Un weekend tra ‘Gli Anni Folli’

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Un weekend tra ‘Gli Anni Folli’


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Questo weekend andiamo a ..Parigi =) “Ma come! -direte voi- non girovaghiamo per l’Emilia-Romagna di solito?” Infatti andiamo a Parigi [non è che vi abbiamo detto una bugia], ma lo facciamo restando a casa nostra, perché visitiamo la mostra attualmente presente al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. La Parigi che troviamo è quella tra il 1918 e il 1933, i cosiddetti “Anni Folli”, quando la città era capitale mondiale dell’arte, punto di incontro dei più grandi artisti del tempo.

In quel periodo [dalla fine della Grande Guerra ai primi anni Trenta] nella città francese si respirava un’aria liberale e cosmopolita; l’atmosfera di rinascita creata da teatri caffè gallerie, la contaminazione tra differenti forme d’arte, le produzioni d’avanguardia dei Balletti russi e svedesi fanno di Parigi un vero e proprio laboratorio artistico internazionale che credeva nel concetto di arte per l’arte e che avrebbe influenzato tutte le seguenti produzioni artistiche del Novecento.

Gli artisti, in questo clima di scambio di idee ed influenze, rimettono in gioco le loro ricerche e la produzione artistica raccoglie una molteplicità di stili nella quale convivono, “in sintonia con i sentimenti del dopoguerra oscillanti tra incertezza ed euforia”, la necessità di “conquistare una nuova armonia per allontanare il ricordo del conflitto e la volontà di rompere con il passato per dar vita a un’arte completamente nuova”.

La mostra inizia con opere di due maestri impressionisti ancora attivi e più che mai influenti nel primo Dopoguerra: Renoir [presente tra le immagini con La Fonte] rilegge in chiave moderna l’arte classica e rinascimentale; Monet [Il ponte giapponese a Giverny] abbandona qualsiasi rappresentazione naturalistica e prospettica, arrivando alle soglie dell’astrazione.

Al contempo, sotto la sigla Scuola di Parigi, si raduna una nuova generazione di artisti stranieri [Modigliani, Chagall, Van Dongen, Foujita o Soutine] che privilegiano il genere più personalistico del nudo e del ritratto, e nelle quali opere rivive l’atmosfera bohémienne e internazionale di Montparnasse, dove essi hanno stabilito il loro quartier generale [Modigliani, Nudo e Chagall, Il gallo].

I già celebri protagonisti del Cubismo [Picasso, Braque, Legér e Gris] approdano ad uno stile più elegante ed evocano attraverso la rappresentazione di calici, bottiglie, quotidiani e strumenti musicali [Braque, Il tavolino rotondo], il clima brillante e mondano dei caffè e dei salotti.

Picasso [Maternità] insieme a Derain [Arlecchino] e De Chirico [Due figure mitologiche] pongono le basi di un moderno classicismo; Matisse e Bonnard [Nudo su sfondo giallo] recuperano una vena naturalistica, mentre Mondrian focalizza la sua ricerca in ambito astratto, stile poco congeniale alla tradizione francese ma assai diffuso nel resto d’Europa.

 

Accanto, l’esigenza di rottura tipica delle avanguardie, con il Dadaismo di Max Ernst [Il bacio], Picabia, Duchamp, Arp e Man Ray, e la successiva nascita del movimento surrealista [Magritte, Le sens propre IV e Miró, La regina Luisa di Prussia]. Tuttavia l’avvicinarsi di un nuovo conflitto mondiale dissolve questo clima di fermento e il sogno di libertà tanto spirituale quanto materiale dell’uomo, come appare nei foschi ed inquietanti panorami di Dalí [L’eco del vuoto] e Tanguy.

Un vero e proprio crocevia di stili dunque, che la mostra riunisce grazie a una selezione di opere provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private di ogni parte del mondo.

Ora vi lasciamo alle opere in mostra con queste parole di De Chirico del 1925: «La modernità – questo gran mistero – abita ovunque a Parigi: la si ritrova ad ogni angolo di strada, […] oggi Parigi è la città dell’arte e dell’intelletto per eccellenza». [Le immagini selezionate provengono dal sito ufficiale del Palazzo dei Diamanti].

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Social Media Manager per @inEmiliaRomagna e mamma a tempo pieno.
Amo viaggiare, sia fisicamente che con la fantasia, grazie a film e libri, e celebro ogni giorno con un sorriso.

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