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9 ricette per un aperitivo in stile emiliano-romagnolo

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9 ricette per un aperitivo in stile emiliano-romagnolo


Tempo stimato di lettura: 12 minuti

Idee per un aperitivo sfizioso in stile emiliano-romagnolo: nove piccoli capolavori da spizzicare in terrazzo.

Se pensavate di aver ormai cucinato di tutto in questo periodo, ecco la smentita. Sono tutte da provare queste idee per piccoli piatti sfiziosi e finger food. State organizzando l’ennesimo aperitivo online con gli amici in collegamento dal vostro terrazzo?
Ecco nove ricette dalla tradizione regionale, da Piacenza a Rimini: cominciate a sistemare i vassoi.


Torta con i fichi | Piacenza

A Piacenza la torta con i fichi dei frati del convento.

Questa buonissima torta nasce nel 1600 convento dei Gesuiti di Albarola di Vigolzone (PC).
I Gesuiti che viaggiavano per mezzo mondo, avevano portato a casa alcune piantine di fico. Nel giro di poco tempo c’erano talmente tanti fichi nel giardino del convento che per forza bisognava inventarsi qualche ricetta per conservarli. La torta è una di queste.

Ingredienti
Mezzo chilo di farina 00 (si possono aggiungere, volendo, 50 g di farina di mais)
150 g di burro
150 g di zucchero o miele
2 uova intere
1 dose di lievito
1 pizzico di sale
succo di due limoni
20 fichi di vario colore
3 fichi fioroni (sono i fichi che maturano prima, già in estate)
Mandorle amare o armelline – semi di albicocche.

Preparazione
Per prima cosa bisogna amalgamare tutti gli ingredienti (ad eccezione delle mandorle amare e dei fichi).
Quando si ottiene un bell’impasto molto morbido e omogeneo, lo si lascia riposare per circa un’ora.
Dopodiché si inizia a stendere la pasta con un matterello.
A parte sbriciolare delle mandorle amare e iniziare a stenderle sul fondo di una teglia.
Vi si stende sopra la pasta, in modo da formare una fodera e si bucherella con una forchetta .
Sopra lo strato di pasta si appoggiano i fichi della varietà bianca, verde e rossa, tagliati tondi e disposti in cerchio. Sopra come tocco finale di decora con i tre fichi fioroni.
Se non si trovano i fichi di vari colori, vanno naturalmente bene anche di un solo colore.
Preparare il forno e portarlo a circa 200° e infornare la teglia. Dopo circa 40 minuti, quando il colore
della porta di fichi è rossastra e ci sono rinsecchiti sfornare e lasciare riposare prima di servire.
Un’altra versione della torta prevede di mettere un altro strato di pasta sopra i fichi in modo che diventino il ripieno.

Dove lasciarsi trasportare mentre si mangia questo piatto
A Vigolzone, già famoso nel 218 a.C. perché è qui che Annibale sconfisse l’esercito romano di Scipione.
A due passi, c’è Grazzano Visconti, uno dei borghi più belli d’Italia.
Per passare una grande giornata scegliete una delle passeggiate naturalistiche che partono da Vigolzone.
Si cammina (o si pedala) lungo il fiume, antiche ferrovie, oasi protette, bellezza.

Info 
valnure.info

Prosciutto, miele e zenzero | Parma

A Parma la frutta diventa “stilosa” con Prosciutto DOP, miele e zenzero.

È più facile dire cosa NON si può fare con il Prosciutto di Parma…è così morbido, dolce e naturale (zero conservanti, zero additivi, solo vento e una lunga attesa) che va bene in ogni occasione.
Una ricetta più curiosa delle altre? Con la frutta, per stupire tutti.

Ingredienti per 4 persone
1/2 melone Cantalupo, piccolo, a polpa arancione, tagliato a fette
1/2 melone Gallia, piccolo, a polpa verde, tagliato a fette
1 papaya matura, sbucciata e tagliata a fette
1 pera grande, senza torsolo, tagliata a fette
succo di ½ limone
150 g di latte intero oppure di yogurt naturale
2 cucchiai di miele chiaro, fluido
1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato
8-12 fette di Prosciutto di Parma

Preparazione
Sistemare tutte le fette di melone su 4 piatti, unirvi la papaya e la pera.
Spruzzare alcune gocce di succo di limone.
Mescolare lo yogurt, il miele e lo zenzero.
Versare la miscela ottenuta in piccole ciotole da disporre accanto ad ogni piatto per intingolo.
Adagiare le fette di Prosciutto di Parma sulla frutta su ciascun piatto e servire.

