[Parlami di tER] L’intimità della Piazza Maggiore

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[Parlami di tER] L’intimità della Piazza Maggiore


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Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima. Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Intimità e piazza? Non è forse un ossimoro? Credo di no.
Perché Bologna, se la guardi dall’alto, è fatta da una grande piazza con la città attorno: da una parte le colline di lunapoppiana memoria e dall’altra “la bassa”, la pianura padana.

Per entrare in città si passa attraverso delle vere e proprie porte e poi, senza troppe domande, seguendo il flusso delle principali vie, ci si ritrova nella piazza più grande, quella Maggiore.
Arrivati lì, non è raro vedere qualche “giovine” intento a parlare al proprio personal computer: non si tratta di una performance artistica, perchè grazie alla copertura wireless, si accede al web così, seduti sui gradoni della chiesa di S.Petronio, o sotto i portici, o in qualunque posizione, l’immagine di studenti, di turisti e di bolognesi, che conversano con il resto del mondo, è solita.

Studenti, turisti e bolognesi: ecco alcune delle categorie che in città si sfiorano e raramente si mischiano eccetto che nella Piazza Maggiore: solo lì, all’ombra del Comune, dove c’è la farmacia sempre aperta ed una fontana pubblica, dove c’è la Sala Borsa, luogo in cui si comprava e vendeva, e dove ora si mangia cultura, tutti si sentono parte di una stessa città.
Il mio punto di vista sulla piazza è privilegiato, o almeno lo era fino a poco tempo fa visto che ho vissuto lì, a 50 metri dalla piazza, per circa 3 anni: scendevo presto la mattina per andare al lavoro e la trovavo già indaffarata.  Tornavo di fretta per un pranzo e incrociavo il musicista di turno. O la burattinaia.

Perché, come in una piazza che si rispetti, in Piazza Maggiore ci si incontra: lì ci sono le manifestazioni, gli scioperi e i concerti. Il cinema d’estate con la sua magia. E la politica: quest’anno, prima delle elezioni ho assistito, quasi fosse una sfida, a tutti i comizi: Bossi, Tremonti, Grillo, Bersani, Vendola, Prodi…tutti passano ma lei rimane lì, sempre uguale e sempre diversa perchè Piazza Maggiore è un simbolo.
, in quel rettangolo di 115 metri per 60 metri, i bolognesi, nuovi, presunti e di vecchia data, si sentono a casa.

Poi viene la domenica di Piazza Maggiore: gli umarell, i bolognesi maschi di una certa età, diventano protagonisti della scena. Si ritrovano in un angolo, sempre quello per non sbagliare, per parlare di politica e calcio e di solito hanno il giornale sottobraccio e gesticolano. E parlano bolognese.
Attorno, una serie indefinita di piccoli eventi, si susseguono in un incessante performance: tra i miei preferiti c’è un gruppo jazz con contrabbasso, banjo e batteria, poi un duo blues con chitarra e voce, c’è un pagliaccio che regala sorrisi e palloncini ai bambini, e sempre più spesso, e sempre con mio grande stupore, arriva una tastiera che intona musica dell’Est. Così, in poco tempo, genti bionde con mani da lavoro allegramente dimenticano che il giorno dopo è lunedì.
Per me, passare da lì, era diventato un gioco, una sfida: trovare un drone telecomandato che fotografava i palazzi o incrociare gruppi di turisti giapponesi era il momento felliniano che si accompagnava alla malinconia di uno spazio silenzioso. Come quando suona la biondissima rasta cantante folk:  spring si chiama e la sua voce, accompagnata da una chitarra acustica, giusto dopo cena, sempre nella stesso angolo, conciliava.
Lì sono arrivati i papi e le rock band ma è la gente a rendere questa piazza quella Maggiore.

Queste mie poche righe sono un mio piccolo e umile omaggio a Bologna che, anche dopo 15 anni, non smette di cullarmi.
La foto viene da qui.

Autore:

Michele d’Alena, nato veneto e rugbista, a 20 anni capisce che è meglio diventare bolognese. Ama i social media e coordina TagBoLab, il laboratorio di marketing territoriale nel web 2.0 del Corso di Laurea Magistrale in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale dell’Università di Bologna. Vive e si diverte occupandosi di comunicazione e marketing per enti pubblici, privati e noprofit sempre con particolare attenzione alla ricadute sociali.

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