[ParlamiditER #290] Ravenna: i Barbari tra guerre, potere e gusto per l’arte

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[ParlamiditER #290] Ravenna: i Barbari tra guerre, potere e gusto per l’arte


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Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Anno 488 d.C.

Dalle lande remote dell’Europa orientale, un esercito immenso è in marcia verso l’Italia.
Al seguito dei soldati ci sono donne e bambini, con cavalli e carri stracolmi di armi, vettovaglie e tutto il necessario per la vita quotidiana. C’è chi dice che questo sconfinato drappello sia composto da circa 300.000 effettivi.
Una nazione intera, tumultuosa ed agguerrita, si dirige sinistra verso le terre dell’ex Impero d’Occidente.
E alla testa dell’armata vi è lui, il capo supremo: Teodorico, il re degli Ostrogoti.

Teodorico ha poco più di 30 anni quando si getta nell’impresa arditissima che tra poco racconteremo, ma aveva già avuto una vita ricca di colpi di scena. Poco più che bambino, era stato spedito dal padre a Costantinopoli come ostaggio a garanzia di un trattato tra i barbari e l’Impero d’Oriente. Nella capitale imperiale aveva appreso la cultura bizantina e studiato la politica e la macchina burocratica statale.

Ritornato in patria dopo circa 10 anni di esilio forzato, a soli 20 anni fu nominato re degli Ostrogoti. Con il suo popolo, dalla Pannonia – una regione compresa grosso modo tra le attuali Ungheria, Austria, Slovenia e Croazia – decise di spostarsi nella zona della Mesia inferiore (in Bulgaria), ai confini con l’impero d’Oriente.
E questa è la mossa da cui prenderà avvio la campagna italica. Infatti, Zenone, l’imperatore d’Oriente, sentiva forte la pressione degli Ostrogoti ai confini, ormai troppo vicini a Costantinopoli, e decise di sviarne il potenziale attacco incoraggiandoli a guerreggiare contro Odoacre – il re degli Eruli che nel 476 d.C. aveva deposto l’ultimo imperatore d’Occidente.

L’occasione è troppo ghiotta per rinunciarvi e Teodorico, insignito del titolo di patricius, si mise alla testa del suo popolo con l’obiettivo di raggiungere Ravenna, ultima capitale dell’impero d’Occidente e nuovo quartier generale del regno di Odoacre. Ma la spedizione fu più problematica del previsto. Odoacre si dimostrò un osso duro e dopo svariate battaglie nel nord Italia Teodorico mise un lunghissimo assedio a Ravenna, che si concluse soltanto nel marzo dell’anno 494 d.C.

In realtà, per vincere la resistenza del re degli Eruli, Teodorico patteggiò una co-reggenza con Odoacre. Probabilmente una delle co-reggenze più brevi della storia. Dopo solo 10 giorni, Odoacre venne accusato di tradimento e fu fatto uccidere. E in questo modo Ravenna rimase unicamente nelle mani di Teodorico.
Qui egli morì e qui ancora oggi è possibile ammirare il suo mitico mausoleo.


8 monumenti UNESCO

Il sito UNESCO denominato “Monumenti Paleocristiani di Ravenna” è costituito da 8 monumenti siti nella città, attuale capoluogo di provincia dell’Emilia-Romagna:

  • il Mausoleo di Galla Placidia
  • il Battistero Neoniano
  • il Battistero degli Ariani
  • la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo
  • la Cappella Arcivescovile
  • il Mausoleo di Teodorico
  • la Basilica di San Vitale
  • la Basilica di Sant’Apollinare in Classe

Le mirabili costruzioni, edificate tra il V ed il VI secolo d.C., sono lo specchio dello splendore raggiunto da Ravenna in questo periodo storico, quando la città fu prima capitale dell’Impero Romano di Occidente, poi quartiere generale dei primi regni barbarici e infine sede dell’esarcato bizantino (cioè dell’apparato amministrativo con cui Costantinopoli governava i territori italiani).

Il primo edificio della lista, il Mausoleo di Galla Placidia – pur se di piccole dimensioni – è per storia e qualità artistica uno dei monumenti principali di Ravenna e dell’intera fase paleocristiana. Galla Placidia è la sorella di Onorio, il primo imperatore d’Occidente, che nel 402 d.C decide di trasferire la capitale dell’impero da Milano a Ravenna. Una decisione che farà la fortuna della città, portandola alla ribalta dell’intera scena europea per più di due secoli. Il mausoleo è una piccola struttura con pianta a croce greca, rivestita esternamente con un semplice paramento in mattoni a faccia vista. All’interno sembra quasi di immergersi in un mondo parallelo: i mosaici, bellissimi e sfavillanti, occupano tutta la superficie a disposizione. L’apparato decorativo raggiunge l’apice nella cupola – non visibile dall’esterno – dove su uno sfondo blu si staglia una croce e numerose stelle con i simboli dei quattro evangelisti agli angoli.