Dove lasciarsi trasportare mentre si mangia questo piatto
In tutto il territorio di Parma, elegante città Capitale della Cultura 2020.
Se si parla di Prosciutto di Parma, bisogna andare a Langhirano dove c’è il Museo del Prosciutto di Parma. È all’interno dell’edificio dell’ex Foro Boario, un’architettura rurale degli anni ’20, splendidamente recuperata.

Info
parmawelcome.it

Mangiastecco al Parmigiano Reggiano | Reggio Emilia

A Reggio Emilia il mangiastecco al Parmigiano Reggiano, pronto in 10 minuti.

Per caso avete mai pensato a cosa contiene un pezzetto di Parmigiano Reggiano? Un cubetto da 25 grammi (diciamo poco più grande di un dado da brodo) copre il 36% del fabbisogno di calcio di una persona. E il 24% di fosforo. In più è iper-proteico: 32% è la sua quota.
Veramente è anche molto più buono di una compressa di un integratore. Ma questa è un’altra storia.

Ingredienti
100 g Parmigiano Reggiano
semi di sesamo o di zucca
pistacchi spezzettati o noci
maggiorana o altra erba aromatica
stuzzicadenti lunghi da spiedino

Preparazione
Grattugiare il Parmigiano Reggiano. Rivestire una teglia con carta forno. Sulla carta forno sistemare alcune cucchiaiate di Parmigiano Reggiano dando a ognuna di loro una forma circolare. Ci si può aiutare con uno stampino o un piccolo bicchiere rovesciato.
Mettere al centro uno stuzzicadenti lungo da spiedino.
Aggiungere a sopra il Parmigiano Reggiano grattugiato dei pistacchi oppure noci tritate oppure semi di zucca o di sesamo, un pizzico di maggiorana o di altre erbe aromatiche.
Infornare per circa sette minuti a 220°.
Lasciare raffreddare alcuni minuti, staccare delicatamente e servire.

Dove lasciarsi trasportare mentre si mangia questo piatto
Dalle placide campagne del Po fino all’Appennino più verde del Parco Nazionale Tosco Emiliano. Qui c’è una rete di sentieri che disegna luoghi di incanto. Si possono noleggiare le Parco Bike, biciclette a padalata assistita, per fare sport in libertà, senza faticare troppo.

Info
turismo.comune.re.it

Torcetti al Lambrusco | Modena

A Modena i Torcetti al Lambrusco e uvetta fanno più dolce la vita.

Il Lambrusco è il vino più socievole che esista. Sarà per le bollicine che mettono allegria, sarà per il colore, una gamma di rossi traboccanti di energia, per il suo bouquet floreale e poi perché, se prodotto da una buona cantina del territorio, è un vino eccellente da compagnia.
Con il Lambrusco a Modena ci si impastano anche dei piccoli biscotti, come questi torcetti
(ricetta di saltandoinpadella.com).

Ingredienti
250 g di farina
70 ml di olio di semi
70 ml di Lambrusco
80 g di zucchero
1/2 cucchiaino di ammoniaca per dolci (o 1 cucchiaino di lievito per dolci)
uvetta
sale un pizzico
zucchero semolato per la superficie

Preparazione
Setacciare la farina con il lievito o l’ammoniaca e aggiungere l’uvetta.
Emulsionare l’olio con il vino, aggiungere lo zucchero, il sale e mescolare.
Unire i mix e impastare il tutto.
Formare con l’impasto dei piccoli cordoni dello spessore di un mignolo e unirli alle due estremità formando le ciambelline.
Passare le ciambelline nello zucchero semolato solo da un lato e posizionarle sulla placca (rivestita di carta forno) con la parte zuccherata verso l’alto.
Cuocere in forno caldo a 180°per 18-20 minuti, fino a che risultano dorate.
Lasciar raffreddare e conservare in un contenitore di vetro o latta a chiusura ermetica.

