Brisighella, un itinerario tra natura e archeologia

 | 

Brisighella, un itinerario tra natura e archeologia


Tempo stimato di lettura: 4 minuti

Quando la città comincia a farsi stretta e sento che lo stress ha raggiunto livelli interessanti, l’unico modo per assestare il mio equilibrio psicofisico è quello di buttarmi a peso morto nelle braccia della natura. E così a volte mi dirigo di fretta e furia verso il mare per godermi la brezza delle sue onde, altre volte invece mi proietto verso l’entroterra e i suoi fantastici panorami collinari.

“Poca spesa, Tanta resa” potrei dire se volessi adattare un famoso proverbio nazionalpopolare. Del resto il bello di vivere in una terra come la Romagna è proprio questo: una grande ricchezza di paesaggi a una distanza modesta l’uno dall’altro.

Da tempo tra le mie mete predilette è entrato con passione un itinerario che, partendo dal piccolo borgo di Brisighella, si dirige all’interno del Parco della Vena del Gesso con tappe che tutte le volte cerco di mantenere e rispettare pur a volte cambiandone l’ordine di visita.

Tappa 1  – La pieve di San Giovanni in Ottavo

Oltrepassato il borgo di Brisighella, lungo la Strada Statale 302 in direzione Toscana, dopo poco più di un chilometro, trovate sulla sinistra, circondata da vigneti, la piccola Pieve di San Giovanni Battista. Un tempo sorgeva in corrispondenza dell’ottavo miglio della Via Faventina, la strada romana che collegava Faenza a Firenze, tanto che ancora oggi viene ricordata come pieve in San Giovanni in Ottavo.

Immagine scatta da @ghiandol, via Flickr

La pieve di San Giovanni in Ottavo [Immagine scattata da @ghiandol, via Flickr]

Si tratta del più importante monumento del territorio, nonché una delle chiese romaniche meglio conservate di tutta la Romagna. Un luogo commovente per la sua semplicità e al contempo per la sua bellezza ferma nel tempo. Non è un caso infatti che molte coppie di sposi decidano di celebrare il giorno del loro matrimonio in questa splendida cornice, a sua volta racchiusa in un contesto di meraviglia più ampio rappresentato dalla valle del fiume Lamone.

Un’antica vulgata vorrebbe poi legare l’edificio addirittura all’opera della celebre imperatrice Galla Placidia, ma in realtà l’epoca di costruzione sarebbe più tarda, tra l’VIII e il X secolo, sui resti ovviamente di antiche strutture romane. Da visitare “ad libitum”.


Tappa 2  – Da Brisighella al parco del Carnè

Dopo la tappa culturale, solitamente il mio itinerario giunge davanti a un bivio: giro lungo o giro corto? Dipende tutto da quanto tempo ho a disposizione. Diciamo che negli ultimi tempi ho prediletto il tour breve ma a mia difesa posso dire che non è stata tutta mia la colpa. Anzi, vi giro subito un consiglio! Non andate mai a passeggiare con chi dice di amare con trasportata enfasi la natura. Sta mentendo: l’amore vero non si sbandiera mai. Il risultato sarà un compagno/a di viaggio che non farà altro che lamentarsi.

In realtà il tour lungo non è neanche eccessivamente duro. Si tratta, infatti, di 5km da percorrere in circa 1h e 30 minuti che dal centro di Brisighella vi conduce fino al Centro Visite Ca’ Carnè, nel cuore del Parco della Vena del Gesso.

Lasciata la macchina nel piazzale della stazione ferroviaria, solitamente taglio attraverso il parco dedicato al pittore e litografo Giuseppe Ugonia, uno che nella sua vita, pur non avendo lasciato mai il proprio luogo di origine, è riuscito con le sue opere ad arrivare molto lontano fino al British Museum (se avete tempo e voglia vi consiglio una visita al Museo Civico “G.Ugonia”).

Dopo essermi lasciato alle spalle lo storico albergo ristorante Gigiolè, punto verso il centro storico del paese e mi dirigo verso il palazzo del Comune. Qui faccio sempre una puntatina alla meravigliosa Via del Borgo, un’antica strada coperta realizzata nel Medioevo, che solo quella vale tutti gli sforzi dell’intera giornata.

