[TERacconta] Il Salone Internazionale del Libro 2014

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[TERacconta] Il Salone Internazionale del Libro 2014


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“La lettaratura non è nata per dare risposte ma per fare domande” Julio Cortàzar

Addentrandosi nel vasto oceano di pannelli, installazioni e stand che coprono svariati metriquadri della Fiera di Torino, in fila alla cassa del mastodontico e candido espositore firmato Einaudi cade l’occhio sul cartoncino bianco che porta la citazione di Julio Cortàzar sulla letteratura. E iniziano le domande e il viaggio, che è più simile ad un piacevole naufragare tra lettere e colori, alla scoperta del Salone del Libro.

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Foto credits @LingottoFiere account Twitter

L’expo letteraria si svolge nei quattro padiglioni di Lingotto Fiere, che storicamente fu il celebre stabilimento Fiat e traformato nel 1985 da Renzo Piano in centro espositivo.
I numeri dell’anno scorso raccontando una storia di cultura che si fa strada attirando da tutto il bel paese, ma non solo, amanti dei libri, personaggi celebri nell’industria letteraria e spazi di discussione innovativi che fungono da sveglia sociale nel backstage dell’editoria nostrana.

Nel via-vai generale di giornalisti e operatori radiotelevisivi, autori in borghese, fan con copie autografate di bestsellers ci si accorge di essere in un magazzino di cultura che fagocita contrasti: dal vecchio al nuovo, dal classico usato al premio pultizer alla prima edizione fiammante, si trova spazio per fumetti, dvd e persino food e stand di promozione turistica. Lo smarrimento è lecito e il filo conduttore si tesse nella dedizione del messaggio cuturale veicolato in molteplici sfaccetture.

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Foto credits: @LingottoFiere account Twitter

Le identità de “Il Salone Internazionale del Libro di Torino”
Festival culturale con anima professionale e d’intrattenimento, le identità della fiera sono numerose con un duplice assetto per gli addetti ai lavori e per i “turisti” della letteratura, ai quali viene offerta una quantità quasi spiazzante di materiale, di idee, di proposte, tra le succulente novità presentate dalle major editoriali alle chicche degli stand indie.
In sostanza siamo nella più grande libreria d’Italia, e assume una faccia diversa a seconda di chi lo guarda. C’è chi cerca il mercato dell’usato, chi si dirige agli spazi di dibattito, chi negli stand chiusi di incontro con gli autori, ogni angolo è un essenziale punto di riferimento per gli operatori professionali del libro e un vivace spazio dedicato ai lettori.

L’immensità delle proposte avrebbe tenuto occupati per giorni e forse settimane, ma ciò che ha catturato la nostra attenzione è stata l’area dedicata al “Book to the future“, la sezione dedicata all’editoria del futuro, tra nuove professioni, self-publishing e giornalismo digitale.

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Foto credits @LingottoFiere account Twitter

L’evoluzione della lettura
Saltando da un padiglione all’altro, tra gomitate di buste di libri, l’odore di carta è inebriante, e i messaggi visivi sono caramelle colorate di marketing, si sente parlare ai microfoni, presentare progetti, start-up, innovazioni e la parola più frequente è “digitale”.
Siamo nell’era del web-writing, l’informazione e la comunicazione sono online, e c’è un certo fascino nel rapporto simbiotico coesistente nello spazio fieristico tra il cartaceo e il digitale, tra il passato e l’innovazione.

Questa edizione del Salone Internazionale del Libro è la rappresentazione dello spaccato dell’evoluzione in questo periodo di grandi cambiamenti. Con l’imporsi del digitale sulla carta, infatti, il rapporto tra le persone e la cultura si affaccia sul confine del mutamento, e inevitabilmente ci siamo trovati a chiederci anche noi come influisse il rapporto tra tecnologia e lettura o letteratura.
Il grande pubblico può trovare letteratura in senso lato, in senso altro. Il libro si presta alla mani, agli occhi e alle menti affamate con i titoli editoriali che scottano, le novità della stagione, le curiosità indipendenti, i novizi sconosciuti. Ma non solo, dalla categoria “introvabile” al pluri-premiato, quel che cambia non è tanto il contenuto quanto la forma, il medium.

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Foto credits @Booktofuture account Twitter

Siamo forse di fronte ad una sorta di Darwinismo editoriale?
Quello che era iniziato come un tour da domenica mattina nelle bancarelle dell’usato di libri dalla grana consunta e i bordi giallognoli, a prezzo stracciato, si è trasformato in un dibattito sul futuro della fruizione letteraria.
Alla tavola rotonda di Book to the Future si parla di espressione moderna dell’editoria, dove il libro supera i confini tradizionali per esplorare il digitale.
Se camminiamo tra gli spazi espositivi del self-publishing, e-publishing e colossi del gusto editoriale, come si colloca l’esperienza individuale in tutto questo?

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Foto credits @LingottoFiere account Twitter

La lettura, soprattutto quella web, è sociale.
E’ la manifestazione collettiva di confronto e scambio, il dialogo che si estende oltrepassando i confini tangibili e così è anche il viaggio.
Dall’e-book, ormai realtà salda e conosciuta alla parola della community digitale di users, con i blog, si discute e ci si interroga di viaggi, di esperienze sensoriali tradotte in parola scritta, dalla penna al bit, quel che conta è il racconto, la narrazione dei luoghi, dell’emozione che si cela dentro il viaggio e il viaggiatore.
E’ cambiato il modo di leggere, e si è modificata la comunicazione.
La parola ai travel blogger, ai travel writer, alle istituzioni editoriali, alle Apt, per interrogare e interrogarsi su cosa sia turismo letterario adesso e come funziona il turismo raccontato in 2.0 .

Ne esce una domanda: “Cosa sarebbe successo se Marco Polo avesse avuto un blog?
E torniamo velocemente alle righe di Cortàzar, la letteratura non insegna, ma stimola a nuove prospettive, nuove visioni e nuovi racconti. E quindi anche nuove domande, su come si muove la sensibilità e la curiosità correlata alla tecnologia.
Le modalità di narrare i territori influiscono sulla curiosità, sulla percezione, noi crediamo che l’esperienza sia la chiave di lettura giusta.
La visione personale di un luogo che si dipinge in un’emozione vissuta, sentita e trasmessa e per questo vi chiediamo di raccontarci la vostra, che sia nei canonici 140 caratteri di twitter o in pagine di diario di viaggio digitale, è la comunità cosmopolita dei viaggiatori che dà spessore alle storie, alle leggende, all’anima storica e sociale di una terra.
L’invito è il seguente: raccontatevi, raccontateci, viaggiate.