Silvia Canini, occhi e mani dietro gli scatti di SelfieDOP

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Silvia Canini, occhi e mani dietro gli scatti di SelfieDOP


Tempo stimato di lettura: 2 minuti

«Il mio percorso professionale è ricco di scelte insensate e al limite dello schizofrenico. Ho iniziato infatti a studiare comunicazione e commercio, con il grande e sempre presente pallino della fotografia».
È così che si presenta Silvia Canini, l’insegnante dei workshop fotografici SelfieDOP dedicati a smartphone ma, soprattutto, occhi e mente dietro Bolognafood.

Tra scatti e fornelli
«Spesso racconto che per poche ore sarei potuta nascere nella cucina del ristorante dei miei genitori, in provincia di Parma e non è una gag: mia mamma, accanita lavoratrice, ha seguito mio papà al ristorante fino all’ultima ora di gravidanza. Le si sono infatti rotte le acque in cucina e da lì la corsa in ospedale.
Sono cresciuta con loro nel ristorante e, appena hanno potuto, mi hanno messo una polaroid in mano e con quella mi divertivo a fotografare la nostra cuoca, il ristorante, gli animali delle fattorie circostanti.
Una volta arrivata alle elementari, ebbi la fortuna di capitare in una scuola che offriva un programma molto vasto di corsi: falegnameria, musica e anche laboratorio di fotografia, durante il quale ci insegnavano lo sviluppo fotografico. Scrivevo anche moltissimo ma purtroppo la mia penna si è assopita durante l’adolescenza, la fotografia era quindi l’unico mezzo di espressione delle mie emozioni e delle mie osservazioni circa lo spazio circostante.
A casa nostra, essendo mio papà figlio di ristoratori e mia mamma figlia di allevatore e macellaio di carne equina, si è sempre parlato di cibo e, di pari passo, il cibo è sempre stato vissuto in maniera estremamente viscerale ma solamente passati i 25 anni ho preso in mano seriamente la situazione, avvicinandomi alla fotografia in maniera più professionale, orientandomi sulla comunicazione per e con i “nuovi media”, innamorandomi dello storytelling territoriale, grazie anche e soprattutto alla proficua collaborazione con TurismoER».

silvia canini

Tante domande, una sola scelta
«È stato a quel punto che ho iniziato ancora una volta a fare molte domande a mia mamma sulla nostra storia, sul ristorante del nonno, riprendendo coscienza di ciò che mi ha sempre tenuta viva: il cibo. Ho letto tanto e fotografato altrettanto, cercato di capire meglio il cibo ed il mio rapporto con lui.
Da tutto questo è nato un blog che parla della situazione “foodie” e gourmet a Bologna: dall’evento al nuovo ristorantino, dalla bottega di quartiere all’ultimo libro letto. Le mie tre passioni più viscerali si sono così incontrate, hanno fatto un po’ a botte per cercare di capirsi e strutturarsi insieme.
In piccola parte ho scelto il “food” perché sentivo il bisogno di concentrarmi esclusivamente su un settore: sono molto lenta e la mia lentezza mi porta purtroppo a concentrarmi su una cosa alla volta. Ma in grandissima parte il cibo ha scelto me o meglio, è ciò che più di tutto sento mio e vicino alle mie origini.
Sebbene io adori fotografare quei piatti che sono una vera e propria opera d’arte, il mio feticcio, lo confesso, sono gli ingredienti. Non è molto apprezzato vedere una lingua di bue passare su Instagram ma, da brava nipote di macellaio, amo osservare le materie prime e tutto ciò che compone una pietanza, perché mi aiuta a capire meglio il piatto finito, a trovare il suo “fuoco”».

silvia canini

L’esperienza a disposizione di SelfieDOP
«Il progetto SelfieDOP mi sta dando tantissimo, tappa dopo tappa è una continua crescita: le esperienze di chi vi partecipa, riflettere alle loro domande e trovare risposte che possano aiutare sia loro che me. Ogni tappa mi aiuta a rimettermi in gioco come professionista, grazie anche al diversificarsi della tipologia di tappa: dal gelato allo street food passando dalla pasta sfoglia».

Ci sono alcuni consigli che dò sempre e che per me sono fondamentali:
1) Fotografate come se nelle vostre mani ci fosse una macchina fotografica analogica, immaginate il costo per lo sviluppo e, con questa immagine, pensate che dovete essere selettivi nello scatto. Adoro dire che ai miei tempi (ho solo 33 anni ma sono nonna dentro) fotografare costava tantissimo.
2) Cercate e trovate il vostro stile.
3) Chiedetevi se quella fotografia è realmente importante per voi, se non lo è iniziate a mangiare senza fotografare: la Food Photography non deve essere un diario di ciò che si mangia al quotidiano.

 

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