[Parlami di tER #39] Il mio mare

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[Parlami di tER #39] Il mio mare


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Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima

Per me, nata in un piccolo paese della bassa reggiana, il desiderio di vedere il mare, quando ero bambina, è sempre stato molto forte.

Le vacanze allora, siamo ai primi anni 50, i ragazzi le trascorrevano per lo più aiutando i genitori nel loro lavoro, la maggior parte nei campi. La mia famiglia gestiva il mulino del paese e io , mia sorella e i miei cugini eravamo impegnati ad eseguire piccoli lavoretti, adatti alla nostra età, legati a questa attività.

la sirenetta e il suo babboLa domenica pomeriggio andavo spesso con il mio papà a pescare nei vari canali che esistono tuttora nel nostro territorio. Qualche volta ci spingevamo anche fino al fiume Po a Guastalla. Io ero molto affascinata e anche un po’ turbata, quando attraversavamo il ponte posato sulle barche, però quello strano dondolio mentre passavi ti dava anche un certo senso di avventura.

Dei canali e del grande fiume non vedevi la loro fine però erano ben delimitati dalle loro sponde, l’acqua scorreva lentamente e tutto questo mi infondeva sicurezza. Il mare, invece, nel mio immaginario lo vedevo immenso, con enormi cavalloni e popolato da grandi cetacei e pesci di grosse dimensioni. Forse perché così era descritto in alcune fiabe che mi avevano raccontato.

Tutti gli anni la mia famiglia (mia sorella e i miei genitori) era solita fare una gita. Nell’anno 1955 finalmente la meta designata fu Rimini e, quindi, il sospirato mare. In paese c’era un signore che gestiva il “servizi o pubblico” con un’auto di sua proprietà (quelli che oggi chiamiamo taxi); dovevi prenotarti per tempo per essere sicuro che lui fosse disponibile e nel contratto di trasporto era compreso anche il vitto per l’autista.

Mia madre, il giorno prima della partenza, preparò un bel pollo arrosto già porzionato, frittata, uova sode e la torta margherita, ricetta della zia Nerina (tutto burro, tanto che dovevi avvolgerla in almeno due canovacci per non ungerti). Il giorno stabilito si partì al mattino presto, verso le 4, per evitare la calura (era agosto) e si arrivò a destino quando la spiaggia era ancora deserta.

Subito rimasi incantata dalla vastità e dalla calma di tanta acqua di cui non potevo immaginare i contorni e i limiti. Le onde non erano minacciose, anzi, invitanti con il loro andare e venire con grazia e leggerezza quasi volessero imitare un balletto di danza classica. Mi trovai subito rassicurata e desiderosa di prendere contatto con questo mare riscoperto così alla mia portata. Tolsi i vestiti e, rimasta con le mutandine di stoffa (modello ascellare e fatte dalla mia mamma) piano piano iniziai a procedere nell’acqua conquistando il tanto desiderato mare. Non vedevo né balene, né minacciose onde e, quando fui quasi completamente
immersa, provai una grande calma e serenità: il mare era mio amico.

Il mio papà, appassionato di fotografia, immortalò con alcune immagini la giornata ed ecco qui la piccola sirena di 7 anni insieme al suo grande, bello, meraviglioso babbo.

La signora Ita abita ancora nella bassa reggiana, al mare ci è tornata spesso con la sua famiglia ma oggi alla calura del mare preferisce la brezza dei colli. Nonna occupata a tempo indeterminato, cuoca per passione, si ripromette sempre di scrivere un libro per raccogliere i ricordi e le ricette della sua infanzia, chissà che questo non sia un inizio.

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