[ParlamiditER #246] Via degli Abati: quattro giorni a piedi sull’Appennino

 | 

[ParlamiditER #246] Via degli Abati: quattro giorni a piedi sull’Appennino


Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto.
Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


In un mondo invaso da suoni, luci, persone e stimoli continui, è sempre più difficile trovare un luogo dove la pace e il silenzio la fanno da padrone. Gli Appennini sono un raro esempio, una zona ancora poco battuta dal turismo di massa, dove è possibile lasciarsi circondare dalla natura. Viaggiare a piedi aiuta a ritrovare ritmi antichi, percorrendo sentieri di memoria millenaria accompagnati solo dai propri pensieri.

Via degli Abati, Bobbio | Ph. TheCrowdedPlanet

Via degli Abati, Bobbio | Ph. TheCrowdedPlanet

Questa, molto in breve, è stata la nostra esperienza lungo la Via degli Abati, circa 100 km e quasi 4000 metri di dislivello positivo percorsi nell’arco di quattro giorni a Giugno 2018. Quattro giorni in cui abbiamo guadato fiumi, scavalcato alberi, intrapreso salite che sembravano senza fine, attraversato passi di montagna e ammirato panorami spettacolari, senza incontrare neanche un’anima.

Storia della Via degli Abati

La Via degli Abati è un percorso di 120 km che collega la città di Bobbio sull’Appennino piacentino a Pontremoli, sul confine tra Liguria, Toscana ed Emilia Romagna, dove si collega alla Via Francigena.

La storia di Bobbio è legata alla sua abbazia, fondata nel VII secolo d.C. da Colombano, un monaco irlandese. L’abbazia diventò presto un luogo di studio e di preghiera, e dopo la morte di Colombano e la successiva canonizzazione, i suoi devoti iniziarono a visitare Bobbio e dintorni, per poi proseguire verso Roma.

Via degli Abati, Bobbio, San Colombano | Ph. TheCrowdedPlanet

Via degli Abati, Bobbio, San Colombano | Ph. TheCrowdedPlanet

I sentieri di montagna di monaci e pellegrini sono stati riscoperti negli anni ’90 da uno storico locale, creando la Via degli Abati. La Via è più vecchia della Via Francigena: quest’ultima fu percorsa per la prima volta da Sigerico nel 990 d.C., ma ci sono prove che i sentieri della Via degli Abati erano già in uso tre secoli prima, ai tempi di San Colombano.

La Via degli Abati Giorno per Giorno

Il percorso inizia nel cuore di Bobbio dal Ponte Gobbo, un ponte medievale in pietra che attraversa il fiume Trebbia, uno dei tanti ‘ponti del diavolo’ che si trovano nell’Appennino Tosco-Emiliano.

Dopo aver attraversato il ponte, si capisce immediatamente perché la Via degli Abati è considerata una delle escursioni a lunga distanza più impegnative d’Italia. La prima sfida sono 6 chilometri in salita costante fino Coli, il primo villaggio dopo Bobbio, una salita che sembra non finire mai, mettendo a dura prova anche i camminatori più esperti e determinati.

Via degli Abati, Bobbio | Ph. TheCrowdedPlanet

Via degli Abati, Bobbio | Ph. TheCrowdedPlanet

Non lontano da Coli c’è anche una variante per raggiungere la grotta dove San Colombano ha vissuto gli ultimi anni della sua vita in solitudine e preghiera. La variante aggiunge 4 chilometri al sentiero, ma è consigliata a chi cerca un luogo fuori dal tempo, per pregare o meditare.

Durante il primo giorno, il sentiero raggiunge il punto più alto dell’intera Via degli Abati: la Sella dei Generali, 1238 metri sul livello del mare, dove le montagne sembrano non finire, e lo sguardo dei pellegrini si estende in tutte le direzioni.

Dopo il primo, estenuante giorno, il secondo sembra quasi una passeggiata rilassante, ‘solo’ 16 chilometri con 700 metri di dislivello. L’unica sezione impegnativa è il guado del fiume Nure, dove è necessario togliersi gli scarponi e stare attenti a non scivolare. Per il resto, si prosegue su sentieri comodi e ombreggiati fino a Groppallo, un piccolo paese circondato dalle montagne.

Via degli Abati | Ph. TheCrowdedPlanet

Via degli Abati | Ph. TheCrowdedPlanet

Il terzo giorno, dopo aver lasciato Groppallo, il sentiero prosegue in salita costante seguendo una serie di stradine e mulattiere attraverso la foresta, passando per villaggi semi abbandonati con qualche anziano residente.

Quando si raggiunge il Passo Linguadà, che separa le province di Parma e Piacenza, gli escursionisti possono scegliere se proseguire attraversando l’altopiano del Monte Lama, dove sono stati trovati resti paleolitici, o seguendo il sentiero più basso che attraversa la valle fino a Bardi, una città conosciuta per il suo imponente castello, che domina la città in cima a una roccia di diaspro rosso.

Via degli Abati, Bardi | Ph. TheCrowdedPlanet

Via degli Abati, Bardi | Ph. TheCrowdedPlanet

L’ultimo giorno, la Via degli Abati collega Bardi e Borgotaro. Questo è il giorno più duro di tutti, luoghi in cui la natura è veramente selvaggia. Il sentiero attraversa ruscelli, foreste e frutteti, villaggi abbandonati e casali in rovina. Nel villaggio di Osacca, che si raggiunge dopo aver attraversato un bellissimo bosco di faggi, un gruppo di gente del luogo accoglie i pellegrini con un sorriso e una bevanda fresca, seguendo una tradizione di ospitalità immutata da secoli.

La Via degli Abati per qualche tempo segue il percorso della Via Francigena, fino a raggiungere uno dei luoghi più remoti e spettacolari dell’intera escursione: una minuscola, immacolata cappella chiamata La Maestà, che offre riparo dal freddo e dalle intemperie. L’intero percorso della Via degli Abati è gestito da volontari, ognuno responsabile di una sezione specifica, ma l’identità della persona che mantiene pulita la cappella, cambia i fiori sull’altare e spazza il pavimento è un mistero.

Via degli Abati, incrocio Via Francigena | Ph. TheCrowdedPlanet

Via degli Abati, incrocio Via Francigena | Ph. TheCrowdedPlanet

La nostra esperienza lungo la Via degli Abati si è conclusa a Borgotaro, una città che sembrava una metropoli dopo giorni di silenzio e foreste. Eppure, il sentiero prosegue, attraverso le montagne e un’altra valle fino a Pontremoli, e più avanti fino a Roma, seguendo le orme di tanti che hanno attraversato queste montagne nel corso dei secoli, diretti verso la Città Eterna.


Per saperne di più leggi l’articolo completo nella lingua originale.

Autore:

Margherita e Nick, scrittrice e fotografo dall’Italia e dall’Australia, sono viaggiatori di lunga data amanti della natura e della vita all’aria aperta. Il loro blog è www.thecrowdedplanet.com.

Lascia un commento anche tu!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *