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[Parlami di tER #88] La Frontiera

di /// Agosto 31, 2021
Tempo stimato di lettura: 2 minuti

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Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
PS: Se vuoi raccontare l’Emilia- Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuta/o. Basta una mail a  <turismoemiliaromagna[at]gmail.com> o un commento qui sotto!




Con la macchina arrivo al passo della Croce arcana. Il passo, a 1700 metri, è uno dei più alti tra la Toscana e l’Emilia Romagna, nonché spartiacque tra due bacini d’acqua, quello del Torrente La Lima, affluente del Fiume Serchio che si getta nel Mar Tirreno, e quello del Torrente Leo, affluente del Fiume Panaro che si getta nel Fiume  Po, quindi in Adriatico. Il crinale, a perdita d’occhio, è fatto da brughiere di alta quota, da conifere striscianti e rocce; il panorama nei giorni di sereno è da mozzare il fiato. Si vedono tutte le cime più elevate dell’Appennino, le valli del pistoiese, del modenese, del bolognese e in lontananza le vette delle Alpi. Il Passo era molto frequentato fin dal Medioevo per transitare dalla Toscana alla pianura Padana e viceversa. Mi piace immaginare lunghissime file di muli che si inerpicavano, sù per i passi, per trasportare sete, arazzi, merletti e stoffe pregiate da Firenze, Prato, e le altre città toscane verso Milano, Venezia, Parigi e viceversa. Gli scambi erano così intensi che venne anche costruito un ospizio per pellegrini. Ancora oggi il borgo intorno all’ospizio si chiama Ospitale. Poi nei secoli successivi fu sempre meno frequentato: l’altezza eccessiva del valico ed il progressivo raffreddamento delle temperature, quella che i meteorologi chiamano la piccola glaciazione, vi manteneva la neve per oltre sei mesi all’anno. Ma, colpo di grazia fu l’apertura della via Giardini, oggi nota come strada statale dell’Abetone e del Brennero, che determinò l’abbandono del passo. Dopo la guerra fu costruita una funivia per trasportare capi ovini e bovini all’alpeggio d’estate, che ancora oggi funziona ed è il modo più veloce per spostare un gregge.

Spero di trovare qualcuno che abbia informazioni. M’incammino verso il lago Scaffaiolo di buon passo, anche perché si cammina praticamente in piano sul crinale, incrociando ben poche persone. Ad un certo punto, sulla sinistra, le tracce inconfondibili del passaggio di un gregge, gli escrementi ad oliva delle pecore. Nel silenzio provo a sentire su ferru e, sempre alla mia sinistra, come una sentinella, vedo un pastore maremmano, bianco e sporco, correre verso il basso. Aumento il passo facendo attenzione a non scivolare e finalmente vedo il gregge, un po’ più piccolo di quello del giorno prima e come sempre in posizione dominante il pastore.



Claudio Mazzini è nato l’11 settembre del 1966 a Bologna, quando ancora quella data non evocava tragedie. Laureato in Scienze Agrarie si occupa da oltre 20 anni di sicurezza e qualità degli alimenti, di responsabilità sociale e ambiente…in una parola: di sostenibilità (anche quando questa non aveva ancora il significato attuale). Dal 2005 collabora con la rivista Consumatori, e dal 2012 scrive per il blog del Fatto Quotidiano, sempre sulle tematiche della sostenibilità.

Il testo di questo Parlami di tER è tratto dal suo recente romanzo giallo d’esordio “La Frontiera. Storia di pastori, omicidi e di una settimana che doveva essere di ferie”, un libro che vuole essere un omaggio alla sua terra di origine, e agli eroi che l’hanno resa unica. Il libro è disponibile integralmente su Amazon.

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