Il Natale dei Pirati del Delta del Po

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Il Natale dei Pirati del Delta del Po


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Li avevamo lasciati , quei tre, anzi quattro, pirati del buon gusto, a navigare sulle acque del Po a bordo della Luisona in cerca di tesori culinari, decisamente più preziosi di oro e diamanti. Li avevamo lasciati a gustarsi le “neonate” patatine fritte, diventate nel frattempo uno dei piatti più richiesti all’Osteria di Cecio.

Ebbene, anche i pirati festeggiano il Natale: Capitan Olivo, il conte Guglielmo, Arturo e Basilico si erano meritati il dovuto riposo dalle scorribande di fiume e l’invito ufficiale a festeggiare la Vigilia al tavolo d’onore di Cecio, a patto che anche questa volta riuscissero a trovare in tempo tutto l’occorrente richiesto dall’oste per cucinare il gran cenone.

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Pellegrino Artusi, amico nonché cliente abituale dell’osteria, aveva parlato a Cecio con molto entusiasmo dei Cappelletti all’uso di Romagna, piatto tipico dell’entroterra usato per augurare durante le feste benessere e prosperità per tutto l’anno a venire. Lo chef aveva quindi deciso di mettersi alla prova per la prima volta con un piatto che non fosse a base di pesce e aveva dato alla ciurma della Luisona indicazioni precise: aveva bisogno di parecchi ingredienti inconsueti.
Non ci furono ostacoli per reperire sale, pepe e noce moscata: d’altronde, le spezie erano da sempre la loro specialità.

Però, più la lista della spesa procedeva e più l’impresa diventava impervia. Fu necessario fare ciò che quei quattro pirati d’acqua dolce odiavano di più al mondo: ormeggiare la barca e scendere sulla terra ferma. Capitava raramente che fossero costretti a comportarsi da normali cittadini, camminando tra vie e borghi senza doversi preoccupare della direzione del vento, della corrente e dei banchi di sabbia, e quando succedeva, beh, ogni volta dimenticavano di cambiarsi d’abito e tutti si voltavano al loro passaggio. I bambini li seguivano affascinati, convinti che da grandi sarebbero diventati proprio così, le madri chiudevano in casa le ragazzine adoranti, gli uomini li guardavano in cagnesco disapprovando il loro stile di vita, anche se tra di loro si nascondeva qualche avventore in incognito di Cecio che, incrociando lo sguardo di Capitan Olivo, strizzava l’occhio con fare complice. E fu proprio a uno di questi, un venditore ambulante di fiducia, che i pirati chiesero aiuto per procurarsi farina, uova, ricotta, burro, cacio raviggiolo e petto di cappone. Ernesto, questo il suo nome, accettò di fornire quello di cui avevano bisogno ma, in cambio, voleva ben due sacchi di pregiato sale di Cervia, pepe verde, prezzemolo essiccato e un invito per lui e la moglie a trascorrere la Vigilia al tavolo d’onore di Cecio. A malincuore si separarono da tutto quel preziosissimo sale che avevano depredato con tanta fatica ma non avevano alternative: non si poteva deludere il loro chef.
Tornarono all’imbarcazione pieni di sacchetti e sollevati all’idea di non dover più camminare tra la folla. Ad aspettarli scaldandosi al tiepido sole d’inverno c’era sempre il loro gatto Basilico, la vedetta più affidabile del Po.

Nella lista era rimasto un ultimo ingrediente che Cecio si era raccomandato di non trascurare per nessuna ragione al mondo: il Parmigiano Reggiano. Cosa fosse poi questo Parmigiano Reggiano nessuno di loro ne aveva idea. Una spezia sconosciuta? Un frutto? Un animale da fare al forno? Chi lo sa.
Capitan Olivo non voleva fare brutta figura con il suo equipaggio, voleva essere ancora una volta all’altezza della situazione: decise di tornare da solo sulla terra ferma e scoprire come procurarselo. Il conte Guglielmo e Arturo erano restii a lasciarlo andare da solo: nonostante l’innata eleganza del loro comandante, sapevano bene quanto un pirata fosse vulnerabile senza l’acqua sotto i piedi. Ma lui, da vero capitano, era deciso e senza paura: spedì l’equipaggio all’isolotto di Cecio e si raccomandò che tornassero a prenderlo in poche ore.

