Dalla Cina alla Romagna: conoscete il gioco del Mah-Jong?

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Dalla Cina alla Romagna: conoscete il gioco del Mah-Jong?


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Se come me avete vissuto appieno gli anni ’80 e ’90 e l’era dei primi personal computer, sono certo che almeno una volta nella vita abbiate tentato anche voi di giocare a Mah-Jong, probabilmente capendoci ben poco.
Se provate a ricordare, infatti, il vecchio pacchetto games di Windows proponeva a fianco del classico Solitario un strano passatempo fatto di piccole tessere e immagini colorate che, in modo del tutto casuale, sembra fossero da abbinare tra loro, ma in che modo era difficile da capire.

Indipendentemente dai vostri risultati, dovete sapere che il Mah-Jong è uno dei giochi più diffusi al mondo e, strano a dirsi, detiene un legame molto particolare con l’Emilia Romagna, in particolare con quel fazzoletto di terra che coincide con la provincia di Ravenna.

Tavolo da Mah-Jong

Tavolo da Mah-Jong | Foto by ©fitmivida.com

Se il mondo intero scrive e pronuncia Mah-Jong, in Italia e soprattutto in Romagna si pronuncia Magiố.
È qui che questo gioco è riuscito a conquistare il cuore degli abitanti. Ancora oggi, anche se in tono minore rispetto a una volta, è facile imbattersi nei tipici tavoli verdi ricoperti di tessere colorate, entrando in uno dei tanti circoli del forese (cosi si chiama la campagna attorno a Ravenna).

Le sue origini sono antiche e misteriose. Inventato in Cina in un periodo che la leggenda colloca nel VI secolo a.C. ai tempi del venerabile Confucio, è realistico pensare che il gioco, così come lo conosciamo, si sia strutturato attorno al XIX secolo come passatempo degli ufficiali dell’esercito, reinterpretando simboli di antichi giochi da carte.

Con l’apertura della Cina al resto del mondo, a partire dal 1900 il Mah-Jong si è poi diffuso lungo le principali rotte commerciali arrivando in Giappone, negli Stati Uniti e infine in Europa. Si sono iniziati a scrivere articoli, regolamenti e nel 1937 in America è nata addirittura una federazione ufficiale, la National Mah Jongg League.

Il Mah-Jong in una versione online

Il Mah-Jong in una versione online | Foto by ©games.aarp.org

In Italia il gioco è giunto attorno agli anni Venti del Novecento attraverso i grandi porti commerciali come Catania, Napoli, Bari, Livorno, Venezia, Genova ma soprattutto Ravenna. Mentre in alcune di queste città si andava a diffondere in modo fugace tra le fila dell’alta borghesia (e quindi in una cerchia molto ristretta di giocatori); in altre, come Ravenna, è riuscito a interessare un maggior numero di persone, decretandone il successo.

Notizie precise ricordano come cinesi scesi al porto dell’ex capitale bizantina recassero con sé bellissime e coloratissime cravatte da vendere ma anche cofanetti contenenti Mah-Jong. Durante le pause dal lavoro, si radunavano agli angoli della strada adoperandosi con questo misterioso gioco.

Al suono irresistibile delle pedine sul tavolo, gli abitanti locali incuriositi cominciarono a soffermarsi. Alcuni bar lo comprarono mettendolo a disposizione dei clienti come nuova attrazione; altri invece, fiutando un buon affare, iniziarono a metterlo in produzione. Tra questi, ad esempio, si ricorda Michele Valvassori che fece la prima versione italiana del gioco.

Ma in cosa consiste il Mah-Jong?

Ogni gioco ha uno scopo e anche il Mah-Jong ha il suo. Non esiste un regolamento unificato a livello mondiale, ma esistono varianti e interpretazioni differenti che trovano ad esempio in Romagna, accanto a molti altri, applicazione nel Regolamento Faentino, il più vecchio di tutti. In Italia il Mahjong è regolamentato dalla Federazione Italiana Mah Jong, nata a Ravenna nel 1987.

In linea di massima si gioca in quattro attorno a un tavolo. Quello classico prevede una dotazione di 144 tessere con simboli, numeri e semi diversi e due dadi.
Obiettivo è formare prima dei propri avversari coppie, tris, scale ed eventualmente poker con tutte le proprie tessere, ma soprattutto accumulare il maggior numero di punti possibili e aggiudicarsi, sulle base delle combinazioni fatte, eventuali bonus e raddoppi.

Racconti da bar narrano che siano andate in fumo vere e proprie ricchezze durante le partite di Mah-Jong e che si siano incrinate anche salde amicizie attorno ai suoi tavoli. Un vociare, certo, forse un po’ esagerato ma che contribuisce ad aumentare l’alone di curiosa leggenda che ruota attorno a questo gioco, rendendolo difatti ancor più misterioso e attraente.

 

Autore:

Davide Marino nasce come archeologo ma finisce per fare altro. Razionale ma non metodico, lento e appassionato. Un giovane entusiasta dai capelli grigi

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