[Parlami di tER #17] Augusto Farneti, una persona che dovreste conoscere

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[Parlami di tER #17] Augusto Farneti, una persona che dovreste conoscere


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Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Questa è la storia di un incontro con un uomo, come ce ne sono tanti in Italia, che è molto più attento alla sostanza che alla forma in un tempo in cui i pesi di questo binomio sono decisamente invertiti.
Infatti, quando mi è stato chiesto di scrivere una storia con a tema l’Emilia Romagna, ho pensato di scrivere non tanto di una gara o di una casa automobilistica, ma di una persona che rappresentasse un certo modo di vedere i motori in questa regione.
Anche se in questo caso si può parlare più di un “personaggio”, famoso in un mondo che non è quello del gossip o del lifestlye ma dei motori d’epoca. Uno che è una vera “icona” fra gli esperti del motociclismo il suo nome è Augusto Farneti.

Il personaggio in questione me lo vidi per la prima volta davanti, con una faccia da gatto invecchiato, quando ancora bazzicavo alla Ducati ed entrò nel mio ufficio come riminese. Riconoscendo in un certo modo di parlare l’accento della mia infanzia, per me romagnolo ormai tradito da 15 anni di vita bolognese, sbocciò subito una naturale simpatia. Lui, che in realtà è orgoglioso nativo di Predappio, mi era stato presentato come il più grande esperto mondiale di Moto Guzzi e una specie di guru fra i patiti delle due ruote d’epoca. Insomma tutto quello che il suo viso, il suo vestiario e soprattutto i suoi modi modesti contravvenivano. Ma, in effetti, mentre passeggiavamo per le stanze del Museo di Borgo Panigale mi rendevo conto che costui era una specie di Treccani ambulante.
Qualsiasi domanda gli facessi sui motori ne era al corrente o aveva rimandi precisi. Così iniziò un rapporto, per lo più telefonico, in cui la mia ignoranza motoristica si abbeverava alla sua conoscenza quasi da iniziato, ma non solo.
Dovunque andassi nel mondo, per il mio lavoro di curatore del Museo, in Giappone o in America, sulle colline di Goodwood o nei prati di Assen, parlando con collezionisti o piloti, aziende motociclistiche o varia umanità motoristica il suo nome era una specie di lasciapassare. “ A greeting to Augusto…” era spesso il finale che esperti di tutto il mondo mi dicevano prima di salutarmi.
Insomma con il tempo questo signore “robusto” (come si dice dalle mie parti) e con l’aria sorniona rappresentò nella mia immagine quello che una volta in Inghilterra chiamavano “Gentleman’s Driver”, pilota gentiluomo …. Razza per lo più in estinzione.

E anche adesso, mentre scrivo, me lo immagino sfrecciare con la sua Guzzi da gara fra i prati e le architetture “geometrili” (come le chiamava Gianni Celati) della Romagna  pensando chissà…. di stare gareggiando nella mortale pista di Goodwood o di fianco alla Triumph di Steve Mc queen in una gara sul deserto americano.
E poi, finito il sogno, posare la moto in garage e continuare la sua passeggiata per il centro storico di Rimini immerso nell’anonimato solito di un mondo che lo disconosce. Ma lui, mentre passeggia, se lo guardate bene, in fondo in fondo, sta sorridendo…, perché si sente ancora sulla sua moto!


Marco Montemaggi si occupa da 15 anni di cultura d’impresa, docente in alcuni Master Universitari. Il suo account twitter è @maymountain

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