Il complesso di Santo Stefano a Bologna
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Il complesso di Santo Stefano a Bologna

di /// Settembre 7, 2022 /// Tempo stimato di lettura: 6 minuti

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Se almeno una volta nella vita avete visitato Bologna, sono sicuro vi sarà capitato di passeggiare tra i palazzi e i corridoi porticati nei pressi della centralissima Piazza di Santo Stefano, alle spalle del complesso delle Due Torri.

Tra il vociare di commensali e gruppi di giovani intenti a chiacchierare lungo i marciapiedi, sono sicuro che il vostro sguardo sarà finito su un piccolo portale d’ingresso posto a conclusione della piazza.

Una presenza semplice, priva di ornamenti, se volete sbiadita dal trascorrere del tempo. Sull’archivolto d’ingresso un’iscrizione –  Sancta Sanctorum – ci offre il benvenuto e la strada maestra per capire dove ci troviamo.

Il complesso di Santo Stefano di Bologna
Il complesso di Santo Stefano di Bologna | Foto © Vanni Lazzari

Il complesso di Santo Stefano, comunemente noto come il “complesso delle Sette chiese”, è uno dei luoghi di culto più importanti di Bologna.

L’edificio detiene il titolo di basilica minore, un riconoscimento che lo staglia sul resto dei luoghi di culto italiano, e lo collega direttamente al Santo Pontificio per importanza e prestigio.

Custode di preziosi tesori, nel corso della storia architetti, archeologi, storici e uomini di chiesa hanno studiato le sue incredibili vicende, tentando di risolvere le incertezze e gli enigmi attorno alla sua costruzione e il suo successivo sviluppo.

Basilica di Santo Stefano (Bologna), Cortile di Pilato
Basilica di Santo Stefano (Bologna), Cortile di Pilato | Foto © originebologna.com

Secondo la tradizione, il nucleo originale della struttura fu elevato agli inizi del V secolo d.C. dal vescovo Petronio sulle rovine di un antico tempio pagano legato alla dea Iside.

Realizzato, almeno negli intenti, a imitazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme, si sviluppò progressivamente in un enorme groviglio di edifici, collegati l’uno all’altro, che di fatto oggi lo rendono uno dei monumenti romanici più interessanti di Bologna.

Il percorso con il quale si visita il complesso non è diacronico, ovvero non segue il naturale succedersi nel tempo. Aggirarsi tra le sue mura può destare quindi stupore e anche un leggero spaesamento.

Si passa con facilità dall’VIII secolo della Chiesa di San Giovanni Battista, che è il primo edificio che si incontra, al V secolo della Basilica del Santo Sepolcro, immediatamente accanto e poi ancora più indietro fino al IV secolo d.C. della Basilica dei protomartiri San Vitale e Sant’Agricola.

Ogni porta d’ingresso alle diverse chiese che lo compongono è un viaggio nel tempo: una sensazione complessa da spiegare a parole che va al di là dei dettami religiosi e del credo spirituale di ciascun visitatore.

Tutti i suoi edifici recano sulla propria pelle fatta di pietre, segni di influenze romane, bizantine, longobarde, franche, ottoniane, benedettine, avvolte da una pellicola romantica dovuta ai restauri della fine dell’Ottocento e inizi del Novecento.

Risulta pertanto difficile discernere tra le trame della storia i differenti stili e apporti. Pur tuttavia si può ricostruire a grandi linee la sua evoluzione.

In viaggio nella storia

Agli albori di Santo Stefano: 80 – 100 d.C.

Attorno alla fine del I secolo d.C. una ricca matrona di nome Calpurnia decide di edificare un tempio dedicato alla Dea Iside in un’area fuori dalle mura ricca di sorgenti d’acqua.

Al centro dell’edificio costruisce una grande vasca dodecagonale, la cui acqua viene usata negli atti di purificazione e resurrezione dell’anima secondo un chiaro richiamo al misticismo della religione egiziana.

Da luogo di culto pagano a luogo dello spirito cristiano: 393 – 450 d.C.

Alla fine del IV secolo d.C. (393 d.C.) Ambrosio, vescovo di Milano, trova nei pressi di quest’area le tombe dei primi martiri bolognesi, Vitale ed Agricola.

L’edificio pagano viene assorbito dalla nuova fede cristiana e inizia progressivamente a mutare aspetto.

Passano solo pochi anni (entro il 450 d.C.) e Petronio, vescovo di Bologna, decide di innalzare in memoria dei martiri la chiesa dei Santi Vitale e Agricola, ancora oggi visibile.

La sua opera va oltre. Vuole infatti ricreare i luoghi sacri di Gerusalemme nella sua città.

Il progetto inizia con la conversione del tempio di Iside in un battistero a cupola coperto, riconsacrandolo con l’acqua del fiume Giordano.

Infine, sceglie questo luogo come sepoltura delle sue spoglie mortali che qui rimasero fino all’anno Duemila quando furono traslate nell’omonima basilica.

Tra Antichità e alto Medioevo: 450 – 830 d.C.

Alla morte di Petronio, il complesso perde importanza.

Quello che un tempo era stato il battistero finisce per diventare un luogo di culto in memoria del martire Stefano, detto Rotonda Stefaniana.

