[TERacconta] “La ragazza con l’orecchino di perla” in anteprima

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[TERacconta] “La ragazza con l’orecchino di perla” in anteprima


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“Ho cercato gli sguardi vicino a me, ne ho fatto sogno
e sostanza, memoria e previsione del futuro.
Mi sono perso in loro e ugualmente loro si sono perduti in me.
Siamo rimasti in equilibrio su questo filo, dove la bellezza era pericolo
e insieme regalo.
Credo di avere dipinto così anche la ragazza con l’orecchino di perla”.
(Marco Goldin, La ragazza con l’orecchino di perla, atto unico per il teatro, dal catalogo della mostra)

Ieri abbiamo partecipato all’anteprima per la stampa della mostra “La ragazza con l’orecchino di perla“, che inaugurerà sabato 8 febbraio a Palazzo Fava di Bologna. Abbiamo allora pensato di condividere con voi questa fortunata occasione, accompagnandovi in un racconto di parole e immagini della conferenza stampa e dell’esclusiva visita alla mostra.

Facciamo un salto indietro di 24 ore, ed eccoci varcare le soglie di Palazzo Pepoli, dove è tutto pronto per la conferenza stampa. Le telecamere sono piazzate, mentre i numerosi ospiti, tra un saluto e un caffè, approntano registratori audio, tablet e taccuini. L’atmosfera è sempre più frizzante..e finalmente si inizia.
Al tavolo dei relatori il Prof. Fabio Roversi Monaco (Presidente di GenusBononiae), il Dott. Leone Sibani (Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna), i due sponsor Intesa-SanPaolo e Segafredo-Zanetti, e ovviamente il curatore della mostra: Marco Goldin.

Durante la conferenza si sottolinea come questa mostra voglia riportare Bologna -vivace ed autorevole centro culturale d’Europa fin dal Medioevo- al centro del dibattito artistico internazionale, e possa essere una buona occasione per molti italiani e stranieri di fare una visita alla città. Pensate che ad oggi sono già state vendute 100mila prevendite, alcune anche dall’estero: Francia, Svizzera, Austria e perfino dalla stessa Olanda!
Insomma, nelle parole dei relatori, un evento di questa portata è un buon esempio di quello che è possibile fare “per migliorare lo scambio culturale tra l’Italia e gli altri Paesi, utilizzando la cultura come leva di sviluppo del Paese”.
Gli organizzatori stimano un numero di visitatori che può ambire alla capienza massima del Palazzo (attorno alle 230mila persone) e si sta anche valutando l’ampliamento degli orari di apertura del Museo, il cui test sarà proprio in occasione dell’inaugurazione, sabato 8 febbraio, con un’apertura straordinaria serale fino alle 2 di notte (qui le info su biglietti e visite guidate).

La mostra arriva da NewYork, dopo un tour mondiale iniziato nel 2012 e reso possibile grazie alla chiusura per restauro e ampliamento dell’abituale sede espositiva delle opere, il Museo Mauritshuis dell’Aia, che riaprirà il 27 giugno di quest’anno.
“Questa mostra è un evento eccezionale anche per la stessa Fondazione”, continuano i relatori, “che finora si è occupata prevalentemente di mostre tematiche e di artisti locali”. “E’ un grande onore che proprio Bologna sia stata scelta come data unica in Europa per l’esposizione di uno dei quadri più famosi di sempre, e di altre grandi opere mai esposte prima d’ora in Italia”.

