[Parlami di tER #152] Ravenna e lo strano fenomeno della subsidenza

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[Parlami di tER #152] Ravenna e lo strano fenomeno della subsidenza


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Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima. Con il racconto di oggi prosegue la collaborazione tra TER e Ravenna2019 candidata Capitale Europea della Cultura, con una novità: Ravenna infatti ha passato il primo turno ed è una delle città finaliste per il titolo! Ogni secondo mercoledì del mese Ravenna continuerà a raccontarci un pezzetto di sé: una delle storie, dei progetti, delle ragioni che la rendono unica e ne fanno la candidata naturale per diventare Capitale Europea della Cultura 2019.
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Era un piovoso e freddo mercoledì mattina di inizio settembre e come al solito stavo correndo come una pazza da un lato all’altro della città. Era un piovoso e freddo mercoledì mattina e sentivo che qualcosa nella mia città stava cambiando.

foto di Antonella Barozzi

foto di Antonella Barozzi

Così ho pensato che tutti i miei impegni potevano aspettare e per una mezz’ora mi sono dedicata alla mia Ravenna. Ero nei pressi della stazione, una zona che ultimamente non frequento molto, e ho fatto una piccola deviazione verso il sottopassaggio che collega quella zona alla Darsena.

foto di Antonella Barozzi

foto di Antonella Barozzi

Ho tanti ricordi di quel tunnel che tanto mi inquietava da ragazzina: ricordo la paura di attraversarlo da sola, io che sono claustrofobica, con il computer della scuola che mi affidavano per i progetti che poi presentavamo all’Almagià, il vecchio magazzino dello zolfo.

foto di Antonella Barozzi

foto di Antonella Barozzi

Ricordo invece l’entusiasmo e la soddisfazione che provai quando sviluppai la foto di quello stesso sottopasso, scattata durante il mio corso di fotografia analogica, come ero riuscita ad esporre bene uno spazio buio e stranamente illuminato come quello. I ricordi, quel mercoledì mattina, hanno lasciato il posto allo stupore, alla serenità e alla goia di vedere quello spazio ricoperto di colori vivaci, ritratti modernissimi dei personaggi che noi ravennati siamo abituati a conoscere fin da piccoli (Teodora, il corteo di Giustiniano, Dante), uomini-albero che prendono vita. Sono stata nel sottopasso un buon quarto d’ora, osservando i writers presi dalle loro opere e i bambini, pieni di euforia, fieri di regalare i loro disegni non solo, questa volta, a mamma e papà, ma a tutta la loro città e a tutti coloro che sarebbero passati in quel nuovo spazio.

foto di Antonella Barozzi

foto di Antonella Barozzi

Il festival di street art Subsidenze era entrato in piena operatività, non scoraggiato dalla pioggia incessante che cadeva ormai da 4 giorni. Il sottopasso prendeva vita, e come lui, anche altri muri sparsi per la città. La curiosità ha avuto la meglio sulla tesi da scrivere che mi aspettava a casa, così ho ceduto e sono corsa a vedere le altre opere. Non conoscevo la street art, confesso, o almeno non sapevo che potesse essere così particolare, così energica e coinvolgente.

foto di Antonella Barozzi

foto di Antonella Barozzi

Nei successivi giorni mi sono ritrovata ad allungare la strada per vedere come procedevano i lavori, ho fatto tantissimi chilometri in più, consumato litri e litri di benzina, ma ogni volta le opere mi regalavano qualcosa di nuovo, qualcosa che il giorno prima o poche ore prima non avrei mai immaginato di vedere.

foto di Antonella Barozzi

foto di Antonella Barozzi

Ho visto le stelle tra la chioma di un albero e anche nel tronco e nei rami, lumache mordicchiare una donna-fiore, strane creature su una barca, l’ossessione per il far sapere sempre e a tutti dove ci si trova e cosa si sta facendo. Ho visto il nostro solito Dante in una veste nuova, formato da centinaia di strisce di nastro adesivo, scuole e palestre diventate opere d’arte, vecchietti cambiare panchina solo per vedere cosa stava succedendo lì vicino al mercato.

Ho visto una città rinnovata, orgogliosa di essere diventata per una settimana palco di un’arte nuova, moderna, tanto bella quanto poco conosciuta (intendo nella sua forma più alta e raffinata). Subsidenze ci ha regalato tanto, ci ha lasciato una città diversa e forse più consapevole delle proprie potenzialità. E io, come credo tante altre persone, spero in una seconda edizione!

P.S. C’è anche la mappa dei muri! Non appena la vedrete capirete perché dico che ho fatto tanta strada!

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