[ParlamiditER #211] Il Festival internazionale dell’Ocarina di Budrio

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[ParlamiditER #211] Il Festival internazionale dell’Ocarina di Budrio


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Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima. Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a <turismoemiliaromagna[at]gmail.com> o un commento qui sotto!


A Budrio, paese della bassa bolognese, nel 1853 il diciassettenne Giuseppe Donati inventò l’ocarina, un flauto globulare in terracotta a sette fori che deve il suo nome a una particolare forma ovoidale allungata, che ricorda il profilo di un’oca privata della testa (in dialetto bolognese ucareina è infatti il diminutivo di oca).

L’ocarina nacque un po’ per scherzo e un po’ per caso: la tradizione narra che Donati stesse costruendo un oggetto simile a una cornetta quando lo strumento si ruppe durante la lavorazione. Dalla parte rimasta intatta si sviluppò l’ocarina definitiva, quella destinata alla popolarità.
Ma qui viene il bello: il giovane Donati non si limitò a costruire ocarine di una sola taglia; l’idea originale e vincente fu di costruire una famiglia di ocarine grandi e piccole intonate tra di loro, così da poter essere suonate in gruppo da più persone contemporaneamente, creando armonie e composizioni articolate.

Oggi, anche grazie a tournée e masterclass in tutto il mondo, l’ocarina è una realtà consolidata, specie nei Paesi dell’Estremo Oriente. In Giappone si stimano 600 mila praticanti, in Corea ci sono più di cento “settimini” che suonano musiche della tradizione di Budrio, mentre in Cina si parla addirittura di 10 milioni di suonatori di ocarina.

Grazie alla diffusione quasi capillare di internet e dei social network, abbiamo la possibilità di essere costantemente in contatto con quello che accade dall’altra parte del mondo, possiamo seguire, scoprire, vedere e dialogare in tempo reale con culture e persone a noi fisicamente lontane.
Ma per molti anni non ci furono scambi e relazioni dirette tra Budrio e i tantissimi suonatori e appassionati orientali.

Fu così che una sera fredda e piovosa, Riko Kobayashi, giapponese di Osaka, suonatrice e maestra di ocarina, arrivò inaspettatamente a Budrio e si presentò nella storica sede della Scuola di ocarina: era proprio la sera in cui si teneva la prova settimanale del Gob (Gruppo Ocarinistico Budriese) e per i musicisti fu una sorta di apparizione.

Una donna minuta, che nessuno aveva mai visto prima di allora, umile ma piena di energia e di amore per questo strumento, aveva deciso di visitare i luoghi nei quali l’ocarina era stata creata.
Da lì ebbe inizio un’amicizia che l’anno dopo, nel 2007, portò a Budrio gli studenti della scuola di ocarina di Riko, sempre vestiti con le loro casacche azzurre, tra il sogno delle melodie orientali e la realtà della terracotta.

In Italia l’ocarina non è diffusa allo stesso modo, ma a Budrio, grazie al Festival internazionale dell’Ocarina, ogni due anni (siamo ormai alla IX edizione, quest’ anno da giovedì 27 aprile a lunedì 1 maggio) arrivano centinaia di persone da ogni parte del mondo. Un fine settimana ricco di appuntamenti: dai concerti in luoghi affascinanti con suonatori internazionali, ai mercatini. Sì perché dell’ocarina, oltre all’aspetto musicale, va sottolineato il suo essere a tutti gli effetti un originale prodotto di artigianato. Oltre all’ocarina di Budrio, infatti, durante i giorni del Festival, sarà possibile vedere le ocarine costruite in Asia e in numerosi paesi europei e sudamericani.

Per il programma completo e tutte le informazioni → ocarinafestival.it

Testo a cura di Debora Badiali.

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