Dove lasciarsi trasportare mentre si mangia questo piatto
Un piccolo borgo medievale. Un castello che potrebbe raccontare tante storie. Una piazza con una pavimentazione a grandi scacchi bianchi e neri dove si disputano dei tornei di Dama vivente (con persone I carne ed ossa al posto delle pedine). Questo è il paese di Castelvetro di Modena, dove nasce il Lambrusco Grasparossa.
Fra torri, campanili e piccole botteghe, ci sono colline così rasserenanti che sembrano dire: ehi, cosa stai aspettando per una passeggiata ?

Info
terredicastelli.eu

Crescentine e Mortadella IGP | Bologna

A Bologna con crescentine e Mortadella IGP “non ce n’è più per nessuno”.

Quando plana in tavola questa accoppiata, non ce n’è più per nessuno: crescentina fritta bollente e Mortadella IGP, il salume bolognese famoso in tutto il mondo.
A Bologna, è facile trovare osterie e piccole trattorie che servono questa bontà, ma anche a casa si può provare a riproporre questo pezzo di Bologna con la ricetta giusta e i prodotti originali (ricetta di bolognawelcome.com).

Ingredienti
1 kg di farina 00
1 cubetto di lievito fresco
2-3 cucchiai di olio extravergine
2 cucchiai di sale fino
acqua tiepida
latte intero

Preparazione
In una ciotola stemperare bene il lievito nell’acqua. Setacciare la farina con il sale e disporla a fontana.
Al centro mettere il lievito sciolto nell’acqua tiepida e l’olio.
Impastare e lavorare bene aggiungendo il latte fino ad ottenere una pasta morbida ed omogenea.
Mettere l’impasto in una ciotola e coprirla con uno strofinaccio umido. Lasciare lievitare per almeno 2 ore.
Tirare la pasta in una sfoglia alta 3-4 mm e tagliarla a piccoli rombi.
Friggere le crescentine, poche per volta, nello strutto o in olio di semi di arachide.

Le crescentine vanno servite caldissime, accompagnandole con mortadella, salumi, formaggi freschi e morbidi, sottaceti e sott’oli. Per ottenere un fritto asciutto, aggiungere all’impasto un cucchiaino di aceto.

Dove lasciarsi trasportare mentre si mangia questo piatto
Un borgo fuori dal tempo e avvolto in una pace assoluta è Dozza. Qui, all’ombra del castello, ogni piccola casa è un’opera d’arte colorata e fantastica: le case del borgo sono coperte da murales, firmati da artisti che arrivano a Dozza ogni due anni da tutto il mondo per il concorso Muro Dipinto. È anche per questo uno dei Borghi più Belli d’Italia.

Info
imolafaenza.it

Cipolla marinata e anguilla | Ferrara

A Ferrara cipolla in sciroppo di zucchero con l’anguilla marinata.

L’anguilla selvatica di Comacchio è un presidio Slow food.
Comacchio è un borgo sul Delta del Po che per secoli ha vissuto con la pesca delle anguille che però ci sono soltanto da novembre a gennaio.
Ecco perché è così importante conservarle, per garantirsi qualcosa da mangiare tutto l’anno.
Alla Manifattura dei Marinati si lavorano le anguille allo stesso modo come si faceva nel 1600.
L’anguilla viene lavata, tagliata e cotta allo spiedo negli antichi camini a legna.
Poi è inscatolata in bei barattoli di latta, immersa in una salamoia di aceto di vino bianco, sale e alloro.
Ecco una ricetta sfiziosa per gustarla (ricetta di imarinatidicomacchio.it).

Ingredienti per quattro persone
600 g anguilla marinata
400 g cipolle rosse dolci
200 g zucchero semolato
1 ciuffetto di prezzemolo

Preparazione
Sbucciare la cipolla rossa, tagliarla a fettine sottili, metterla a bagno con acqua e zucchero per almeno un’ora. Dopodiché saltarla leggermente in padella con tutto il liquido: si formerà così uno sciroppo di zucchero.
Disporre la cipolla in un piatto fondo, aggiungere anche lo sciroppo di zucchero, unire l’anguilla marinata con una spolveratina di prezzemolo tritato.
Decorare con fette di arancia e ciuffetti verdi di prezzemolo riccio

Dove lasciarsi trasportare mentre si mangia questo piatto
Comacchio è chiamata la piccola a Venezia per il suo incanto e perché è attraversata da canali di acqua dove girano piccole barche di legno.
Ha case colorate che si affacciano sui canali dove nuota qualche anatra e bei ponti barocchi. Il più scenografico è il Trepponti.
È lontana dalle classiche rotte turistiche, perciò c’ è sempre un’atmosfera di pace e di silenzio.
Pedalando cinque minuti si è già nel Parco del Delta del Po fra laghi salmastri, casoni dei pescatori, boschi e fenicotteri rosa.