Prende ora la parola il curatore, e l’atmosfera tipica delle conferenze stampa si allenta, per lasciare posto ad un clima quasi da lectio magistralis, facendoci immegere nell’arte della Golden Age olandese.
Goldin inizia specificando come abbia fermamente voluto “smontare e rimontare” la mostra, per far sì che a Bologna ci fosse “qualcosa di diverso”. Egli non ha solo riallestito il percorso espositivo, adattandolo agli spazi di Palazzo Fava, ma ha anche chiesto in prestito al Museo Mauritshuis dell’Aia un maggior numero di opere. Così la data Bolognese sarà anche la più ricca, con 37 opere esposte (rispetto alle 14 di New York o alle 30 delle altre sedi precedenti – Tokyo e Kobe in Giappone e San Francisco, Atlanta in US). Anche il catalogo della mostra è specifico per la tappa Bolognese, con testi redatti ad hoc da studiosi olandesi e scritti tematici di approfondimento dedicati ai diversi artisti esposti.
Goldin racconta anche di come i conservatori dell’Aia, presenti all’allestimento abbiano elogiato Palazzo Fava come “la più bella sede espositiva di tutto il tour”, e dell’ottimo lavoro fatto per l’illuminazione delle opere.

Goldin prosegue illustrando le opere in mostra e lo stile di cui fanno parte: una pittura incredibilmente moderna, che ha influenzato i successivi movimenti artistici fino al ‘900. E’ questo il caso della pittura di paesaggio. La corrente paesaggistica della Golden Age olandese è forse meno conosciuta rispetto a quella dei ritratti, ma assolutamente fondamentale nella storia dell’arte, perché è stata la prima a descrivere la realtà per come è vista dai nostri occhi: non più una realtà edulcorata, quindi, ma una realtà effettiva anche quando spiacevole.

La mostra è divisa in sei sale, per cinque sezioni tematiche: nella prima sala sono esposti i dipinti che ricordano la storia del Museo Mauritshuis; la seconda è dedicata ai “Paesaggi”, con opere di van Ruysdael, van Goyen, Both, Potter, Berckheyde e Hobberma; la terza, “Ritratti”, presenta celebri opere di Rembrandt van Rijn, oltre a Hals, van Honthorst, de Hooch, Steen, van Ostade, de Witte, ter Borch e Flinck; nella quarta, denominata “Interni con figure”, l’altro quadro di Vermeer presente in mostra, “Diana e le sue ninfe“, e un quarto dipinto di Rembrandt; la quinta sala, “Nature Morte”, presenta invece alcuni tra i capolavori di Pieter Claesz. Arriviamo così alla sesta e ultima sala, in cui troneggia solitaria la “Ragazza”: collocata su un grande pannello all’interno di una sala a lei completamente dedicata, in penombra e con una temperatura di 21° per conservarla al meglio.

Goldin ci consiglia di non rivolgerci al quadro come ad un feticcio, ma di fermarci a contemplarlo per quello che esprime in sé, andando oltre l’aneddotica del libro e del film che -per quanto avvincenti- sono frutto di invenzione. Non solo infatti non esistono prove certe che la “Ragazza” sia mai esistita, ma essa ha il carattere di un tronie, sottocategoria della ritrattistica della Golden Age olandese. Un tronie è un modello, un volto idealizzato, che  non ha lo scopo di riprodurre le sembianze reali di qualcuno. Questa tipologia di ritratto parte sì da un elemento reale, ma lo trasforma nel suo assoluto, in questo caso in quello che per Vermeer è l’assoluto della bellezza.

La “Ragazza”, conclude Goldin, è un’istantanea della quotidianità dell’Olanda del ‘600, ma è anche un opera il cui fascino ha il potere di arrivare fino a noi, grazie alla maestria del tratto vermeeriano.
Ora davvero non vediamo l’ora di vederla e, conclusasi la conferenza, ci dirigiamo verso Palazzo Fava. Tra fotografi e telecamere, ci facciamo largo tra i quadri, e vi assicuriamo che la mostra è assolutamente imperdibile!
Tra l’altro sempre a Palazzo Fava e presente anche la mostra collaterale “Attorno a Vermeer“, dove sono esposte opere di alcuni artisti contemporanei che si sono confrontati con le opere del grande maestro olandese, interpretandole.

Ma ora lasciamo valutare a voi..Ecco alcune foto che abbiamo scattato:

Autore:

Social Media Manager per @inEmiliaRomagna e mamma a tempo pieno.
Amo viaggiare, sia fisicamente che con la fantasia, grazie a film e libri, e celebro ogni giorno con un sorriso.

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