La Via del Borgo, nota anche come via degli Asini [Immagine scattata da @yesflyzone, via Instagram]

La Via del Borgo, nota anche come via degli Asini [Immagine scattata da @yesflyzone, via Instagram]

Dallo stupore alla “fatica” il passo è breve: presa la cosiddetta “via della torre”, scalino dopo scalino (non ho mai contato in realtà quanti siano), arrivo dapprima a una terrazza che mi permette di godere dall’alto la piccola Brisighella, e poco dopo proseguo fino alla base della Torre dell’Orologio. Da questo luogo il panorama è sorprendente: campiture regolari di coltivi disegnano, infatti, attorno al borgo un quadro di rara bellezza agreste.

Conclusa la pausa bucolica, generalmente imbocco la via carrozzabile bianca e di buona lena cammino verso la Rocca Manfrediana e, dopo essermi ricongiunto alla strada asfaltata e averla percorsa in salita per circa 50 mt, mi ributto nel verde tra cipressi ed effigi devozionali  in direzione del Santuario del Monticino, noto per essere insieme a quello della Torre dell’Orologio e della Rocca, il terzo colle gessoso di Brisighella.

A quel punto non serve altro che affidarsi al sentiero 511 sottoposto alle attività di manutenzione del Club Alpino Italiano (CAI). Attenzione al segnale rosso e bianco: seguitelo come fosse il vostro migliore amico. Non vi tradirà! Vi porterà nel cuore del parco del Carnè, un’oasi verde di oltre settanta ettari, ricca di fauna e di piante secolari, inserita in un paesaggio collinare incastonato tra le creste rocciose della celebre Vena del Gesso: il più lungo, imponente e importante rilievo gessoso esistente in Italia attraversato da sentieri per il trekking, per la mountain bike e per il turismo equestre.

Il Parco del Carnè [Immagine scattata da @montanari.paolo, via Instagram]

Il Parco del Carnè [Immagine scattata da @montanari.paolo, via Instagram]


Tappa 3  – Rontana: un castello immerso nel bosco

Quando si entra all’interno di un parco naturalistico è cosa buona e giusta cercare di percorrerlo in lungo e largo. E così ho fatto con il parco della Vena del Gesso negli ultimi dieci anni.

Tra i tanti luoghi visitati ce n’è uno in particolare a cui sono molto legato: il monte Rontana. Una piccola altura (484 m s.l.m.), ricoperta da vegetazione, la cui cima può essere facilmente raggiungibile da più fronti: o dall’esterno del parco, seguendo la strada asfaltata (Via Rontana) fino all’indicazione del sentiero CAI 511a, o dall’interno, partendo direttamente dal centro visite del Carnè.

Da qualunque parte arriviate una volta giunti in cima vi consiglio di trattenere le emozioni. Ciò che vi troverete davanti sarà un vero e proprio scavo archeologico a cielo aperto. Un salto a pieni uniti nel passato fino al lontano Medioevo.

Da alcuni anni, infatti, gli archeologi dell’Università di Bologna stanno riportando alla luce i resti dell’antico Castrum Rontanae, un insediamento medievale fortificato di cui si hanno notizie fin dal X secolo d.C. Prima che i lavori iniziassero si conservava solamente il rudere di un vecchio torrione a pianta ogivale e una croce monumentale posta in cima al monte agli inizi del XX secolo. Oggi, invece, ci si può aggirare in un cantiere “work in progress” tra i resti di gran parte della rocca, visitare i diversi quartieri produttivi e apprezzare parte dell’intero circuito difensivo che un tempo cingeva l’insediamento.
Un “accesso” alla Storia aperto a tutti, immerso nella natura e totalmente gratuito.

Gli archeologi all'opera durante lo scavo del castello medievale di Rontana

Gli archeologi all’opera durante lo scavo del castello medievale di Rontana [Immagine tratta dal sito brisighellaospitale.it]


Per avere maggiori informazioni sul parco del Carnè, sulle visite guidate e sulle numerose attività in programma,  prendete carta e penna e segnatevi questo numero +39 0546 80628 o, se preferite, scrivete al responsabile del centro ivanofabbri@alice.it

Dimenticavo una mappa potrebbe esservi sempre utile. Buon itinerario!

Autore:

Davide Marino was born archaeologist but ended up doing other things. Rational – but not methodic, slow – but passionate. A young enthusiast with grey hair.

Lascia un commento anche tu!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *