[TERacconta] Il genio di Matisse a Ferrara

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[TERacconta] Il genio di Matisse a Ferrara


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“Quel che più mi interessa non è né la natura morta né il paesaggio, ma la figura. La figura mi permette ben più degli altri temi di esprimere il sentimento, diciamo religioso, che ho della vita”
H. Matisse, 1908

Se dovessimo descrivere “Matisse. La Figura“, la nuova mostra del Palazzo dei Diamanti di Ferrara, con tre singole parole, sarebbero: energia, colore, vita. Una rassegna potente ed emozionante, un inno alla bellezza e all’arte, grazie all’esplosiva vitalità delle opere presenti.

L’esposizione è focalizzata sul tema che ha ossessionato l’intera vita di questo grande maestro dell’arte moderna: la rappresentazione della figura femminile.
Nel corso della sua carriera Henri Matisse si è dedicato incessantemente a quello che è il più antico tra i temi artistici, sovvertendone la rappresentazione tradizionale, con una ricerca continua attraverso tutte le tecniche, e cercando di svelarne l’essenza, fino ad arrivare alla produzione di semplici sagome colorate, forme quasi astratte.
Matisse è capace con pochi segni di toccare le corde più profonde dell’animo umano, ed è questo ciò che si avverte avvicinandosi alle sue opere, lasciandosi affascinare dai tratti e dalle linee, talvolta sinuose, talvolta geometriche, ma sempre cariche di una coloratissima forza vitale.

La mostra, allestita fino al 15 giugno, è curata da Isabelle Monod-Fontaine, già vicedirettrice del Centre Pompidou e tra i massimi esperti dell’arte di Matisse, insieme a Ferrara Arte e alle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, la cui Direttrice è Maria Luisa Pacelli, che abbiamo intervistato in occasione dell’inaugurazione venerdì scorso:

In mostra sono presenti oltre cento opere di Matisse (tra dipinti, sculture e opere su carta provenienti dai più grandi musei del mondo), che creano un racconto cronologico del suo sviluppo creativo: dalle prime prove sul modello negli anni della formazione, alle impetuose opere del periodo fauve, dai ritratti degli anni ’10 alle celebri odalische, fino alle innovative creazioni grafiche della maturità.

Sala dopo sala, le opere ci fanno quindi compiere un tour nell’evoluzione artistica del maestro, ma anche un tour all’interno del suo atelier. Per Matisse infatti era fondamentale la presenza della modella nel suo laboratorio, e nelle opere emerge tutta l’emozione che ogni musa risvegliava in lui, il suo piacere nel ritrarla. In mostra sono numerosi i rimandi ai suoi atelier e al processo creativo: dai numerosi studi accostati alle opere, fino -nell’ultima sala- a poter ammirare il maestro direttamente all’opera, grazie ad un filmato.

Seguiteci in questo racconto alla scoperta della mostra, che abbiamo potuto ammirare venerdì scorso in anteprima. Durante la visita incontreremo straordinarie opere d’arte, conosceremo meglio la carriera di questo gigante dell’arte moderna e faremo anche qualche incontro d’eccezione. Tra le sale abbiamo avuto l’onore di incrociare uno degli eredi di Matisse in persona!
Venite con noi a spiare dal buco della serratura nell’atelier e nella vita di Henri Matisse:

Autoritratto, 1900

Autoritratto, 1900

[Prima sala: Matisse prima di Matisse] La mostra ci accoglie con alcune delle opere più rilevanti della fase finale dell’apprendistato di Matisse. Troviamo diverse tipologie di figure (ritratti, autoritratti, nudi accademici realizzati in tutte le tecniche), tra cui spicca il tormentato Autoritratto del 1900, che risente degli insegnamenti di Gustave Moreau, di cui Matisse era allievo. Questo dipinto testimonia il percorso di studio realizzato da Matisse sul colore, che esploderà nei successivi anni fauve. Tra gli altri artisti che ispirano Matisse in questo periodo ci sono Gauguin, Van Gogh, Cézanne e Rodin, di cui sono visibili riferimenti nelle altre opere presenti.

Nudo con sciarpa bianca, 1909

Nudo con sciarpa bianca, 1909

[Seconda sala: Dagli anni fauve al primitivismo] Nel 1905 Matisse si trova con Derain nella costa meridionale francese. In questo periodo egli sperimenta gli accostamenti del colore, spesso spremuto direttamente sulla tela, realizzando macchie di colore puro. Egli realizza ritratti audacissimi, che esprimono una gioiosa vitalità e sanciscono il suo ruolo di capofila tra gli artisti fauves.
In questo periodo è evidente anche la suggestione del maestro per la scultura africana, la pittura murale antica e gli idoli primitivi: la linea di contorno si fa netta e marcata, lo sfondo indefinito. Questa semplificazione radicale della forme lo porta ad abolire l’uso della prospettiva e del chiaroscuro, e ad utilizzare una gamma cromatica limitata a pochi colori, brillanti e saturi.