Nel 737 d.C. giungono in città i Longobardi. Eleggono quest’area loro centro religioso e costruiscono una Chiesa dedicata a San Giovanni Evangelista, oggi Chiesa del Crocifisso.

Pochi decenni dopo è il turno dei Franchi. La devozione di Carlo Magno valorizza il culto di San Vitale e l’edificio conosce un rinnovato sviluppo, tanto da comparire in un documento dell’887 d.C., a firma di Carlo il Grosso, come “Sanctum Stephanum qui dicitur Sancta Hjerusalem”.

Basilica di Santo Stefano (Bologna), Basilica del Santo Sepolcro
Basilica di Santo Stefano (Bologna), Basilica del Santo Sepolcro | Foto © radiocento.it

All’alba dell’anno Mille

La fine del dominio carolingio significa abbandono e fatiscenza, a cui si aggiungono nel 902 d.C. devastazione e invasioni per mano degli Ungari.

Con l’arrivo dei monaci benedettini di Cluny e quelli San Bartolomeo di Musiano (983 d.C.) le cose cambiano nuovamente. L’intero complesso conoscere un nuovo periodo di ritrovato splendore.

In poco tempo tutta l’area assume le forme che oggi conosciamo. La Rotonda Stefaniana viene trasformata nella Chiesa del Santo Sepolcro.

Si amplia il monastero, si innalza il campanile, viene costruito il chiostro medievale a duplice loggiato, edificata la Chiesa monastica di San Giovanni Battista Superiore e la Chiesa de’ Confessi (oggi Cripta della Chiesa del Crocifisso) e, infine, sistemato in parte il martyrium.

Epilogo: dal 1200 al 1900 d.C.

A partire dal XIII secolo il complesso subisce nuove trasformazioni con aggiunte secondarie, rispettando però l’impianto originale.

Si moltiplicano le cappelle devozionali e gli altari (a tal proposito Santo Stefano sarà chiamata la “chiesa dai 300 altari”) e, mentre si svuota l’edificio monastico, si arricchisce in maniera disordinata quello santuariale.

Quasi sette secoli dopo, alla fine dell’800, l’intera fabbrica viene sottoposta a un vistoso restauro con l’intento di riportarla visivamente agli splendori del XII secolo.

Basilica di Santo Stefano (Bologna)
Basilica di Santo Stefano (Bologna) | Foto © Guido Barbi (guidobarbi.it)

Curiosità

La passione di Cristo

Secondo la Vita Sancti Petroni (1180 d.C.), l’intento del vescovo Petronio era di ricalcare simbolicamente all’interno di Santo Stefano i luoghi di Gerusalemme legati al ciclo della passione di Cristo.

All’interno del complesso sono tanti gli elementi, databili a periodi differenti, che richiamano a tale funzione.

Giusto per citarne qualcuno: la ricostruzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme posta all’interno della Basilica del Santo Sepolcro; il Cortile di Pilato, con al centro la vasca di manifattura longobarda; il gallo in pietra, posto sotto il porticato, databile al XIV secolo; e ancora la colonna in marmo nero a simboleggiare il cippo al quale il Cristo fu flagellato.

Il più antico presepe al mondo

All’interno della Chiesa della Trinità o del Martyrium si trova un gruppo di statue di legno a grandezza d’uomo rappresentanti l’Adorazione dei Magi.

A quanto pare si tratta del più antico presepio conosciuto al mondo composto da statue a tutto tondo, scolpite forse nell’ultimo decennio del XIII secolo da uno anonimo scultore bolognese.

Dante Alighieri

Tradizione vuole che Dante Alighieri, studente di diritto a Bologna, visitasse con frequenza gli spazi del complesso di Santo Stefano.

Qui sembra avesse tratto ispirazione da certi capitelli mostruosi posti nel loggiato superiore del chiostro medievale (XII secolo) per alcune forme di espiazione poi descritte nel Purgatorio. Su un capitello è rappresentato un uomo nudo schiacciato da un enorme macigno; sull’altro, invece, un uomo con la testa girata di 180°.

Una chiesa distrutta dalla Chiesa

Alla fine del XIV secolo fu trovato sotto il pavimento della chiesa dei Santi Vitale e Agricola un sarcofago romano che riportava la scritta Simone (vero nome di San Pietro).

Desiderosi di avere un continuo flusso di pellegrini, i monaci locali iniziarono a diffondere la voce che le reliquie fossero da collegare senza alcun dubbio al Padre della Chiesa.

Fu allora che Papa Eugenio IV impose dapprima una smentita, dopo di che, non avendo sortito alcun effetto, si mosse violentemente facendo scoperchiare l’edificio e riempiendolo di terra fino all’altezza delle bifore.

La struttura rimase semidistrutta per diversi anni, caso unico nella storia per volere di un Papa, finché nel 1493 Papa Alessandro VI lo adibì nuovamente a funzioni ecclesiastiche, a patto che l’edificio fosse consacrato a Vitale e Agricola.

Autore

Davide Marino

Nasce come archeologo ma finisce per fare altro. Razionale ma non metodico, lento e appassionato. Un giovane entusiasta dai capelli grigi

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