Anche il Battistero Neoniano, anche detto degli Ortodossi, risale alla prima delle tre fasi viste prima, in quanto fu edificato nei primi anni del V secolo d.C. A pianta ottagonale e con il rivestimento esterno in mattoni, all’interno si caratterizza per lo splendido mosaico posto al centro con la raffigurazione del battesimo di Cristo nelle acque del fiume Giordano – una delle rappresentazioni più antiche in assoluto ancora oggi conservate di questo episodio sacro della vita di Gesù.

Teodorico, oltre ad imporre il potere delle tribù barbare, importò in Italia anche la religione di queste genti. Sono cristiani, ma di una corrente che nega la natura totalmente divina del Cristo. I loro adepti sono detti ariani perché seguaci degli insegnamenti del Vescovo Ario, malgrado la scomunica di tale dottrina nel Consiglio di Nicea del 325 d.C. Il Battistero degli Ariani appartiene a questo nuovo corso della storia di Ravenna, ma formalmente è molto simile al precedente: pianta ottagonale, mattoni all’esterno e mosaici all’interno con l’immancabile raffigurazione del battesimo di Cristo (ma questa volta secondo i canoni ariani) al centro della cupola.

Battistero degli Ariani (Ravenna)

Ravenna, Battistero degli Ariani | Ph. Archivio Fotografico Comune di Ravenna

La Basilica di Sant’Apollinare Nuovo fu fondata da Teodorico, nei pressi del suo palazzo, come chiesa palatina di culto ariano. Più tardi con la riconquista dei Bizantini, fu trasformata in chiesa cattolica e dal IX secolo dedicata a Sant’Apollinare. L’esterno è caratterizzato dalla semplice facciata con portico sormontato da un timpano e dal pregevole campanile cilindrico. L’interno presenta uno dei maggiori cicli musivi di Ravenna, con decorazioni risalenti sia all’epoca di Teodorico che a quella bizantina successiva, come le processioni dei Martiri e delle Vergini lungo le pareti della navata principale.

La Cappella Arcivescovile è unica nel suo genere perché rappresenta il solo modello, ancora oggi visibile, di cappella di questo tipo giunta fino a noi dall’epoca paleocristiana. Costruita durante il regno di Teodorico, è in realtà l’esaltazione della figura del Cristo in chiave anti-ariana. È un piccolo edificio con pianta a croce greca preceduta da un vestibolo con copertura a botte. Nel classico stile ravvenate, tutta la parte superiore della struttura è completamente ricoperta da meravigliosi mosaici.

Il monumento esemplare dell’epoca del dominio barbaro è il Mausoleo di Teodorico, il monumento funebre che il re si fece costruire per ospitare le sue spoglie mortali. Abbandonati i rivestimenti in mattoni, qui domina la bianca e monumentale pietra d’Istria. Il corpo principale a dieci lati si innalza su un basamento e a sua volta regge la straordinaria cupola monolitica, costituita da un unico blocco di pietra.

Con la Basilica di San Vitale entriamo nella terza fase ravennate, quella propriamente bizantina. Giustiniano – all’epoca imperatore d’Oriente – dà il via alla guerra gotico-bizantina e intorno alla metà del VI secolo d.C. le sue truppe conquistano Ravenna. La splendida basilica, a pianta ottagonale, conserva all’interno il luminoso ciclo musivo raffigurante le processioni dei regnanti bizantini: da un lato l’imperatore Giustiniano ed il suo seguito e dall’altro l’imperatrice Teodora – moglie di Giustiniano – con la sua corte.

Fuori dalla città, nei pressi dell’abitato di Classe, in aperta campagna, si colloca la Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Uno dei maggiori esempi di architettura paleocristiana, famosa per il mirabile mosaico che adorna il catino absidale raffigurante Sant’Apollinare circondato da 12 pecore (che richiamano i 12 apostoli) in un paesaggio verdeggiante e sovrastato dalla grande croce dorata che si staglia sul cielo stellato.

Basilica di Sant'Apollinare in Classe

Ravenna, Basilica di Sant’Apollinare in Classe | Ph. Giacomo Banchelli

Contenuto a cura di Roberto Giarrusso, autore del blog www.thearteller.com

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