[Parlami di tER #32] Bologna, la meta più bella della mia vita

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[Parlami di tER #32] Bologna, la meta più bella della mia vita


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Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.

Era una domenica mattina, una delle tante domeniche in cui mia madre mentre puliva ascoltava uno dei suoi cantanti preferiti, Francesco Guccini. Ricordo l’odore un po’ pungente del detersivo per pavimenti che sapeva di pulito, io ero seduta sulla poltrona vicino al tavolino del salotto che mia madre aveva poggiato sulla poltrona per pulire a terra. All’improvviso sentii delle parole che non potei fare a meno di ascoltare con passione…

“Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po’ molli, col seno sul piano Padano ed il culo sui colli. Bologna arrogante e papale. Bologna la rossa è fetale. Bologna la grassa inumana già un poco Romagna e in odor di Toscana.”

Sembrava quasi che Francesco Guccini parlasse di una città magica, unica, speciale, non so spiegare bene cosa provai sentendo quella canzone, ma una cosa è certa, solo sentendone parlare mi innamorai di lei. Questo ricordo rimase impresso nella mia mente per molto molto tempo e quando dovetti scegliere la città in cui andare a studiare non ebbi dubbi, era lei. Non vedevo l’ora di “cullarmi fra i portici cosce di mamma Bologna”. Dopo averlo tanto aspettato arrivò il momento di partire. Quel giorno ero triste perché lasciavo dietro di me tante persone che amavo ma allo stesso tempo ero felice poiché vedevo davanti a me tutto un altro mondo, tutto ciò che avevo sempre sognato, un mondo di possibilità e di avventure. Vedevo la possibilità di ricreare me stessa in una città che avevo sempre amato, il che per me era un sogno ad occhi aperti. Di sicuro non è stata una scelta facile allontanarmi dalla famiglia anzi trasferirmi a Bologna è stato molto duro, mi sono ritrovata da sola in una città in cui non conoscevo nessuno e all’inizio soffrii molto di solitudine. In quel periodo un po’ buio che passai inizialmente ricordo esattamente la prima volta che vidi il Nettuno, Piazza Maggiore, la prima volta che da lontano vidi le Due Torri credendo di vederne una sola. Ricordo come mi sentii a camminare sotto i portici, non ci sono parole per descrivere le sensazioni che provai, mi sembrava di respirare un’aria diversa e di vivere in un’atmosfera magica. La prima volta che aprii la finestrella in via Piella mi sembrò di aprire la finestra su una piccola Venezia, è stato come vedere un qualcosa che apparteneva segretamente alla città, un qualcosa che non tutti conoscevano, uno dei sette segreti, e credo che fu proprio in quel momento che mi sentii parte del tutto.

Anche se era solo l’inizio del viaggio, essere dove avrei sempre voluto essere mi faceva sentire forte e mi dava la forza di andare avanti. Lungo il mio percorso qui a Bologna incontrai tantissime persone alcune delle quali divennero dei veri e propri amici, compagni di viaggio e di vita.

Non è mai stato un segreto, sono sempre stata innamorata di Bologna, ma l’amore per una città è esattamente uguale all’amore per un’altra persona, a volte ti rende felice, estasiata e altre ti delude e ti lascia un senso di amarezza. Sono venuta a Bologna determinata a far parte della facoltà di Medicina e Chirurgia. Ho provato il test il primo anno senza risultati, scoprendo che con il punteggio fatto all’Alma Mater in altre città sarei potuta rientrare, mi iscrissi così alla facoltà di Scienza Biologiche dove incontrai delle persone alle quali sono legatissima e che resteranno per sempre nel mio cuore. L’anno successivo, decisi che, per quanto avevo la possibilità di rientrare in altre città, non potevo lasciarla perché sentivo di essere ancora legata a lei, di aver ancora bisogno di lei perché un anno passato qui non ha saziato la voglia che avevo di viverla ma l’ha soltanto incrementata. Decisi così di cambiare facoltà, ma di restare a vivere nel centro di quella città che tanto ha da offrire. In quell’anno trovai dei lavori come Hostess e lavorando a svariati eventi mi resi conto sempre di più di quanto fosse  bello e affascinante vivere in una città così piena di ricordi da mostrare, di storia da insegnare e di opportunità da dare.

Dopo il secondo test che non superai credo di essermi persa ma Bologna con le sue tante Facoltà mi ha nuovamente aiutata a trovare la strada e ora sto studiando nella facoltà di Ingegneria Chimica e Biochimica e credo che per me sia stata la scelta migliore, addirittura meglio di quella che da anni avevo fatto per me. Mi piace pensare che sia stata lei, la mia Bologna, a guidarmi, a farmi perdere per poi aiutarmi a ritrovare la mia strada.

Non mi pentirò mai di essermi trasferita a Bologna, perché è diventata la mia città, la città che ho scelto, ma so che prima o poi dovrò andarmene, perché è solo una tappa della mia vita, so che non riuscirò a stare per sempre qui perché anche se ora è lontana non potrò passare tutta la vita lontana dalla mia famiglia. D’altronde come le migliori storie d’amore prima o poi dovrà finire. Avrà un finale tragico, felice, triste? Questo non so dirlo. Ma tra qualche anno saprò che l’ultima strofa della canzone di Guccini avrà per me tutto un altro significato. Per il momento mi godo la mia vita con lei.

“Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto, rimorso per quel che m’hai dato che è quasi ricordo e in odor di passato.”

Caterina Perilli, vent’anni, è nata a Guardiagrele in provincia di Chieti. Si è trasferita in Emilia-Romagna a settembre del 2010; spera di laurearsi il più presto possibile e nel frattempo lavora come Hostess. Non sa cosa le riserverà il futuro, ma qualsiasi cosa sia, spera di riuscire a farla con passione.

Autore:

Social Media Manager per @inEmiliaRomagna e mamma a tempo pieno.
Amo viaggiare, sia fisicamente che con la fantasia, grazie a film e libri, e celebro ogni giorno con un sorriso.

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