Dalla Cina alla Romagna: conoscete il gioco del Mah-Jong?

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Dalla Cina alla Romagna: conoscete il gioco del Mah-Jong?


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Immagino che almeno una volta nella vita, probabilmente capendoci poco, abbiate tentato anche voi di giocare al computer a Mah-Jong. Se vi ricordate bene il vecchio pacchetto games di Windows vi proponeva, a fianco del classico Solitario, uno strano passatempo fatto di piccole tessere e immagini colorate che, in modo del tutto casuale, sono sicuro abbiate provato ad abbinare tra loro.

Indipendentemente dai vostri risultati, dovete sapere che il Mah-Jong è uno dei giochi più diffusi al mondo e, strano a dirsi, detiene un rapporto del tutto particolare con l’Emilia Romagna, in particolare con quel fazzoletto di terra che coincide con la provincia di Ravenna.

Tavolo da Mah-Jong

Tavolo da Mah-Jong | Foto by ©fitmivida.com

Se il mondo intero scrive e pronuncia Mah-Jong, in Italia e soprattutto in Romagna si pronuncia Magiố.
È qui che questo gioco è riuscito a conquistare il cuore degli abitanti tanto che oggi, anche se in misura minore rispetto al passato, entrando in uno dei circoli del forese (cosi si chiama la campagna attorno a Ravenna), ci si può imbattere nei tipici tavoli verdi ricoperti di tessere colorate.

Le sue origini sono antiche e misteriose. Inventato in Cina in un periodo che una leggenda colloca nel VI secolo a.C. ai tempi del venerabile Confucio, è realistico pensare che il gioco, così come lo conosciamo, si sia strutturato attorno al XIX secolo come passatempo degli ufficiali dell’esercito, reinterpretando simboli di antichi giochi da carte.

Con l’apertura della Cina al resto del mondo, a partire dal 1900 il Mah-Jong si è poi diffuso lungo le principali rotte commerciali raggiungendo il Giappone, gli Stati Uniti e infine anche l’Europa. Si sono iniziati così a scrivere articoli, regolamenti e nel 1937 in America è nata addirittura una federazione ufficiale, la National Mah Jongg League.

Il Mah-Jong in una versione online

Il Mah-Jong in una versione online | Foto by ©games.aarp.org

In Italia il gioco è arrivato attorno agli anni Venti del Novecento attraverso grandi porti come Catania, Napoli, Bari, Livorno, Venezia, Genova ma soprattutto Ravenna. Mentre però in alcune di queste città si è diffuso tra l’alta borghesia in maniera fugace (e quindi in una cerchia molto ristretta di giocatori), in altre, come proprio a Ravenna, è riuscito a raggiungere un maggior numero di persone, decretandone il successo.

Notizie precise ricordano come cinesi scesi al porto dell’ex capitale bizantina recassero con sé bellissime e coloratissime cravatte da vendere ma anche cofanetti contenenti Mah-Jong. Durante le pause dal lavoro, si radunavano agli angoli della strada adoperandosi con questo misterioso gioco.

Al suono irresistibile delle pedine sul tavolo, gli abitanti locali incuriositi cominciarono a soffermarsi. Alcuni bar lo comprarono mettendolo a disposizione dei clienti come nuova attrazione; altri invece, fiutando un buon affare, iniziarono a metterlo in produzione. Tra questi, ad esempio, Michele Valvassori che fece la prima versione italiana del gioco.

Ma in cosa consiste il Mah-Jong?

Ogni gioco ha uno scopo e anche il Mah-Jong ha il suo, anche se non ha un regolamento unificato a livello mondiale. Dall’originale cinese la sua diffusione in tutto il mondo ha dato vita a varianti e interpretazioni differenti che trovano ad esempio in Romagna, accanto a molti altri, applicazione nel Regolamento Faentino, il più vecchio di tutti. In Italia il Mahjong è regolamentato dalla Federazione Italiana Mah Jong, nata a Ravenna nel 1987.

In linea di massima si gioca in quattro attorno a un tavolo. Quello classico prevede una dotazione di 144 tessere con simboli, numeri e semi diversi e due dadi.
Obiettivo è formare prima dei propri avversari coppie, tris, scale ed eventualmente poker con tutte le proprie tessere, ma soprattutto accumulare il maggior numero di punti possibili, e in questo modo aggiudicarsi, sulle base delle combinazioni fatte, eventuali bonus e raddoppi.

Racconti da bar narrano che siano andate in fumo vere e proprie ricchezze durante le partite di Mah-Jong e che si siano incrinate anche salde amicizie attorno ai suoi tavoli. Un vociare, certo, forse un po’ esagerato ma che contribuisce ad aumentare l’alone di curiosa leggenda che ruota attorno a questo gioco, rendendolo difatti ancor più misterioso e attraente.

 

Autore:

Davide Marino nasce come archeologo ma finisce per fare altro. Razionale ma non metodico, lento e appassionato. Un giovane entusiasta dai capelli grigi

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