[Parlami di TER #148] Degustazioni in ordine sparso in terra di Romagna

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[Parlami di TER #148] Degustazioni in ordine sparso in terra di Romagna


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Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima. Con il racconto di oggi prosegue la collaborazione tra TER e Ravenna2019 candidata Capitale Europea della Cultura, con una novità: Ravenna infatti ha passato il primo turno ed è una delle città finaliste per il titolo! Ogni secondo mercoledì del mese Ravenna continuerà a raccontarci un pezzetto di sé: una delle storie, dei progetti, delle ragioni che la rendono unica e ne fanno la candidata naturale per diventare Capitale Europea della Cultura 2019.
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Ci sono luoghi in cui non mangi solo ottimo cibo ma grazie ai quali entri in contatto con la storia e le tradizioni di un territorio. Nel mio girovagare su e giù per la Romagna ne ho incontrati tre che mi sono rimasti nel cuore, oltre che tra le papille gustative.

La Sangiovesa è ubicata in un antico palazzo del ‘700, Palazzo Nadiani, acquistato nel 1990 dalla famiglia Maggioli. Si trova nel cuore del borgo di Santarcangelo di Romagna, presenta un insieme armonico, caratterizzato da sale con volte a botte e a crociera, con solai dalle grandi travi sovrastanti, muri in sasso e pietre scheggiate. Visibili in questo luogo i segni del passaggio e dell’influenza di Tonino Guerra, poeta santarcangiolese di nascita, famoso in tutto il mondo anche come sceneggiatore. Sue le stufe che impreziosiscono gli ambienti de “La Sangiovesa”, e suoi i disegni e i versi sulle tovagliette dell’osteria. Tra le altre cose a pochi passi dall’osteria ho visitato il museo “Nel mondo di Tonino Guerra”, un magnifico tuffo nella creatività. Amabile, molto amabile la ceramica della giunonica donna “La Sangiovesa” che ricorda molto da vicino i bei film di Federico Fellini, di cui Tonino Guerra fu prezioso collaboratore. Belli alle pareti i piatti in ceramica, le caveje, gli attrezzi della cultura contadina romagnola.

Mi hanno fatto accomodare in un “tavolo comune” come spesso accade in Romagna quando si viaggia soli e per lavoro, insieme a una coppia di bolognesi che mi hanno fatto da consiglieri, essendo loro clienti abituali del locale. Tagliere di salumi e tagliere di formaggi con piadina calda, accompagnati da un sanguigno calice di Sangiovese e per finire, anche se la dieta non me l’avrebbe concesso, un tris di dolci della casa. Esperienza gustativa di grande valore, pur vivendo in Romagna ormai da 20 anni posso dire che ……. i piatti semplici diventano eccezionali se le materie prime sono di assoluto pregio, e qui lo sono. Vengono proposti prodotti della Tenuta Saiano, nel cuore della Valmarecchia, a pochi km di distanza dall’osteria, dal produttore al consumatore, per la delizia del palato. Ho consumato con piacevolezza il lardo, una tentazione “suina” d’altri tempi: salatura in vasca, a riposo per alcuni giorni, erbe aromatiche e spezie, poi pressa naturale. Si scioglieva in bocca, delizioso.
Medesima atmosfera assolutamente “romagnola” per la Casa delle Aie, che sorge nel verde della pineta di Cervia-Milano Marittima, anticamente utilizzata dai pignolari per la raccolta delle pigne. Essi la ottenevano in affitto dal Comune e la utilizzavano quale dormitorio e magazzino per lo stoccaggio del prezioso pinolo di pineta, che un tempo era preziosa fonte di reddito. Nel 1785 un incendio rase quasi al suolo la Casa delle Aie, che venne ricostruita grazie ad un progetto dell’architetto Camillo Morigia, il medesimo architetto che a Ravenna ha curato l’allestimento della Tomba di Dante, così come la modifica della facciata di Santa Maria in Porto, ed altro ancora. La costruzione è su due piani: al piano terra un tempo c’era la “camera del fuoco” che veniva utilizzata per schiudere le pigne, oggi troviamo le sale ristorante, anche nella zona porticata, che è stata verandata e resa accogliente grazie a potenti stufe termiche.

Ai piani superiori sale che vengono prenotate per gruppi, molto accoglienti, simili ad un museo etnografico, ospitano pezzi della tradizione della cultura popolare romagnola (bici, intrecci con canne di fiume, caveje, ecc) Fateci un salto se siete al piano inferiore: meritano una foto. Non è possibile effettuare prenotazione, dalle 19.00 si forma una coda davanti al locale, che viene gestita simpaticamente da personale esperto.

Il servizio ai tavoli è celere, una volta seduti si mangia nel giro di pochi minuti: una delizia per gli occhi e per il palato le nostre portate: tagliolini agli stridoli, cappelletti al ragù, coniglio alla cacciatora e salame ai ferri con contorno di patate. La piada è arrivata in tavola ancora fumante, le carni cotte a puntino e ancora ben calde, come accade di rado in altri contesti, anche stellati.Piatti della tradizione, pasta tirata al mattarello, ingredienti a km zero (come gli stridoli che sono erbe spontanee da queste parti), atmosfera rilassata.
parlami di ter_barozzi_6_cadevenE per finire voglio citare un locale che frequento più degli altri due perché si trova in centro storico a Ravenna: la Ca’ de Ven.  I piatti sono quelli della tradizione, la cottura è ineccepibile, il servizio ai tavoli è curato, il prezzo adeguato, ma ciò che fa la differenza ancora una volta è l’atmosfera che vi si respira.  Ca’ de Ven sorge nel quattrocentesco Palazzo Rasponi; le decorazioni, insieme all’aspetto complessivo interno del locale,  risalgono invece al periodo 1850-1880. Pranzo e/o cena in questo locale sono sinonimo di convivialità romagnola semplice e casalinga, ma anche di presenza di ospiti internazionali (i turisti non mancano mai, di tutte le età, in tutte le stagioni dell’anno). Bello perdersi tra i locali della Romagna autentica!

Antonella Barozzi
Social Media Team Ravenna 2019

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