[Parlami di tER] Tour nelle Valli del Conca: dal mare ai borghi in bici
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[Parlami di tER] Tour nelle Valli del Conca: dal mare ai borghi in bici

di /// Novembre 22, 2021 /// Tempo stimato di lettura: 5 minuti

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Questo percorso parte dalla riviera e arriva fino alle valli del Conca, precisamente nei borghi di Saludecio, Mondaino e Montegridolfo, al confine con le Marche.

È un tratto di interesse naturalistico e storico che tocca un territorio più pianeggiante lungo il fiume e poi sale verso le colline a un’altezza di 400 metri. In tutto si estende per 51,6 km, tra andata e ritorno, su un fondo sterrato per il 15% e con un dislivello di 640 metri.

LUNGO L’ECOVIA DEL CONCA

Parto da Riccione e mi dirigo verso Villaggio Argentina, giro a sinistra per viale Trebbio, dopo qualche chilometro inizia un breve tratto di sterrato, supero un sottopasso e si sbuca accanto all’autodromo di Santamonica, prima della curva del Carro.

Qui dopo la rotonda ci si trova all’altezza del bacino del fiume Conca dove inizia l’EcoVia, un percorso di 8 km.

Le EcoVie sono strade, percorsi e sentieri dedicati alla mobilità ecosostenibile, nati dalle amministrazioni locali e percorribili sia a piedi che in bici. Oggi ne esistono tre: l’Ecovia del Mare, l’Ecovia del Conca e l’Ecovia delle Colline.

Ecovia del Conca | Ph. Massimo Colasurdo
Ecovia del Conca | Ph. Massimo Colasurdo

Inizia il sentiero sterrato delimitato da tronchi dell’Ecovia, si supera il punto in cui il fiume incontra un dislivello e crea una piccola cascata e poi si sbuca in via Fornace su una strada asfaltata di circa 1 km, dove c’è un laghetto da pesca.

Riprendendo il percorso si costeggia il fiume finché si arriva nel punto in cui bisogna oltrepassarlo: siamo a Guado Pian Ventena, dove il Conca divide San Clemente da San Giovanni in Marignano.

Qui finisce l’EcoVia del Conca e inizia l’EcoVia delle Colline che porta fino a Monte Castellaro, sul San Bartolo.

Ecovia del Conca | Ph. Massimo Colasurdo
Ecovia del Conca | Ph. Massimo Colasurdo

Il passaggio del fiume in bici è un po’ critico. Si tratta di superare circa 4 metri di torrente di altezza tra i 10 e i 20 centimetri con ciottoli sul fondo.

Consiglio, per chi volesse oltrepassarlo e per chi possiede una Gravel, di farlo a piedi (senza scarpe e calze) portando la bici in spalla.

DAL CONCA A SALUDECIO

Una volta oltrepassato il Conca, supero il parco giochi e mi dirigo verso Morciano. Si passa dalla località Brescia, poi si inizia a salire per Saludecio percorrendo la strada provinciale SP 17 detta Saludecese, circa 12 km con pendenza massima dell’8% prima di incontrare il paese.

Sulla strada è ben visibile la Rocca Malatestiana di Montefiore Conca che spunta tra le colline.

Montefiore Conca | Ph. Massimo Colasurdo
Montefiore Conca | Ph. Massimo Colasurdo

Prima di entrare nel paese, mi fermo davanti alla statua e alla casa di Amato Ronconi, religioso del 1200, diventato santo nel ‘700. Sulla facciata esterna dell’edificio c’è un suo ritratto.

Poco dopo incontro lo spiazzo con il monumento ai caduti, da qui, una terrazza si affaccia in direzione del mare dove è possibile vedere la costa, c’è un po’ di foschia ma riconosco i palazzi di Portoverde e tutto il parco del Monte San Bartolo. Decido di fare una pausa e di mangiare in un chiosco.

Riprendo la bici, pedalo verso la porta ed entro nella via principale del borgo, via Roma, dove c’è la chiesa di San Biagio.

Saludecio | Ph. Massimo Colasurdo
Saludecio | Ph. Massimo Colasurdo

Sparsi per il paese ci sono diversi murales, tutti dedicati alle invenzioni dell’800 come per esempio il treno, il fonografo, il cinema e molti altri. Ce ne sono più di 40, realizzati dell’Associazione “Arte Per Comunicare” di Castellabate (Arperc).

Saludecio è per l’appunto uno dei luoghi nella provincia di Rimini che fa parte dell’Associazione Italiana Paesi Dipinti, l’altro è il Borgo San Giuliano.

Il paese è conosciuto per due eventi: l’Ottocento Festival, che si tiene ogni estate ormai dal 1982 ed è una rievocazione storica, vestiti, spettacoli, musica e arte in quei giorni tornano nel XIX secolo e il SalusErbe, in primavera, una manifestazione dedicata all’erboristeria, dove è possibile girare tra il mercatino del paese e il Giardino dei Profumi, un giardino all’italiana con una collezione di erbe e piante officinali.