Info
visitcomacchio.it

Sformatino ai filetti di triglia con Olio di Brisighella DOP | Ravenna

A Ravenna lo sformatino ai filetti di triglia con Olio di Brisighella DOP e Sale dolce di Cervia.

Non c’è bisogno di essere un raffinato sommelier dell’olio per capire la differenza fra un buon olio d’oliva extravergine e quel fuoriclasse che è l’Olio di Brisighella DOP. Basta assaggiarlo una volta e si impara la lezione all’istante. Perfetto per condire a crudo o per le bruschette, ecco una ricetta un po’ creativa per goderne al massimo il sapore (ricetta di agricoltura.regione.emilia-romagna.it).

Ingredienti per 6 persone
1/2 litro latte
100 g di farina
100 g di burro
1 bel mazzetto di erbe aromatiche (timo, maggiorana, basilico)
6 filetti di triglia nostrana (si può sostituire con un altro pesce azzurro)
olio di Brisighella Dop
sale dolce di Cervia
stampini per gli sformati

Preparazione
Si comincia con il preparare la besciamella che dovrà essere piuttosto consistente. Tagliare il burro a pezzetti e sciogliere lentamente in un pentolino a fuoco molto basso (non deve attaccarsi al fondo).
Non appena è sciolto, togliere dal fuoco e unire un po’ per volta la farina, sempre continuando a mescolare, fino a ottenere una salsa omogenea e senza grumi.
Riportare il pentolino sul fuoco per scaldare la crema ottenuta, fino a farla diventare di un colore ambrato (ci vorranno un paio di minuti).
Nel frattempo versare il latte in un’altra casseruola e metterlo a scaldare. Fare attenzione che il latte non raggiunga mai una temperatura alta (massimo 60-70°).
Togliere dal fuoco la crema ambrata di burro e farina e aggiungervi a filo il latte caldo sempre continuando a mescolare con una frusta a mano.
Riportare il composto sul fuoco a fiamma bassa e continuare la cottura, mescolando, finché la besciamella non si è addensata al punto desiderato.
Tritare le erbette aromatiche.
Unire tutti gli elementi e regolare di sale e pepe.
Ungere gli stampini e riempire con il composto di besciamella ed erbette.
Mettere in forno a 160° gradi per 20 minuti.
Nel frattempo con l’Olio di Brisighella scaldare a fuoco vivace sei filetti di triglia.
Comporre il piatto mettendo lo sformatino alle erbette aromatiche e a lato i filetti di triglia.
Guarnire il piatto con alcune foglioline di erbette aromatiche.
Un filo di olio extravergine di Brisighella a crudo completerà il piatto.
Vino consigliato: Albana di Romagna Docg

Dove lasciarsi trasportare mentre si mangia questo piatto
Brisighella è uno dei Borghi più Belli d’Italia. Un angolo di Medioevo rimasto immutato nel tempo, circondato da verde e colline. C è un dedalo di viuzze da scoprire passo dopo passo. Fino ad arrivare alla più bella di tutte: la Via degli Asini, una bizzarra strada coperta, sopraelevata e illuminata da mezzi archi.

Info
brisighella.org

Migliaccio di grano al formaggio di fossa | Forlì

A Forlì si spizzica il Migliaccio di grano al formaggio di fossa

Il migliaccio di grano (si chiama così perché una volta si faceva con la farina di miglio), è un piatto ricco. È un bel ciambellone con dentro uova, latte, pecorino e con il tocco finale del formaggio di fossa. Basta stappare una bottiglia di Sangiovese, affettare un migliaccio e in cucina è già festa.
Non è difficile prepararlo, è pronto in meno di un’ora (ricetta di romagnaatavola.it).

Ingredienti per quattro persone
150 g di farina di grano (volendo si può usare in parte anche farina di mais)
100 g di pane grattugiato
80-100 g di formaggio pecorino grattugiato
mezzo litro di latte
quattro o cinque uova
1 cucchiaio da tavola di olio extravergine di oliva
strutto o burro (o olio) per ungere la teglia
1 l di acqua
un pizzico di bicarbonato e di noce moscata
una spolverata di formaggio di fossa
sale e pepe q.b.

