[Parlami di tER #2] Lo strano caso delle formiche della Madonna

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[Parlami di tER #2] Lo strano caso delle formiche della Madonna


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Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


In Italia il nome dei santi e quello della Madonna sono spesso uniti a una caratteristica precisa che ne connota la “specializzazione” nella devozione dei fedeli: “del parto, della fortuna, della salute” ecc.
Ne esistono diverse che hanno come caratteristica principale le formiche, precisamente le “Myrmica Scabrinodis“, volgarmente conosciute come formiche alate.

Di solito a fine estate esse fanno il “volo nuziale“; maschi e regine volan fuori dai formicai accoppiandosi e formando impressionanti nuvole nere: finita la pacchia, le regine fecondate formano nuovi nidi, e i maschi muoiono cadendo a terra. […]

La più sorprendente accade nella Val di Zena (Bo), a 20 km da Loiano.
Da secoli, ogni 8 settembre milioni di formiche alate vanno a morire dentro e intorno al Santuario di Santa Maria; da sempre il popolo ha pensato che – miracolo! – le formiche andassero a rendere omaggio alla Madonna nel giorno della sua festa.
Infatti un antico distico latino sotto la sua immagine recita:

“Centatim volitant formicae ad Virginis aram quo que illam voliant vistmae tatque cadunt”
(Ansiose volano le formiche all’altare della Vergine, pur sapendo che ai suoi piedi moriranno).

L’8 settembre i fedeli della Madonna delle Formiche si recano sul Monte delle Formiche, partecipano a una solenne processione in onore della Natività della B.V. e poi, servendosi di larghi e bianchi lenzuoli, raccolgono i cadaverini delle Myrmicae mettendoli in sacchettini (le “Formiche della Madonna“) che – dopo esser state benedetti – vengono distribuiti previa offerta e poi conservati dai fedeli nei cassetti della biancheria: dicono preservino dai dolori reumatici e da quelli di stomaco .

Ovviamente si tratta di una tradizione che la Chiesa non considera affatto un miracolo; e a causa di questo vi fu una volta in cui le Formiche della Madonna divennero le protagoniste di una bellissima storia decisamente in stile Peppone e Don Camillo.
Era il 1946, immediato dopoguerra: un periodo in cui soprattutto in Emilia Romagna la DC e il PCI si facevano una guerra tremenda.

I primi tacciavano i secondi di essere degli anticristo senza fede, i secondi tacciavano i primi di essere dei manipolatori delle menti e di far vivere i popoli nell’ignoranza della superstizione.

Il santuario era stato bombardato; erano rimasti in piedi solo il campanile e la Santa Immagine della Vergine, ricoverata nella cappellina del cimitero.

A settembre, come ogni anno, arrivarono le formiche; ma il giovane parroco, Don Severino Righi, si rifiutò fermamente di collaborare alla raccolta e alla distribuzione delle formiche, considerandola, stavolta lui, una mera superstizione.

Allora tutte le Sezioni Comuniste della regione insorsero violentemente, accusando il parroco di essere “Contro Cristo e la Madonna” (sic), e di voler privare il Popolo di certezza e salute, doni che da secoli le Formiche della Madonna dispensavano.

E il giorno della festa religiosa, l’8 settembre del ‘46, vennero da Bologna e da tutte le zone limitrofe, portando le loro grandi bandiere rosse prima in Processione e poi stendendole sui prati al posto dei lenzuoli per raccogliere le formiche miracolose.

Poiché allora nel PCI era in voga lo slogan dell’Onorevole Donini “Il miracolo, arma dei preti“, probabilmente quella mistica reazione fu davvero il più grande prodigio accaduto sul Monte delle Formiche.

[Nota: questo post è stato originariamente pubblicato su Placida Signora con il titolo “Lo strano caso delle formiche della madonna”]


Mitì Vigliero (in Rete @placidasignora) è nata a Torino un po’ di anni fa; dal 1980 vive a Genova. Laureata in Lettere Moderne con una tesi su Vittorio G. Rossi, ha insegnato per dieci anni nei licei preparando soprattutto i “maturandi”; nel frattempo scriveva su riviste specializzate quali Resine, Cronorama e Ottonovecento cose molte serie e sagge riguardanti la storia della letteratura italiana, sua grande passione. Poi, nel 1991, ha pubblicato Lo Stupidario della Maturità; un libro che aveva tutte le intenzioni di risultare un feroce e satirico atto di accusa nei confronti della scuola italiana, ma che è immediatamente diventato un best seller della narrativa umoristica, dando vita a un’interminabile sequela di imitazioni. Da allora è diventata un’autrice di quelle cosiddette “brillanti”; non per nulla è stata l’unica scrittrice donna ad essere stata premiata due volte al Festival Internazionale dell’Umorismo di Bordighera. Dopo aver dato definitivamente addio all’insegnamento ha iniziato seriamente la carriera di scrittora sfornando un libro all’anno e occupandosi anche come giornalista (ha collaborato e collabora a varie riviste e quotidiani, quali Il Giornale, Repubblica, Libero, Cosmopolitan, Anna, eccetera) della materia che la affascina di più: la varia umanità e la sua storia. Il suo blog è: http://www.placidasignora.com/

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