Bologna, la città dei portici

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Bologna, la città dei portici


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Non esiste al mondo una città con tanti portici quanti ne possiede Bologna: tutti insieme, considerando solo il centro storico, misurano in lunghezza più di 38 km, che raggiungono i 53 km contando quelli fuoriporta.

Un primato internazionale, senza dubbio, che la città acclama da più di 900 anni con orgoglio e vanto, e che oggi – insieme alle sue torri e ai suoi golosissimi tortellini – rappresentano i maggiori tratti identitari di questo centro abitato nel cuore dell’Emilia Romagna.

Alti, larghi, stretti e lunghi: i portici di Bologna sono il vero soggiorno della città, una metafora dell’accoglienza che offre in ogni stagione un riparo sicuro a chiunque si trovi a camminare lungo di essi.

Sono il luogo del ritrovo e della socialità, sono le vie dello shopping ma anche dei locali, le vie dei musei e delle gallerie d’arte. Sono l’ombrello sotto il quale ripararsi quando piove ma anche il posto ideale per cercare refrigerio durante le afose giornate estive.

Sono uno dei siti d’Italia candidati a diventare Patrimonio Unesco dell’Umanità.

Il portico di Santo Stefano, Bologna

Il portico di Santo Stefano, Bologna | Foto © matteo_santori, via Wikimedia

Ma come sono nati i portici di Bologna?

All’origine di queste incredibili bellezze architettoniche, sembra assurdo, ci fu un vero e proprio abuso edilizio messo in atto durante il periodo medievale.

Fu sul finire dell’anno Mille (la prima testimonianza storica risale all’anno 1041) che i bolognesi non potendo allargare oltremodo le loro abitazioni sia in altezza che nel perimetro, attuarono un ingegnoso stratagemma per ovviare a questo limite, prolungando il solaio della propria casa verso l’esterno.

In un primo momento si pensò alla creazione di sporti, ovvero a delle specie di balconi in legno sorretti dal prolungamento delle travi portanti del solaio; successivamente, visto l’aumento dei volumi, si intervenì con la costruzione di colonne di sostegno provenienti dal basso.

I portici favorirono l’espansione di attività commerciali e artigiane, oltre a rendere i pianterreni più abitabili e puliti, isolati dalla sporcizia delle strade.

Il portico delle Case Reggiani-Seracchioli, Bologna

Il portico delle Case Reggiani-Seracchioli, Bologna | Foto © facciamoungiroincentro.blogspot.com

Visto l’aumento della popolazione in città dovuta alla presenza dell’Università e alla forte migrazione dal contado, nel 1288 il Comune di Bologna fu costretto a intervenire per regolamentare questa pratica edilizia.

Fu stabilito l’obbligo di costruire un portico in muratura per ogni abitazione, seguendo dettami tecnici ben precisi: dovevano essere alti e larghi almeno 2,66 metri per permettere il transito di un uomo a cavallo, e i banchi degli artigiani e dei venditori non dovevano impedire il libero passaggio.

Non tutti rispettarono queste normative, soprattutto nei quartieri più poveri, come attestano i verbali dell’epoca e come rilevano ancora oggi i portici con le loro forme e dimensioni differenti.

Più tardi, successivi statuti, come quello del 1352, imposero per i nuovi edifici un’altezza e una profondità maggiore di 3,60 metri e tutta una serie di regole che ancora oggi vengono rispettate.


I portici di Bologna oggi

Nati senza un preciso piano regolatore e in tempi diversi, è impossibile trovare due portici uguali l’uno all’altro.

Alcuni rari portici medievali in legno sono sopravvissuti fino ai nostri giorni. Per vederli con i propri occhi basta, ad esempio, cercare la suggestiva Casa Isolani in Strada Maggiore (risalente al XIII secolo), oppure dirigersi all’inizio di via Santo Stefano per ammirare i porticati delle Case Reggiani-Seracchioli o di Casa Azzoguidi-Rubini in via San Niccolò. Tra gli otto porticati in legno che la città conserva, quello più recente è sicuramente quello di via Gombruti 17, costruito nel XV secolo.

Al periodo rinascimentale risalgono il portico laterale della basilica di San Giacomo Maggiore in via Zamboni, quello di Palazzo Bolognini-Isolani e delle Case Beccadelli in Piazza Santo Stefano, oppure le arcate decorate con motivi floreali del Palazzo del Podestà e l’altissimo portico “dei Bastardini” in via D’Azeglio.

Leggermente più tardo, invece, il grande portico del Paviglione (139 metri e 30 arcate), una lunga loggia che si estende da Via De’ Musei fino a Via Farini, e che si apre nel suo ultimo tratto allo storico edificio dell’Archiginnasio.

Il portico di San Luca, Bologna

Il portico di San Luca, Bologna | Foto © interno19.com

C’è poi il portico più LARGO che è quello della basilica di Santa Maria dei Servi in Strada Maggiore; quello più ALTO del Palazzo dell’Arcidiocesi di Bologna, in via Altabella, che sfiora i 10 metri d’altezza; quello più STRETTO di Via Senzanome con i suoi 95 cm.

E, infine, il Portico di San Luca che, con i suoi 3.796 metri di lunghezza e 664 archi, è il portico più LUNGO al mondo. Un portico che è molto di più una semplice struttura architettonica. Si tratta di un simbolo religioso e civile per tutta la città, che dal 1700 percorre questa lunga strada per venerare l’immagine sacra della Madonna di San Luca e al contempo ammirare la bellezza di Bologna dall’alto del Colle della Guardia.

Autore:

Davide Marino nasce come archeologo ma finisce per fare altro. Razionale ma non metodico, lento e appassionato. Un giovane entusiasta dai capelli grigi

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