La serpentina, 1909

La serpentina, 1909

[Terza sala: La Serpentina] In questa sala troviamo una delle tecniche scultoree più originali e audaci della carriera di Matisse, realizzata nel primo decennio del ‘900. Partendo da una fotografia, egli modella con la creta una figura slanciata e sinuosa, un flusso di linee in cui il gioco di pieni e vuoti si integra nello spazio circostante.

Joaquina, 1911

Joaquina, 1911

[Quarta sala: Ritratti degli anni ’10] Contemporaneamente Matisse si dedica intensamente al ritratto, con una grande sperimentazione negli stili, nei colori e nello studio delle espressioni, fino a giungere ad una trasformazione soggettiva dei volti. Dal 1916 egli inizia ad utilizzare modelle professioniste, con le quali di volta in volta instaura un rapporto intenso e quasi esclusivo. La sua musa di questi anni è Laurette, una giovane di origine italiana, che ricorre in più di un’opera. Del periodo è anche un gruppo pittorico dedicato all’amata figlia primogenita, Marguerite, qui presente in due ritratti per molti versi opposti: mentre il primo è un mosaico di colori con fondo chiaro a vista, nel secondo Matisse procede per contrasto, facendo risaltare il volto e il cappello della ragazza da un fondo scuro.

Nudo seduto di schiena, 1917

Nudo seduto di schiena, 1917

[Quinta sala: I nudi di schiena] Questa sotto-categoria della figura femminile è fondamentale nell’opera di Matisse, ed egli vi dedica dipinti e sculture tra i più importanti della sua carriera. Tramite questo tema Matisse sviluppa un aspetto cardine della sua carriera: il rapporto tra soggetto e sfondo. Esempio di questa ricerca sono quattro bassorilievi realizzati tra il 1908 e il 1931 (di cui qui è presente il terzo stadio), quattro versioni del Nudo di Schiena che attestano la volontà dell’artista di far coincidere fondo e figura, per conferire uguale importanza al soggetto e all’ambiente in cui è collocato. Stesso intento è riscontrabile anche nel dipinto Nudo seduto di schiena, in cui il volume della figura racchiusa da una linea nera di contorno si fonde perfettamente con uno sfondo reso  quasi bidimensionale da una trama di motivi decorativi e geometrici.

Odalisca con pantaloni grigi, 1926

Odalisca con pantaloni grigi, 1926

Donna con mani giunte, 1927

Donna con mani giunte, 1927

[Sesta sala: Nizza 1919-27] Dopo la Prima Guerra Mondiale Matisse si trasferisce a Nizza e il suo stile subisce un cambiamento che segna tutti gli anni Venti. In questi anni Matisse si dedica al tema del nudo e delle odalische, ricollegandosi alla tradizione orientalista dell’Ottocento francese. Le sue opere sono pervase da un fresco e rinnovato fulgore sensuale, la cui protagonista quasi esclusiva è la nuova musa Henriette.
Le odalische conciliano le esperienze sul colore del periodo fauve con un uso sempre più decorativo della linea, e la figura è messa in relazione con l’ambiente, che viene ricostruito nel laboratorio di Matisse come una vera e propria scenografia.
Parallelamente alla pittura, Matisse realizza anche numerose litografie, in cui si riconoscono ingredienti affini ai dipinti ma sviluppati in maniera più descrittiva. Di questo periodo è anche il capolavoro scultoreo Grande nudo seduto, che spicca nella sala: Matisse non solo imprime forte tensione al corpo della modella, ma ne semplifica il volto a pochi tratti essenziali. L’elaborazione di questa opera ha toccato sette anni attraverso varie evoluzioni, come documenta la litografia presente in sala che ne è il punto di partenza, dove la figura appare adagiata in poltrona; in corso d’opera questo elemento viene soppresso e la struttura corporea potenziata, fino a creare una figura in equilibrio perfetto che interagisce con lo spazio circostante.

Il cappello giallo, 1929

Il cappello giallo, 1929

[Settima sala: Nizza 1927-29] Contemporaneamente ai temi dominanti delle odalische e del nudo, Matisse continua la sua produzione di ritratti, allontanandosi progressivamente dalla verosimiglianza, e approfondendo il suo studio sui volumi e le superfici. Notevole di questo periodo Il cappello giallo che ritrae Lisette, una delle modelle che succedettero a Henriette.

