[Parlami di tER #7] Della necessità della stoltezza

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[Parlami di tER #7] Della necessità della stoltezza


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Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia- Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima. Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Conosciamo tutti, anche solo per sommi capi, il passo evangelico in cui viene sostenuto che il saggio costruisce la sua casa sulla roccia mentre lo stolto la costruisce sulla sabbia.

Una delle mie passioni durante le ferie estive al mare è proprio quella dell’edificazione sulla sabbia. Non i castelli arzigogolati o le magnificenti sculture di sabbia che si fanno a Cervia.

Andando in spiaggia la mattina sul presto, per evitare di cuocersi e di rosolare anche i figli, si trova generalmente abbastanza bagnasciuga libero per mettersi all’opera. E considerato che il mare a quell’ora è liscio come una pista da ballo e generalmente anche basso di marea le costruzioni vengono fatte vicine al mare ben consci della loro effimeratezza.

La mia opera preferita è il lago privato, apprezzato anche dai più piccoli. Lago protetto dalla barriera realizzata dal medesimo materiale di scavo.

L’opera è impegnativa, imponente. Ma mentre la si realizza si sa già che quella stessa opera non durerà, tempo un paio d’ore la marea, il sole, il vento, i turisti, le cavallette! …No, le cavallette sulla riviera dell’Emilia Romagna non sono così dannose ma mi piaceva la scena.

Insomma, sappiamo bene la mattina prima di lasciare il giaciglio che la grande opera che ci impegnerà per una buona oretta dopo altrettanto tempo sarà sparita. E sappiamo altrettanto bene che nessuna di queste opere raggiungerà mai la nostra memoria indelebile, non racconteremo mai ai nostri nipoti di quel giorno di luglio del 2011 quando scavammo la più fantasmagorica buca nella sabbia che si sia mai vista sulla faccia della terra. Niente di tutto questo.

Allora perché partire ogni giorno dal campeggio con tutti gli arnesi, che in realtà quello indispensabile è soltanto uno, per realizzare il nulla? Nulla nell’immediato, nulla che rimanga nel tempo. Nulla.

Sta tutto nella necessità della stoltezza, prendersi cura di una causa persa (senza esagerare, perché se vi vedono ad annaffiare quotidianamente i fiori di plastica poi magari vi fanno indossare una camicia bianca con luuunghe maniche), riconquistare il tempo perso. Perché non sempre il tempo deve scorrere in modo produttivo. Ci sono persone in vacanza stressate perché devono divertirsi ed allora si lanciano in tutto e di più, riempiono il tempo di diversivi ma non conquistano il tempo perso.

La stoltezza come strumento per togliere il piede dall’acceleratore, come soluzione per riappropriarsi della capacità di perdere tempo in qualcosa di cui non rimarrà traccia. Ovvio che non possiamo passare 12 mesi all’anno a scavare buche in spiaggia ma allo stesso tempo non possiamo vivere le vacanze con gli stessi ritmi del lavoro, altrimenti non sono più vacanze ma un diverso lavoro.

Tornando ora in noi ripartiamo dallo strumento essenziale per scavare inutili buche sulla spiaggia (e ricordate di non lasciarle aperte quando il mare non provvede da solo perché poi magari qualcuno si ricorderebbe della vostra buca maledicendovi nei secoli per quella volta che si sono rovinati le vacanze cadendo in una buca sulla spiaggia e rompendosi una gamba).

Oltre alle mani l’utensile essenziale per scavare buche sulla spiaggia è [rullo di tamburi] un guscio di cocco!

E dove lo trovo un guscio di cocco? Mica sono in vacanza in un’isola tropicale, sono a Casal Borsetti! (A fare cosa!?! direbbe il navigatore di Giacobazzi)

In vacanza almeno una volta andrete in pizzeria a mangiare, ebbene guardate con cura nel frigo dei gelati se hanno il gelato al cocco posto direttamente dentro mezzo guscio di noce di cocco. Con molta nonchalance dopo aver mangiato il gelato dite al cameriere che il guscio ve lo portate via perché vi serve per scavare buche in spiaggia. Ed ecco recuperato lo strumento ideale, formato giusto, impugnatura giusta, resistenza ottima (che le palette di plastica si rompono subito mentre un guscio può farvi anche due-tre stagioni).

C’è poi un’altra attività perfetta per perdere tempo in spiaggia, la ricerca delle conchiglie più belle.

Anche in questo caso non ci sarà molto da fare, perché diciamocelo chiaramente, le conchiglie della riviera adriatica dell’Emilia Romagna non potranno mai competere con quelle di tante spiagge esotiche. Nessuno ha mai conquistato una ragazza, e vi sfido a dimostrarmi il contrario, invitandola a vedere la collezione di vongole e cozze raccolte a Lido degli Scacchi. Nessuno.

Per trovare le conchiglie più belle bisogna uscire alle prime luci dell’alba e non alzare mai lo sguardo dal bagnasciuga per tutta la lunghezza della spiaggia, e fra milioni di conchiglie trovarne forse 4-5 di pregio (ovvero che non sono proprio identiche alle altre). Alla fine è una faticaccia anche peggiore dello scavar buche, ed anche se uno lo facesse per sé stesso o per la persona amata, l’80% delle belle conchiglie trovate non riuscirebbe a rimanere in nostro possesso fino all’uscita della spiaggia, cadrebbe miseramente nella sabbia e verrebbe risucchiata misteriosamente, magari dal fantasma del buco nella battigia. E il 19% non uscirebbe comunque dalla nostra dimora delle vacanze salendo in auto con noi. Forse l’1% arriverà a casa e qui si perderà nel fondo di una scatola.

Per concludere, questo lungo post (se siete arrivati fin qui siete già sulla buona strada) prendetevi durante le vacanze un periodo di riposo, di lentezza, per potervi riappacificare con voi stessi, con le persone che vi stanno accanto e con le quali durante il resto dell’anno avete un rapporto spesso frettoloso. Costruite un’inutile barriera sulla spiaggia con i vostri figli senza preoccuparvi se loro saranno i primi a lavorare per distruggerla, cercate una bella conchiglia per la persona che amate senza rammaricarvi se dopo un sintetico grazie non vedrete mai più quella conchiglia.

Almeno una volta nelle vacanze di questa estate non seguite il programma dell’animazione del villaggio, perdete tempo. E lo ritroverete. Cercate la stoltezza. E raggiungerete una maggiore saggezza.

Stefano Scardovi è un romagnolo un po’ pignolo. Il suo carattere distintivo, più che il lavoro di merciaio, è avere moglie e 9 (sì nove, non è un refuso) figli. Il suo blog è S. di vista., in cui però parla più che altro di tecnologia.

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