Tonino Guerra e la sua Romagna
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Tonino Guerra e la sua Romagna

di /// Marzo 21, 2022 /// Tempo stimato di lettura: 4 minuti

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Sinceramente non credo siano in molti a conoscere la figura di TONINO GUERRA, soprattutto se si fa riferimento alle nuove generazioni.

Di certo non è colpa loro. Penso solo sia un gran peccato non sapere chi sia, quale sia stata la sua vita e le sue opere.

Perché Tonino è uno di quei personaggi che vale la pena approfondire, una di quelle anime che arricchisce, con semplicità e cortesia, la vita di chiunque incontri.

Nella società odierna si riscontra una fragilità che affonda nell’immediatezza e nel desiderio cannibale di soddisfare senza indugio le proprie esigenze.

È qui che i poeti affannano – o almeno sono in molti a crederlo – e con loro la loro principale arma espressiva: la poesia!

Perché se da una parte viviamo in un’epoca in cui le parole perdono sempre più significato e la comunicazione diventa iperveloce, dall’altra è anche vero che linguaggi come la poesia sono le uniche armi per sfidare l’impoverimento del linguaggio e la pigrizia mentale.

Per questo è importante conoscere uomini come Tonino Guerra.

Ma nei piccoli mondi c’è tanta bellezza che sta morendo.
Se noi la salviamo, salviamo noi (Tonino Guerra, La Bellezza)

Tonino Guerra
Tonino Guerra | Foto © rimini.com

Poeta, sceneggiatore, insegnante, visionario, ma ancor prima romagnolo, la storia di Tonino Guerra inizia a Santarcangelo di Romagna il 16 marzo del 1920, all’indomani della Prima Guerra Mondiale.

È l’ultimo di quattro figli ma ciò non gli impedisce di portare avanti gli studi e andare all’università.

Accusato di antifascismo, nel 1944 viene deportato in Germania e rinchiuso in un campo d’internamento a Troisdorf. Da qui ne uscirà un anno più tardi, alla fine del conflitto.

Un’esperienza che inevitabilmente segnò Tonino che non smise mai nel periodo di prigionia di pensare a casa e allietare i suoi compagni con poesie e racconti: «Mi ritrovai con alcuni romagnoli che ogni sera mi chiedevano di recitare qualcosa nel nostro dialetto. Allora scrissi per loro tutta una serie di poesie in romagnolo».

Tornato in Italia consegue la laurea in pedagogia, ma non dimentica le poesie dialettali composte in Germania.

Dopo averle fatte leggere al grande critico letterario Carlo Bo (futuro fondatore dell’Università IULM di Milano), decide di raccoglierle in una raccolta che pubblica a sue spese dal titolo I scarabocc (Gli scarabocchi).

I vicoli di Santarcangelo di Romagna (Rimini)
I vicoli di Santarcangelo di Romagna (Rimini) | Foto © inviaggioconmonica.it

È solo l’inizio. Dal “Caffè Trieste” di Santarcangelo di Romagna (di proprietà dei genitori di un altro grande poeta romagnolo, Raffaello Baldini e centro di un gruppo di giovani poeti che va sotto il nome di E’ circal de’ giudéizi), Tonino diventa gradualmente sempre più celebre cimentandosi anche con la narrativa. Pubblica così con il suo primo romanzo La storia di Fortunato (1952).

Da lì il passo al cinema e alla sceneggiatura avviene quasi per caso, dietro proposta di Elio Petri.

Decide di trasferirsi a Roma e inizia a lavorare, tra mille difficoltà economiche, con quelli che si sveleranno negli anni a venire alcuni dei più importanti registi italiani del Secondo dopoguerra.

Tra tutti il grande Federico Fellini, romagnolo di nascita come lui, con il quale realizza Amarcord, E la nave va, Ginger e Fred.

Seguono Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi, i fratelli Taviani, Vittorio de Sica, Mario Monicelli, Damiano Damiani, Andrei Tarkovski, con i quali firma importanti pellicole come Deserto Rosso, Matrimonio all’Italiana, La Noia. Arriva persino nel 1967 a concorrere per un Oscar per il film Blow-Up.

Federico Fellini e Tonino Guerra: cento anni di sogni
Federico Fellini e Tonino Guerra: cento anni di sogni | Foto © maxxi.art

Ma la poetica di Tonino Guerra è inarrestabile. Alla sua opera letteraria I Bu (1972), da molti considerata la sua pietra miliare, fa seguire tanti altri scritti. Ben cinquanta tra racconti e poesie, alcuni dei quali gli valgono numerosi premi come il Pirandello, il Pasolini, il Gozzano, il Nonino, il Carducci e il Comisso.

Una vita intensa, supportata dalla fantasia ma soprattutto da un realismo intenso, come ricordava Pasolini, che lo porta a cimentarsi non solo con le parole ma anche con la pittura, la scultura, l’arte, guidato sempre da un gusto sovrano per il sogno e la follia.

Dopo aver vissuto a Roma per ben trent’anni, con lunghe soste anche in Russia, decide di ritornare nella sua Romagna.

Dapprima nel 1984 a Santarcangelo; in seguito, nel 1989 a Pennabilli, antica città malatestiana del Montefeltro, dove era solito trascorrere lunghi periodi estivi.

I Musei dell'Anima, L’orto dei frutti dimenticati
I Musei dell’Anima, L’orto dei frutti dimenticati | Foto © Assessorato al Turismo della Provincia di Rimini

Oggi all’interno dei questi due comuni sono molti i luoghi che ricordano la figura di Tonino.

Si parte dal Museo Tonino Guerra nel cuore di Santarcangelo, al cui interno sono ospitate, oltre una ricca sezione multimediale, alcune delle sue opere più artistiche ed eclettiche (quadri, sculture, ceramiche, arazzi e tele stampate).

Alle pendici del Monte Carpegna, a Pennabilli, invece, si sviluppano, i cosiddetti Luoghi dell’Anima. Si tratta di un vasto museo all’aperto, pensato e ideato dallo stesso Tonino, composto da sette realtà espositive collocate tra il borgo e il circondario che, seguendo un bizzarro percorso poetico, propongono installazioni, pitture, sculture e ceramiche.

Il 21 marzo del 2012 – in coincidenza con la celebrazione della Giornata Mondiale della Poesia istituita dall’Unesco – Tonino Guerra muore a Santarcangelo di Romagna.

Le sue ceneri saranno incastonate nella roccia, al di sopra della sua Casa dei mandorli a Pennabilli, proprio nel punto in cui era solito guardare la sua Romagna.

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Autore

Davide Marino

Nasce come archeologo ma finisce per fare altro. Razionale ma non metodico, lento e appassionato. Un giovane entusiasta dai capelli grigi

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