Preparazione
Mescolare con una frusta e la farina, il formaggio e le uova. Aggiungere il latte insieme a un po’ di acqua.
Mescolare bene per fare amalgamare gli ingredienti, poi aggiungere olio, bicarbonato, noce moscata, sale, pepe e resto dell’acqua.
Ungere di strutto una teglia che abbia una dimensione tale che, versando il composto, questo abbia uno spessore di circa 2 cm. Mettere in forno già caldo a 150° e far cuocere per circa 30-35 minuti fa, fino all’addensamento del composto.
Durante la cottura, bisogna controllare che non si formino delle bolle che, eventualmente, vanno forate con una forchetta.
Il migliaccio è cotto quando si forma una leggera crosta appena bruciata, oppure si può controllarne la consistenza a fondando la lama di un coltello che ne deve uscire pulito.
Tagliare a quadrotti il migliaccio e sistemarlo nel piatto di portata.
Come tocco finale, grattugiare sopra un po’ di aromatico formaggio di fossa. Servire ben caldo.

Dove lasciarsi trasportare mentre si mangia questo piatto
Il Parco Nazionale Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna è una vasta foresta boscosa che si estende sull’Appennino e i crinali fra Romagna e Toscana. Cascate, corsi d’acqua, abbazie medievali, foreste rimaste intatte da mille anni. Fra i borghi del parco c’è Bagno di Romagna, premiato dal Touring con la Bandiera Arancione.

Info
bagnodiromagnaturismo.it

Cassone con le erbette | Rimini

A Rimini il cassone con le erbette si mangia a qualsiasi ora

Difficile dire se è più buona la famosa piada o il panciuto cassone con le erbette. La differenza è che la piada si farcisce dopo la cottura, i cassone (detto anche crescione o cascione) è viene farcito a crudo con erbe selvatiche, bietole, o spinaci e poi cotti sul testo rovente a forma di mezzaluna o di rettangolo.

Ingredienti
Per l’impasto

500 g di farina 00
80 g di strutto (si può sostituire con olio extravergine)
un pizzico di sale
Per il ripieno
1,5 kg di erbette fra bietole e spinaci
olio q.b.
1 spicchio di aglio

Preparazione
Per l’impasto: disporre la farina a fontana, aggiungere un pizzico di il sale e lo strutto e acqua (c’è chi usa una parte di acqua frizzante) – se ne aggiunge tanta quanta ne serve a rendere l’impasto morbido ed elastico. Lavorare e impastare per qualche minuto. Dividere la pasta in 6 parti uguali e dare a ognuna di queste una forma circolare schiacciata. Lasciare riposare i sei panetti per 30 minuti coperti da un canovaccio.
Intanto lavare bene le erbette, farle appassire in una casseruola con il coperchio e con un po’ di acqua (va bene quella del lavaggio).
Dopo circa 5 minuti, scolarle e tritarle. Soffriggere l’aglio nell’olio, fatevi saltare le bietole per una decina di minuti e regolate di sale. Eliminare l’aglio e lasciare raffreddare.
Stendere con il matterello i dischi di pasta in sfoglie sottili e farcire ogni disco con la verdura cotta.
Richiudere a mezzaluna e sigillare bene le estremità con i rebbi di una forchetta e poi eliminare la pasta in eccesso con una rotella. Cuocere i cassoni su una piastra rovente da entrambi i lati per circa due minuti, o comunque fino a quando saranno tutti belli dorati. Servire immediatamente.

Dove lasciarsi trasportare mentre si mangia questo piatto
Il cassone con le erbe si mangia in tutta la Romagna. Si trovano i chioschi che vendono piadine e cassoni cotti sul momento. Un cassone può essere l’accompagnamento perfetto durante una passeggiata sul molo di Rimini per godersi in silenzio il tramonto sul mare. La palata, cioè appunto il molo, era uno dei luoghi del cuore del regista Federico Fellini. Quest’anno la sua città, Rimini, celebra i suoi 100 anni con un nuovo museo internazionale che sarà aperto a fine anno.

Info
riminiturismo.it

Autore:

Giornalista e mamma.
Ho preso a scrivere a 6 anni, non mi sono più fermata. Ottimista. Traveller.

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