[Parlami di tER #3] Per la via di Riosto – Pianoro, Bologna

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[Parlami di tER #3] Per la via di Riosto – Pianoro, Bologna


Tempo stimato di lettura: 2 minuti

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


C’erano dei giorni d’estate fatti di afa e noia che il tempo sembrava liquefarsi e non passare mai.

Erano giorni di 16 anni, in cui tutto sembrava eterno.

Eterna la vita, eterna la noia in un paese dove l’autobus passava ogni 40 minuti e la domenica eri inchiodato alle colline. A 16 anni non la cogli quella fortuna lì, di poter guardare il grano che matura o un girasole che rinsecchisce per il caldo.

Nei giorni d’estate dei 16 anni ti sembra solo di sudare via opportunità se vivi in un paese dove gli autobus passano poco e Bologna sembra tanto lontana.

In quegli anni mi inventavo avventure e percorsi.

Delle volte erano passeggiate con le amiche a parlare di tutto e niente insieme, delle volte erano percorsi immaginari fatti sui libri letti in giardino e delle altre erano gite con il cane e il walkman, quello con i cuffioni grandi e grossi che fanno molto caldo.

Abitavo a Pianoro Nuovo: il mio mondo era fatto di una piscina azzurra, di una bicicletta che si chiamava Camilla e di una via che nelle notti di giugno si riempiva di lucciole.

E poi c’erano le mie esplorazioni.

Fu in una di queste che, arrampicandomi su per la via di Riosto, con la mia cagnola che ansimava felice dietro di me, arrivai per caso in un luogo magico, un luogo che avrebbe significato, negli anni successivi, molto per la sottoscritta.

Se cammini un po’ lungo la via dei colli che partono dalla Via Giardino, ai margini del paese, dove le ville si confondono con gli arbusti e qualche calanco, arrivi a un vecchio rudere. Una chiesa era. Un tempio ancora prima. Dicono che ci hanno trovato anche uno scheletro e delle suppellettili e che era la chiesa principale del nostro paese.

Ora di scheletro rimane solo quello delle mura esterne, una porta e un frontespizio con dedica alla Madonna:

Divae Mariae Virgini Assumptae D

Alla “chiesetta” –  così chiamavo quel posto – dove sarei tornata quando ero triste ma anche felice, dove avrei portato amici, amori nuovi e anche foglietti su cui scrivere la vita e la morte, c’è un’atmosfera particolare.

Deve essere per quell’intorno di sentieri e di orti, per quel termine di strada sterrata: c’è qualcosa di definitivo e mobile insieme tra quei sassi. Definitivo come l’altare che guarda al cielo e senti ancora le preghiere e i canti e mobile come quell’albero cresciuto lì, in mezzo all’abside, dove il Dio dei cattolici tocca la terra e anche l’azzurro e anche il bianco delle nuvole.

E mentre camminavo da casa per arrivare in un luogo che avevo fatto mio al punto che le rare volte che incontravo qualcuno ero perfino un po’ gelosa, nella salita faticosa dalle case e il brulichio dilatato di un posto di non città, non periferia e non campagna, mentre camminavo c’erano delle volte che mi sembrava di sentire la voce del passato e perfino quella del futuro e tutta la mia vita, quella vissuta e quella no, le mie amicizie, gli incontri e i sentieri, le cose dette e quelle che avrei voluto dire, le cose scritte e quelle che scrivevo solo nella testa e sembravano così belle senza l’eco della carta.

Tutti dovrebbero avere una chiesetta di Riosto.

E se non ci siete mai stati, andateci. Arrivate a Pianoro Nuovo, prendete la via Giardino dietro la piscina e salita per via Riosto. Superate le case, i poderi, i vigneti e proseguite fin quando la strada non si sterra. In questo modo raggiungerete il termine del mondo e da lì potrete scorgere, alla vostra destra, un rudere. Noterete subito l’albero che ci è cresciuto in mezzo e sfida il tempo.

Fermatevi lì. In silenzio. Guardatevi intorno per il tempo che basta.

Quando riprenderete la via del ritorno sarà tutto un po’ diverso.

Perché a Riosto lo capisci che tutte le cose ti cambiano.


Francesca Sanzo è Blogger professionale, storyteller e community manager. Il suo blog è: http://www.panzallaria.com/

 

 

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Un commento

  1. ba1976

    panz, non me la ricordavo. ci son andata tantissime volte da piccola ma non me la ricordavo. grazie di avermela riportata alla mente.

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