[ParlamiditER] La Rocca di Monte Battaglia. Un castello, due storie

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[ParlamiditER] La Rocca di Monte Battaglia. Un castello, due storie


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Percorrendo in macchina la strada che da Casola Valsenio (RA) conduce a Fontanelice (BO), è possibile svoltare e seguire la strada del crinale che separa le valli dei fiumi Senio e Santerno. Dopo un breve tratto si raggiunge il castello di Monte Battaglia, situato proprio sulla sommità di un colle.

Posto in una posizione tipica per un castello che faceva del controllo territoriale e della materializzazione del potere signorile le sue principali ragioni d’essere, Monte Battaglia è ancora oggi un punto di riferimento molto forte all’interno di un paesaggio caratterizzato per lo più da alture e boschi, nel quale numerosi sono i siti fortificati di origine medievale in un contesto di reciproca relazione, anche visiva.

La prima testimonianza del “castro de Monte de Batalla” si trova in un documento scritto del 1154. Dunque, un castello nato in quel secoli centrali del Medioevo in cui si sviluppò in maniera amplissima il cosiddetto fenomeno dell’incastellamento, ma che vede le sue vicende più importanti inquadrarsi tra la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento.

Fu infatti, a seguito di una prima distruzione operata dal Comune di Bologna nel 1390, che il complesso fu ricostruito sotto il possesso degli Alidosi di Imola e, dopo una serie numerosa di passaggi di mano, ceduto nel 1506 alla Santa Sede, per poi intraprendere progressivamente un percorso di smantellamento e abbandono.

Rocca di Monte Battaglia (Casola Valsenio, Ravenna)

Rocca di Monte Battaglia (Casola Valsenio, Ravenna) | Foto © Cinzia Sartoni, via WLM 2017

Del castello oggi non resta molto, ma ciò che esiste è ben riconoscibile. Innanzitutto una cinta difensiva che racchiude la sommità dell’altura, conservata solo per pochi centimentri con all’interno una torre quadrangolare alta quasi 15 metri e i resti di altre strutture, adibite probabilmente all’alloggiamento della guarnigione e al deposito di materiali. Nella zona centrale del recinto è ben visibile la bocca di una cisterna.

Le strutture del castello sono sostanzialmente attribuibili, anche grazie agli scavi archeologici, alla fine del XIV secolo con ammodernamenti nel XV secolo, tra i quali quello fondamentale è da individuare nel contrafforte romboidale addossato alla torre, funzionale alla difesa dalle armi da fuoco.
Tale espediente fortificatorio è evidenziato anche dal diverso materiale usato nella costruzione, ovvero l’uso copioso di laterizi a differenza di quanto è registrabile per la maggior parte del castello, edificato con elementi di reimpiego e pietra proveniente dal territorio circostante.

In sostanza, chi oggi si reca a Monte Battaglia si imbatte nei resti di un vero e proprio castello medievale, immerso in un caratteristico paesaggio appenninico, come spesso se ne incontrano su tutto il territorio.

Ma la storia di Monte Battaglia non termina con la consegna dei resti murari all’epoca moderna e con il rinnovato interesse per i castelli dei recenti studi scientifici.

C’è una seconda storia, breve ma intensa, che lo vede protagonista. Ciò che vediamo oggi, infatti, non è solo il frutto dello smantellamento e dell’abbandono del castello, che fino alla metà dell’800 almeno conservava resti molto più consistenti, come si può notare nei preziosi disegni di Romolo Liverani.

Nel corso del Secondo Conflitto Mondiale il monte si trova coinvolto in pieno nella battaglia avvenuta per lo sfondamento della Linea Gotica e l’avanzata degli eserciti alleati in Italia.
Tra il settembre e l’ottobre del 1944 i ruderi del castello tornano ad essere un luogo nodale dal punto di vista militare. Vengono infatti occupati dai partigiani della 36° Brigata Garibaldi che, con il concorso dei fanti americani della 88° divisione (Blue Devils), sostengono a ripetizione cruente battaglie contro reparti di granatieri tedeschi intenzionati a conquistare la vetta.

Rocca di Monte Battaglia (Casola Valsenio, Ravenna) | Seconda Guerra Mondiale

Rocca di Monte Battaglia (Casola Valsenio, Ravenna) | Seconda Guerra Mondiale

Il numero e l’intensità degli scontri, l’elevato costo in vite umane a fronte di un guadagno strategico dopotutto limitato e la strenua volontà di difendere la posizione, porteranno i corrispondenti alleati a definire Monte Battaglia come “Little Cassino”.
La battaglia del 1944 causò ingenti danni e distruzioni alle strutture superstiti del castello, consegnandocene una consistenza molto ridotta rispetto al periodo precedente.

Di quei fatti oggi si conserva memoria anche sul monte stesso. Sono presenti diversi monumenti che in egual modo rendono onore e serbano il ricordo di coloro che furono protagonisti di quei fatti, a qualsiasi schieramento appartenessero, per rendere ben evidente un preciso messaggio di pace fra i popoli.

Storie, archeologia, paesaggio, memoria… in una parola cultura emerge dai resti materiali di un luogo che assomma in sé tanti eventi e tanti significati, la cui conoscenza non può che essere pietra fondante di una comunità.

Autore:

Nato in Abruzzo, da quasi 20 anni vive in Romagna (anche se a sentirlo parlare non si direbbe). Come archeologo persegue la promozione del Patrimonio come Funzionario del MIBACT

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