DA SALUDECIO A MONDAINO

Superato il borgo, esco dalla porta e mi dirigo verso Mondaino, a soli 3 km di distanza. Prima di entrare nel paese incontro l’edificio dei Galanti, la storica famiglia che da fine ‘800 ha dato vita all’azienda di fisarmoniche, poi diventata Viscount International dal 1969 con la produzione anche di organi e pianoforti.

Mondaino è anche il paese dove è nata la Myo, conosciuta come la jazz band più giovane d’Europa: età media di 15 anni. La Mondaino Young Orchestra ha suonato a diversi eventi jazz e nel 2013 e nel 2014 ha vinto il Festival Mondiale della Musica Scolastica al Teatro Ariston di Sanremo.

Proseguo ed entro nel paese, attraverso subito Piazza Maggiore, la storica piazza a forma semicircolare con il porticato, detta anche “Padella”. C’è un bar e alcune persone che chiacchierano: più di altre piazze sembra un luogo fatto apposta per momenti di convivialità.

Qui, a fine novembre, si estrae dal sottosuolo e dalle fosse di stagionatura scavate sotto al castello un formaggio ottenuto dalla fermentazione naturale del pecorino estivo, il formaggio di fossa. Sempre durante questo mese, negli ultimi due fine settimana, si organizza la sagra Fossa, Tartufo e Venere.

Mondaino | Ph. Massimo Colasurdo
Mondaino | Ph. Massimo Colasurdo

L’evento più caratteristico del luogo è il Palio del Daino che si svolge ogni anno ad agosto e che rievoca l’accordo di pace siglato nel 1459 tra Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, e Federico da Montefeltro, signore di Urbino.

Nel 2021 Mondaino è stata anche punto di partenza e arrivo della Strade Bianche di Romagna, manifestazione ciclistica tenutasi ad aprile che ha visto 179 ciclisti competere in un percorso di 136 km e 2300 metri di dislivello tra otto borghi e comuni del Valconca.

DA MONDAINO A MONTEGRIDOLFO

È poco dopo l’ora di pranzo, attraverso una Mondaino vuota, la strada inizia a scendere, si intravede un edificio bianco: la sede della Viscount International. Poi inizia una lunga discesa di circa 2 km che mi fa raggiungere una velocità di 52 km orari e mi porta direttamente all’entrata del borgo di Montegridolfo, al confine con le Marche, la meta del giro di oggi.

Montegridolfo | Ph. Massimo Colasurdo
Montegridolfo | Ph. Massimo Colasurdo

Supero la torre della porta, entro nel borgo e faccio il giro di via Roma, anche qui la via principale. Incontro Palazzo Viviani, poi percorro il viale alberato delimitato dalle mura dove ci sono delle panchine con incise alcune scritte (panchina del tramonto, degli innamorati, degli amici e altre). Mi fermo proprio sull’ultima per godere della vista della piazza e fare qualche foto.

Il borgo di Montegridolfo è stato “recuperato” da Alberta Ferretti, stilista e imprenditrice di Cattolica, che dal 1994 al 2000 ha voluto la ricostruzione e restaurazione degli edifici storici con l’obiettivo di farlo rivivere e valorizzare il turismo dell’entroterra. Per questo ha ricevuto anche la laurea ad honorem in conservazione dei beni culturali all’Università di Bologna.

Montegridolfo è posizionata tra due valli, quella del Conca sul versante romagnolo e quella del Foglia sul versante marchigiano ed è sempre stata contesa nella storia: dai Malatesta, dai Montefeltro, dai Borgia, dai Veneziani e dalla chiesa.
Anche nel ‘900 continua in un certo senso questa contesa se pensiamo che il paese è stato teatro di battaglie durante la liberazione. Qui infatti passava la linea gotica, oggi documentata e ricordata da un museo dedicato.

Settantacinque anni fa nei mesi di agosto e settembre queste terre furono luogo di scontri tra tedeschi e alleati. Montegridolfo fu liberata il 31 agosto 1944 dal tenente Gerard Ross Norton, sudafricano, che superò la linea gotica con il suo plotone. Poco prima della scomparsa di Norton nel 2004, il comune gli concesse la Cittadinanza onoraria e le Chiavi della città.

RITORNO AL MARE

È ora di tornare, cambio percorso rispetto all’andata, passo da San Pietro subito dopo Montegridolfo, poi arrivo a Santa Maria del Monte e oltrepasso il Conca dal ponte nuovo di Morciano formando così un percorso a forma di otto.
Tra la raccolta delle olive e il rumore di motori dell’autodromo di Misano rientro verso l’Adriatico che lo scrittore Alfredo Panzini definì “romantico come un lago con tutte le dignità del mare”.

Raggiungere paesi e borghi in bici rende senz’altro l’esperienza di viaggio più intensa, forse per via del percorso più lento e le continue scoperte, forse per la fatica accumulata e ogni centimetro conquistato o forse perché come dice Gaber in una canzone “bisogna ritornare nella strada per conoscere chi siamo”.

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