[ParlamiditER #251] Ode all’Erbazzone

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[ParlamiditER #251] Ode all’Erbazzone


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Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che sono nate, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto.
Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Come faccio a spiegarti cosa c’è in un morso d’erbazzone? Questa è una di quelle domande quasi in stile shakespeariano.

Potrei prenderla alla larga e descriverti ogni ingrediente, spiegarti per filo e per segno la ricetta; ma avresti poi la possibilità di raccogliere i prodotti freschi della terra reggiana? Avresti abbastanza olio di gomito per grattugiare autentico e stagionato Parmigiano-Reggiano? Servono qualità fisiche riconosciute per creare un ottimo erbazzone!

Riguardo la ricetta, va fatta una giusta precisazione: qui, anche se interpelli la Nonna, non sarai mai in grado di ottenere una ricetta chiara e dalle quantità precise. Vige infatti la regola delle rasdore che fanno tutto ‘oc e crus’ ovvero ad occhio e croce, e credetemi da nipote che, seppur non esista metodo scritto o accademico, i migliori piatti mangiati sono quelli che hanno il sapore di casa, e questo non lo si può trovare in nessuna scuola di cucina o libro culinario.

Oppure potrei essere più sentimentale e raccontare quanta passione ci sia nel creare un gusto che le parole non possono descrivere; decantare un sapore che invade la bocca e che dal suo aspetto semplice non diresti mai avere un sapore così complesso.

Sappiamo tutti che la cucina popolare ha una base umile di ingredienti e di lavorazione, eppure ha dato al mondo moderno piatti e sapori che sono inimitabili e che, se assaggiati attentamente, mostreranno che per fare un buon piatto tutto è necessario, anche il tipo di aria ed acqua di quel territorio.

Infine potrei essere sintetica e dirti che dentro quel morso c’è Casa, e quanto in ogni mio viaggio mi sia mancato terribilmente!

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