Tonino Guerra e la sua Romagna

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Tonino Guerra e la sua Romagna


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Ma nei piccoli mondi c’è tanta bellezza che sta morendo.
Se noi la salviamo, salviamo noi (Tonino Guerra, La Bellezza)

Tonino Guerra

Tonino Guerra | Foto © rimini.com

Sinceramente non credo siano in molti a conoscere Tonino Guerra, soprattutto se penso alle nuove generazioni. Non è colpa loro, di questo sono sicuro. È solo un peccato, un’occasione persa. Ma a tutto c’è rimedio.

Se proviamo a pensarci, nella società odierna c’è una fragilità in ognuno di noi che affonda nell’immediatezza e nel desiderio cannibale di soddisfare le nostre esigenze senza indugio. Ed è qui che la poesia affanna, e i poeti con lei. O almeno sono in molti a crederlo.

Perché se da una parte viviamo in un’epoca in cui le parole perdono sempre più significato e la comunicazione diventa iperveloce, dall’altra è anche vero che linguaggi come la poesia sono le uniche armi per sfidare l’impoverimento del linguaggio e la pigrizia mentale.

Per questo è importante conoscere uomini come Tonino Guerra, poeta, sceneggiatore, insegnante, visionario, ma ancor prima romagnolo dall’animo gentile.

La storia di Tonino Guerra inizia a Santarcangelo di Romagna il 16 marzo del 1920, all’indomani della Prima Grande Guerra Mondiale. È l’ultimo di quattro figli ma ciò non gli impedisce di portare avanti gli studi e di andare all’Università.

Accusato di antifascismo, nel 1944 viene deportato in Germania e rinchiuso in un campo d’internamento a Troisdorf. Da qui ne uscirà solo un anno più tardi, alla fine del conflitto.


Un’esperienza inevitabilmente segnante per Tonino che non smette nel periodo di prigionia di pensare a casa e allietare i suoi compagni con poesie e racconti: «Mi ritrovai con alcuni romagnoli che ogni sera mi chiedevano di recitare qualcosa nel nostro dialetto. Allora scrissi per loro tutta una serie di poesie in romagnolo».

Tornato in Italia consegue la laurea in pedagogia, ma non dimentica le poesie dialettali composte in Germania tanto che, dopo averle fatte leggere al grande critico letterario Carlo Bo (futuro fondatore dell’Università IULM di Milano), decide di raccoglierle in una raccolta che pubblica a sue spese dal titolo I scarabocc (Gli scarabocchi).

È solo l’inizio. Dal “Caffè Trieste” di Santarcangelo di Romagna (di proprietà dei genitori di un altro grande poeta romagnolo, Raffaello Baldini e centro di un gruppo di giovani poeti che va sotto il nome di E’ circal de’ giudéizi), Tonino diventa gradualmente sempre più celebre cimentandosi anche con la narrativa con il suo primo romanzo La storia di Fortunato (1952).

Da lì il passo al cinema e alla scenografia avviene quasi per caso o meglio dietro proposta di Elio Petri. Decide di trasferirsi a Roma e inizia a lavorare, tra tantissime difficoltà economiche, con quelli che si sveleranno negli anni a venire essere alcuni dei più importanti registi italiani.

I vicoli di Santarcangelo di Romagna (Rimini)

I vicoli di Santarcangelo di Romagna (Rimini) | Foto © inviaggioconmonica.it

Primo tra tutti il grande Federico Fellini, romagnolo di nascita come lui, con il quale realizza Amarcord, E la nave va, Ginger e Fred. Seguono Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi, i fratelli Taviani, Vittorio de Sica, Mario Monicelli, Damiano Damiani, Andrei Tarkovski, etc. per i quali firma importanti pellicole, come Deserto Rosso, Matrimonio all’Italiana, La Noia, etc., arrivando persino a concorrere per un Oscar nel 1967 per il film Blow-Up.

Ma la poetica di Tonino Guerra è inarrestabile. A parte la pietra miliare della sua opera letteraria I Bu (1972), fa seguire seguire tanti altri scritti, cinquanta tra racconti e poesie, che gli valgono numerosi premi, come il Pirandello, il Pasolini, il Gozzano, il Nonino, il Carducci e il Comisso.

Una vita intensa, supportata dalla fantasia ma soprattutto da un realismo intenso come ricordava Pasolini che lo porta a cimentarsi non solo con le parole ma anche con la pittura, la scultura, l’arte in generale, guidato da un gusto sovrano per il sogno e la follia.

Dopo aver vissuto a Roma per trent’anni con lunghe soste in Russia, decide di ritornare nella sua Romagna. Dapprima nel 1984 a Santarcangelo; in seguito, nel 1989 a Pennabilli, antica città malatestiana del Montefeltro, dove era solito trascorrere lunghi periodi estivi.

Pennabilli Borgo

I Musei dell’Anima, L’orto dei frutti dimenticati | Foto © Assessorato al Turismo della Provincia di Rimini

Oggi all’interno dei due comuni sono molti i luoghi che ricordano questo poeta straordinario. Si parte dal Museo Tonino Guerra posto nel cuore di Santarcangelo che conserva le sue opere più artistiche ed eclettiche (quadri, sculture, ceramiche, arazzi e tele stampate) ma anche una ricca sezione multimediale; per non dimenticare il vasto museo all’aperto, pensato e ideato da Guerra stesso, a Pennabilli. Sono i cosiddetti Luoghi dell’Anima, sette realtà espositive collocate tra il borgo e il circondario, che segueno un bizzarro percorso poetico, propongono installazioni, pitture, sculture e ceramiche.

Proprio a Santarcangelo Tonino Guerra muore il 21 marzo 2012, in coincidenza – strano a credersi – con la celebrazione della Giornata Mondiale della Poesia istituita dall’Unesco e le sue ceneri vengono incastonate nella roccia, al di sopra della sua Casa dei mandorli a Pennabilli, nel punto in cui si ammira la vallata.

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Autore:

Davide Marino nasce come archeologo ma finisce per fare altro. Razionale ma non metodico, lento e appassionato. Un giovane entusiasta dai capelli grigi

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