Olivo, come prima cosa, tornò da Ernesto con l’intento di chiedere spiegazioni sulla natura del Parmigiano Reggiano.
Ma, nel frattempo, il venditore ambulante aveva terminato il turno lavorativo ed era tornato a casa per pranzo. Olivo non sapeva dove abitasse e inizio a girovagare senza un’idea precisa. Si diresse verso il centro del paese e qui mise la testa dentro a ogni botteghina per chiedere informazioni ma ovunque venne scacciato prima che potesse dire anche solo una parola. I pirati, abbiamo già detto, non erano ben visti. Rischiò addirittura di essere arrestato perché una sarta, osservandolo dietro la finestra del suo laboratorio, lo aveva scambiato per uno di quei giovanotti scapestrati che la obbligavano a rammendare casacche all’ultima moda che proprio non poteva sopportare: lei impiegava le proprie mani solo per aggiustare abiti di antica eleganza. Si era messa a strillare così forte da far accorrere i gendarmi i quali, per fortuna, erano abituati alle pazzie della vecchietta e, non accorgendosi che davanti avevano un pirata fuorilegge depredatore di mercantili, lo avevano lasciato andare scusandosi addirittura a nome dell’intero borgo per l’inconveniente.

Capitan Olivo, stanco anzi stanchissimo, stava per dichiararsi sconfitto per la prima volta nella sua gloriosa carriera piratesca, quand’ecco che un ciabattino venne in suo soccorso.
Lei è Capitan Olivo, il famoso pirata del Delta del Po? gli chiese sussurrando.
Sono proprio io! rispose lui, onorato di essere ammirato per quello che era.
Io lo so cos’è il Parmigiano Reggiano, iniziò il ciabattino, nasce lontano da qui, proprio dove sono nato io.
E quindi mi dica: di che si tratta? Come posso averlo?
È un formaggio!
Un formaggio??
E pregiatissimo, le dico. Lo producono proprio da dove arrivo io, vicino Parma. E guarda caso, ne ho conservato un po’ dall’ultimo viaggio che ho fatto.
Capitan Olivo si illuminò e si sentì leggero come una piuma: dopo così tanta fatica, per fortuna la sua missione stava per risolversi nel migliore dei modi.
Glielo acquisto, le darò tutto quello che vuole!
Non voglio soldi e nemmeno spezie: io voglio diventare parte del suo equipaggio!
A Capitan Olivo pareva di non aver sentito bene. Quello smilzo vecchietto voleva fare il pirata?
Sì, ho sempre sognato di solcare le acque del Po come un fuorilegge e finalmente ho l’occasione per realizzare il mio sogno. Allora? Accetta? Altrimenti niente Parmigiano Reggiano!
Capitan Olivo non rimase troppo a pensarci, aveva bisogno di quell’ultimo ingrediente per salvare il cenone della Vigilia. Accettò, si caricò sulle spalle quel singolare formaggio straniero, prese sottobraccio il ciabattino e si diresse al porto, dove già lo aspettava la Luisona e tutto il suo equipaggio.
Capitan Olivo aveva ancora una volta guadagnato il rispetto dei suoi sottoposti, portando a termine una complicatissima missione tutto solo: ora si trattava solo di trovare le parole giuste per comunicare a tutti che il tizio che aveva trascinato con sé non era solo un nuovo invitato a cena ma, ben presto, sarebbe stato un nuovo collega con cui condividere le avventure…
Ci penso dopo cena, decise Olivo. Adesso ho troppa voglia di assaggiare i cappelletti di Cecio e anche questo famoso formaggio.

cappelletti romagnoli

 

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