[Ottava sala: Le Chant du rossignol] In questa sala è presente un filmato che documenta la collaborazione di Matisse con i Balletti Russi. Nel 1919 egli realizzò infatti i fondali e i costumi (di cui troviamo un esempio originale in mostra) per Le Chant du rossignol, che andò in scena l’anno successivo all’Opéra di Parigi.

Nudo rosa seduto, 1935

Nudo rosa seduto, 1935

[Nona sala: Ninfe e fauni] All’inizio degli anni Trenta, Matisse continua a lavorare sul tema del nudo disteso, ma con un cambio di rotta: abbandona le odalische per dedicarsi al tema di matrice classica della ninfa. Il clima delle opere è onirico e Matisse lavora per sottrazione, ai limiti dell’astrazione. Un esempio magistrale del periodo è Nudo rosa seduto, in cui il volto della nuova modella Lydia diviene un ovale vuoto e il corpo è raffigurato con una geometrizzazione estrema, come a rappresentare la quintessenza della femminilità. Questa semplificazione delle forme ricorre anche in altre tele del periodo presenti in mostra, come Fauno che incanta ninfa addormentata e Ninfa e fauno rosso.

Natura morta con donna addormentata, 1940

Natura morta con donna addormentata, 1940

[Decima sala: Alla vigilia della guerra] Nella seconda metà degli anni Trenta, Matisse esprime un rinnovato interesse per la raffigurazione delle modelle, ma in uno sviluppo del tutto inedito. Si tratta di una produzione esclusivamente pittorica e disegnativa, dove la figura femminile appare sullo sfondo dell’atelier abbigliata con fogge e ricami di alta moda. In Donna in poltrona la raffigurazione dettagliata dell’atelier si combina a stesure di colore accese e bidimensionali e a zone trattate con motivi decorativi, anticipazione della sua evoluzione grafica degli anni Quaranta.

Jackie, 1947

Jackie, 1947

[Undicesima sala: Temi e variazioni] Nel 1941, a causa di una delicata operazione chirurgica, Matisse è costretto a letto e si dedica intensamente al disegno, esplorando tutte le sue diversi tecniche (carboncino, matita, penna) in un dialogo esclusivo tra il bianco del foglio e il nero del tratto, riducendo la figura a puro segno grafico. In questo contesto nascono Temi e variazioni, ovvero diciassette serie di disegni in cui, a partire da uno studio a carboncino che rappresenta il tema di partenza, Matisse realizza una sequenza di disegni eseguiti di getto.

L'acrobata, 1952

L’acrobata, 1952

[Dodicesima sala: Gli atelier di Vence e Nizza] Persino verso la fine della sua carriera, Matisse continua a mettere in discussione il suo approccio alla figura e ad esplorare tutte le tecniche, arrivando ad inventarne di nuove.
Un interessante filmato ci permette qui di entrare realmente nell’atelier mentre il maestro dipinge uno dei capolavori presenti in mostra (e che ne rappresenta il manifesto) Giovane donna in bianco, sfondo rosso. Questa tela rivoluziona la tradizionale nozione di spazio, grazie a campiture cromatiche che paiono quasi ritagliate e creano perfetta armonia tra sfondo e figura. Troviamo qui un raro equilibrio tra i due opposti matissiani: la tendenza all’astrazione e la definizione del soggetto. Nelle tele successive, la figura appare invece sublimata ed è appena riconoscibile, mentre il vero protagonista è l’atelier.
Tra il 1943 il ’47 Matisse si dedica infine ad un altro progetto importante, nuovo punto di partenza per la sua ricerca: le tavole del libro Jazz, con il quale inventa la tecnica delle gouaches découpées. Egli ritaglia forme e motivi da fogli di carta dipinti con colori brillanti, disegnando direttamente con le forbici nel colore, che vengono poi assemblati attraverso la tecnica del collage. Egli riesce così a conciliare le due tecniche del disegno e della pittura.
Altra mirabile opera del periodo è L’acrobata, che a parte di una serie di sei figure dipinte a pennello su carta e che rappresenta il movimento di un equlibrista sospeso in uno spazio indefinito..

Molto ci sarebbe ancora da dire, e tante sarebbero le opere da descrivere, ma lasciamo il resto della scoperta alla vostra la visita..Come avrete capito, per noi è più che consigliata!

[Fonti: Cartella Stampa e Guida alla mostra a cura di Chiara Vorrasi]

Autore:

Social Media Manager per @inEmiliaRomagna e mamma a tempo pieno.
Amo viaggiare, sia fisicamente che con la fantasia, grazie a film e libri, e celebro ogni giorno con un sorriso.

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