogo di buon cibo e soprattutto buon vino Lambrusco e che fu fatto volutamente cadere in mano loro dagli uomini di Matilde di Canossa. Sprofondati così nel sonno profondo furono colti di sorpresa e, incapaci di combattere adeguatamente, furono sconfitti.

4. Nettare diVino

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Dopo la caduta dell’Impero Romano e la calate dei Barbari sul territorio italiano quello che sopravvisse fu un tipo di viticoltura di prestigio legato principalmente ai Monasteri ed ai Villaggi Fortificati. Fu proprio questo il periodo in cui si diffuse maggiormente la coltivazione, dentro recinti murati, dei classici filari che possiamo ammirare ancora oggi nelle nostre campagne.
Il vino era indispensabile al culto cristiano, era molto usato dai monaci in funzione medica ed era molto apprezzato dalle nascenti corti e nobili di tutta Italia.
Il vino veniva esportato in tutta Europa, spesso regalato alle casate europee come dono da parte dei nobili italiani. 
E’ proprio in questo periodo che si vanno affinando le tecniche e le produzioni vitivinicole che conosciamo ancora oggi ed, in particolare il Lambrusco, era molto apprezzato da tutta l’Europa del tempo per il suo carattere leggero e frizzante… cosa che ce lo fa apprezzare ancora oggi a secoli di distanza.

5. Il tappo e la bottiglia

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La innovazioni tecnologiche portano con loro sempre grandi cambiamenti e così fu anche nel momento in cui furono introdotti il Vetro ed il Sughero nella conservazione del vino.  In particolare  per il Lambrusco questo tipo di innovazione comportò notevoli benefici: la bottiglia di vetro infatti consentiva lavorazioni e fermentazioni differenti, facilità di trasporto ed una migliore conservazione degli aromi del vino; tutte caratteristiche che donano al Lambrusco quella tipica caratteristica di frizzantezza che ancora oggi apprezziamo.

6. Lo spumante rosso italiano

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Dopo un viaggio di circa 2000 anni eccoci ai nostri giorni.  La realtà del Lambrusco nel territorio di Modena cambiò notevolmente ai primi del Novecento con l’avvento delle Cantine Sociali. La prima ad essere fondata fu quella di Carpi e nel 1908, tra le prime in europa, anche Modena aveva la sua Cantina Sociale.  Già nel 1934 il Lambrusco veniva apprezzato in Francia, Svizzera e Germania tanto che gli esperti lo qualificavano come “il migliore, il più importante e rinomato spumante rosso italiano”.
Inizia così la fortuna del vino Lambrusco dell’Emilia,  che da quel momento arriverà ad essere esportato e conosciuto in tutto il mondo e che oggi rappresenta una delle più importanti ed antiche produzioni della zona tra Modena e Reggio Emilia.

Si ringrazia Guido Montaldo ed il suo prezioso libro “Il Lambrusco, vino dalle origini antiche, dal gusto moderno” pubblicazione a cura della Camera di Commercio di Modena e Consorzio Lambrusco di Modena. Si ringrazia inoltre il sito Lambrusco Valley per le informazioni sulla storia del Lambrusco.

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Esploratore e Avventuriero: ama navigare gli oceani, scalare le montagne più alte e surfare sulle onde del web

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