Andar per foto: dal MAST al Reno. Anche in bici
A spasso per l’Emilia-Romagna

Andar per foto: dal MAST al Reno. Anche in bici

di /// Agosto 27, 2021 /// Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Ovvero, dalla mostra fotografica di Richard Mosse in Fondazione MAST a Bologna alla scoperta di un gioiello di ingegneria idraulica: la Chiusa sul fiume Reno a Casalecchio, che con il suo complesso sistema di livelli, sbarramenti e canali, è l’opera idraulica più antica d’Europa ancora in funzione.

Ma andiamo con ordine.
L’antologica di Mosse ha titolo Displaced, e lo è di nome e di fatto, con 77 immagini che per le tematiche, ma anche per dimensioni e impatto visivo, avvolgono e coinvolgono l’osservatore. E lo spiazzano.
Del resto, quando mai useremmo il rosa per descrivere conflitti e violenze?

  • Lost Fun Zone, eastern Democratic Republic of Congo, 2012, Infra series ©Richard Mosse, Courtesy of the artist and carlier | gebauer, Berlin/Madrid
  • Mineral Ship, Crepori River, State of Para, Brazil, 2020, Tristes Tropiques series ©Richard Mosse, Courtesy of the artist and carlier | gebauer, Berlin/Madrid
  • Thousands are Sailing I, II eastern Democratic Republic of Congo, 2012, Infra series ©Richard Mosse. Private collection
  • Souda Camp, Chios Island, Greece, 2017, Heat Maps series ©Richard Mosse, MOCAK Collection, Krakow
  • Platon, eastern Democratic Republic of Congo, 2012, Infra series ©Richard Mosse, Collection Jack Shainman

Displaced di Richard Mosse al MAST

Eppure, è questo il tono (insieme al rosso) con cui l’autore denuncia una realtà complessa, mostrando il confine in cui si scontrano i cambiamenti sociali, economici e politici degli ultimi decenni.

“Sovvertendo le convenzioni visive attraverso nuove tecnologie, spesso di derivazione militare, intende scardinare i criteri rappresentativi della fotografia di guerra”, spiega il curatore Urs Stahel.

Mosse si occupa di fotografia dagli anni 2000 con lavori sul collasso dei sistemi (Bosnia, Kosovo, Striscia di Gaza). Con Infra e The Enclave documenta la situazione della Repubblica Democratica del Congo, ricca di risorse minerarie e segnata da guerre continue.
Scatta con Kodak Aerochrome sensibile all’infrarosso, pellicola già ad uso militare per localizzare i soggetti mimetizzati, e il cui effetto è falsare i colori coprendo il mondo con un velo di rosa.

Migrazioni di massa e tensioni ai confini sono un altro tema.
Mosse nei campi profughi, per Heath Maps e Incoming, usa una termocamera: registra non la luce, ma mappe termiche. Il che produce immagini all’apparenza nitidissime, ma prive di dettaglio, con le figure umane individuate nei contorni, ma non nella loro individualità. Un’altra “contraddizione” che spiazza il nostro abituale modo di vedere. Come accade anche nelle sue recenti immagini di natura.

In Ultra, la tecnica della fluorescenza UV, rende la biodiversità della foresta pluviale sudamericana, orchidee e piante carnivore incluse, un’esplosione di colori fluorescenti.
E con tecnologia satellitare e fotografie ortografiche multispettrali (usate anche in archeologia), in Tristes Tropiques Mosse documenta il dramma della deforestazione nell’Amazzonia brasiliana, dove i droni rilevano l’avanzare degli incendi e le miniere (illegali) di oro e minerali.

Dal 7 maggio al 19 settembre 2021 @ Fondazione MAST
Via Speranza, 42 – 40133 Bologna | gallery@fondazionemast.org

Reach di Anish Kapoor al MAST

Usciti dal vortice delle immagini esposte, lasciatevi sedurre dai multiformi riflessi e dalla moltiplicazione dei punti di vista sul cielo e la città, che si creano sulla superficie specchiata della scultura Reach di Anish Kapoor, sulla scalinata del MAST.

La Chiusa di Casalecchio

La chiusa di Casalecchio di Reno (Via Porrettana 187 – 40033 Casalecchio di Reno, BO) è la seconda meta di questa giornata tutta fotografica. La si raggiunge a pochi chilometri dal MAST, anche in bici, seguendo a tratti le rive del fiume o ricongiungendosi al classico itinerario ciclabile che va dalla Chiusa, appunto, al Santuario di San Luca passando dal centro di Bologna e nel verde.

Realizzata a metà del XIV secolo (il primo manufatto è però del 1208), la Chiusa consente di derivare parte delle acque del fiume verso il canale di Reno, che ha contribuito alle fortune economiche e alla difesa idraulica di Bologna. La Chiusa e le opere idrauliche collegate testimoniano una tecnologia paleoindustriale di grande impatto paesaggistico e monumentale, che ancora oggi sorprende e si rivela un ottimo soggetto fotografico.

Del resto, era uno dei luoghi preferiti da Stendhal, che si recava “quasi ogni mattina a Casalecchio, passeggiata pittoresca alle cascate del Reno: è il bois de Boulogne di Bologna” (Roma, Napoli e Firenze, 1817). Nel 2010 ha ottenuto il riconoscimento UNESCO di Patrimonio messaggero di una cultura di pace a favore dei giovani.

Casalecchio di Reno, Chiusa

Considerata uno dei siti di “archeologia delle acque” più significativi d’Europa, la Chiusa, (lunga 160 metri, larga 35, con uno sdrucciolo 34 metri e un dislivello di 8), ancora oggi ha un’importante funzione per la regolazione delle acque del Reno.
Per saperne di più sul sistema delle acque bolognesi, la app Canali di Bologna indica 26 punti di interesse geolocalizzati.

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