La Rimini felliniana in 8 tappe 1/2

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La Rimini felliniana in 8 tappe 1/2


Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Rimini è Federico Fellini. Federico Fellini è Rimini.
Nonostante, però, il celebre regista non abbia mai girato alcun film nella cittadina romagnola, Rimini è stata senz’altro la sua musa, la città che più ne ha influenzato l’immaginario artistico.

Sulle tracce di uno dei più importanti cineasti italiani, oggi vi prenderò per mano illustrandovi un piacevole itinerario felliniano in 8 tappe 1/2, perché camminando per le vie del centro la magia del genio di Fellini è tutt’oggi percepibile.

1. Borgo San Giuliano


Esattamente qui, a settembre ogni due anni, il quartiere – nei pressi dell’antico Ponte di Tiberio – diventa il set della famosa Festa de Borg e le osterie e le cantine aprono le loro porte a tutti a turisti e passanti.
Oggi restaurata, questa parte di città è un concentrato di piazzette e piccole vie in cui si continua a respirare l’atmosfera evocativa d’altri tempi, la stessa che si ritrova all’inizio del film I clowns… È proprio gironzolando per le strade troverete numerosi murales che illustrano storie e scene tratte dai film del Maestro.

2. Tempio Malatestiano


È uno dei monumenti più noti del primo Rinascimento italiano, voluto da Sigismondo Pandolfo Malatesta, con la firma di Leon Battista Alberti. Fellini era solito entrarci “quando non c’era nessuno: i sedili di marmo erano freschi; le tombe, i vescovi e i cavalieri medioevali vegliavano, protettivi e un poco sinistri, nell’ombra”. (Ritorno a La mia Rimini, Federico Fellini, Guaraldi Editore). In via IV novembre, quasi di fronte al Tempio Malatestiano, si trovava FeBo, la bottega artistica che Fellini aprì insieme al pittore riminese Demons Bonini (l’insegna riporta le iniziali dei rispettivi cognomi). Ed è proprio qui che disegnò caricature e vendette i suoi primi ritratti.

3. Monumento della Vittoria


Situato in Piazza Ferrari, il monumento alla Vittoria (meglio conosciuto come Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale) è stato edificato nei primi anni Venti del secolo scorso. “Questo è il monumento della Vittoria, andavamo a vederlo tutti i giorni… E io me lo sognavo anche la notte!”, racconta la voce fuori campo di Titta, il “doppio” di Fellini in Amarcord.

4. Fontana della Pigna


In Piazza Cavour, centro della vita cittadina, si trova la Fontana della Pigna, così chiamata appunto per la pigna in cima alla scultura di marmo di Carrara che risale alla metà del ‘500. Su questa Fontana, ricostruita a Cinecittà, si posò il pavone nella scena delle palle di neve a Gradisca sempre nel film Amarcord.

5. Castel Sismondo


Castello Sismondo | Foto di Matteo Bimonte, via #Flickr

Il Castel Sismondo, anche noto come Rocca Malatestiana, è simbolo di potere della famiglia Malatesta sulla città tra il Trecento e il Quattrocento. Fellini narra di quel giorno in cui, ancora ragazzo, fuggì di casa per assistere allo spettacolo del grande circo che aveva posto il tendone proprio di fronte alla rocca medievale nel centro della città. Di quella giovane esperienza si ricordò più avanti quando utilizzò quell’immagine come fonte d’ispirazione per il suo film I clowns.

6. Cinema Fulgor


Nel cuore della vecchia Rimini era situato il cinema Fulgor di Corso d’Augusto 162 che ad autunno 2017 sarà la nuova sede del Cinema mentre ad autunno del 2018 ospiterà ai tre piani superiori il futuro Museo Fellini.
Nelle sale del celebre Cinema Fulgor Fellini, ancora bambino, vide il suo primo film sulle ginocchia del padre: Maciste all’Inferno di Guido Brignone, come racconta nel suo film Roma. Fellini, da giovane, frequentò spesso il Fulgor instaurando una collaborazione per la produzione di locandine pubblicitarie in cambio della possibilità di assistere gratuitamente alle proiezioni. Ed è proprio questo luogo, ormai mitico, il teatro in cui cercherà un avvicinamento con la bella Gradisca in Amarcord.

7. Il Porto


Fonte d’ispirazione per Fellini dev’essere stato il lungomare di Rimini ed è per questo che non si può tralasciare il Porto, sede della passeggiata invernale de I Vitelloni e delle bravate motociclistiche di Scureza di Amarcord.

8. Grande Hotel


Quando Fellini era ragazzo il Grand Hotel significava per lui l’irraggiungibile, l’emblema di tutti i suoi desideri “proibiti”. Non sapeva cosa il futuro avesse in serbo per lui e, una volta affermatosi come regista, fu solito soggiornare nella suite 316.
Così scriveva Fellini nel volume La mia Rimini: “Il Grand Hotel era la favola della ricchezza, del lusso, dello sfarzo orientale. Quando le descrizioni nei romanzi che leggevo non erano abbastanza stimolanti da suscitare scenari suggestivi nella mia immaginazione, tiravo fuori il Grand Hotel, come certi scalcinati teatrini che adoperano lo stesso fondale per tutte le situazioni.”
Circa vent’anni dopo l’uscita di Amarcord – il 3 agosto del 1993 – Fellini, in convalescenza da un intervento all’aorta, fu colpito da un ictus proprio nella sua amata suite 316 del Grand Hotel.

8 1/2: Cimitero Monumentale


La tappa finale della Rimini raccontata tramite i luoghi vissuti da Fellini culmina nella “Grande Prua” (la tomba disegnata da Arnaldo Pomodoro) dove il regista giace assieme alla moglie Giulietta Masina e al figlioletto Pierfederico.

Autore:

Davide Marino was born archaeologist but ended up doing other things. Rational – but not methodic, slow – but passionate. A young enthusiast with grey hair.

2 commenti

  1. Elisa Fabbri

    Ciao Davide! Il post che hai fatto è bellissimo! Soltanto che contiene un’inesattezza: la tappa 1 in via Dardanelli 10, dove esiste ancora la casa natale di Fellini non corrisponde alla foto che hai inserito e non si trova all’interno del Borgo di San Giuliano, bensì dietro la stazione di Rimini!

    1. Davide Marino

      Ciao Elisa, grazie della segnalazione e mi scuso al contempo dell’imprecisione.
      Ho provveduto a sistemare l’articolo riportando l’informazione corretta.
      Cordialmente
      Davide | Staff TER

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