[TERacconta] Il nuovo Museo Ferruccio Lamborghini

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[TERacconta] Il nuovo Museo Ferruccio Lamborghini


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Martedì 27 Maggio
E’ la grand opening per la stampa del nuovo museo Ferruccio Lamborghini, l’uomo che inventò la Miura, voluto dal figlio, l’imprenditore Tonino Lamborghini, a celebrazione del padre, del suo lavoro, della sua impronta sociale e storica sul territorio Emiliano.

Un museo espositivo delle celebri macchine firmate Lamborghini già esisteva, ma questo è nuovo, è una nuova sede, una nuova location, un nuovo concept e qui ve lo raccontiamo in anteprima, con i nostri occhi, attraverso anche le parole, di concitato effetto, dalla conferenza stampa, tenutasi in una calda e soleggiata mattina nella campagna di Funo di Argelato, Bologna.

Sin dal primo impatto si respira un connubio di modernità e d’evoluzione, l’architettura di cui è vestita l’imponente struttura museale è prettamente lineare, di stampo industrial-meccanico, con lampi di colore acceso e potente. Per chi conosce la fama del toro, non è una sorpresa trovarsi di fronte la manifestazione del caratteristico carisma che da sempre anima l’iconico brand automobilistico.
Quello che sorprende viene detto durante l’incontro stampa. Al tavolo della lunga sala rettangolare, allestita appositamente per la presentazione, siedono Tonino Lamborghini, commendatore e mente dietro al progetto, Fabio Lamborghini, direttore del Museo al fianco del dott. Carlo Cavicchi (responsabile per il settore automotive dell’Editoriale Domus) moderatore del dialogo con la stampa.
Dopo i consueti ringraziamenti per la partecipazione, Tonino e Fabio Lamborghini raccontano di un’eccellenza in movimento, della necessità che si cela dietro alla scelta di creare la nuova versione del Museo. Ed è a pochi minuti dall’inizio che emerge una sensazione di nazionalismo, di socialità, di necessità di impegno per la comunità.
Tonino Lamborghini indulge nei ricordi del padre, dei suoi inizi, difficili e avanguardistici, sottolineando non solo l’impegno e il genio del personaggio ma soprattutto la firma sociale delle sue rivoluzioni del settore agricolo-industriale.

Il nuovo museo è uno spazio polifunzionale, pensato per settori, come strumento di comunicazione e cultura, non manca l’appello a Bologna La Dotta “Qui facciamo cultura, le visite sono guidate, spero ci sia orgoglio dell’eccellenza che Bologna ha dietro casa” F.L.

Un’inversione di tendenza dalla pre-annunciata autocelebrazione nel campo automobilistico. Si pone l’accento sui valori famigliari, sull’importanza, in un momento storico complicato per l’economia, di dare risalto e, un’opportunità, alla scena culturale di Bologna e dintorni. Un’ arricchimento, nei toni flash smaltati delle auto da corsa, con l’eco del rombo del motore a sfondo di quella che si sta materializzando come una spinta propulsiva allo sviluppo di un paese.
Il tema è forse controverso ma di sicuro sentito e personale. Lo stesso Tonino Lamborghini parla dell’attaccamento al luogo in cui ha lavorato per 45 anni, parla dei dipendenti e ingegneri che negli anni, fino ad oggi, hanno contribuito alla realizzazione del mito internazionale Lamborghini – così lo dice, rispondendo alla domanda sulla completezza materiale esposta – “ C’è già quasi tutto, ben venga il nuovo, ma ciò che vorrei sono altre fotografie, i visi degli ingegneri che hanno lavorato con la mia famiglia”.

Si rimarca un valore sociale, aprendo la disponibilità di visita anche alle scolaresche, ma precisa Tonino Lamborghini, “prima si parlerà di trattori. I ragazzi devono capire cosa significava al tempo, per un agricoltore, con una meccanica relativamente semplice e duratura”, i valore aggiunto, insomma, tra l’utilità della macchina industriale comparata alla sua evoluzione lussuosa e sfiziosa in automobile. Non permette quindi di dimenticare da dove nasce il nome Lamborghini, l’associazione al lusso, al parterre delle personalità famose, è fin troppo scontata, indubbiamente ne ha contribuito ad accrescere la fama mondiale, eppure colui dalla cui ambizione personale sono nate bellezze come l’ avvenieristica Countach, la Diablo, la Marzal guidata persino da Grace Kelly, ha radici di terra.
Ferruccio Lamborghini era figlio di proprietari terrieri emiliani, è partito dal basso, ha venduto sogni e speranza passando dalle richieste di prestiti in banca alle parole un po’ burbere con cui ha instillato grinta al figlio Tonino. Come lui stesso citando il padre in folkloristico dialetto racconta ai giornalisti “Avevo la tua età e nemmeno un soldo in tasca, vai avanti così”.

Questo è il preludio all’introduzione del libro “Ferruccio Lamborghini: la storia ufficiale” scritto da Tonino con l’aiuto del giornalista automobilistico Buzzonetti. Si apre il sipario sugli aneddoti di vta vissuta in bilico tra il mito, la propaganda, le leggende metropolitane e l’attenzione mediatica. Il volume si presenta come un’enciclopedia e un memoir, ma è, infine, l’omaggio di un figlio che desidera tenere vivo il ricordo del padre, per se stesso, per la sua famiglia ma anche per le generazioni di uomini che ne hanno accarezzato l’icona.

Ferruccio e Tonino Lamborghini_2©FL_La storia ufficiale

Ferruccio e Tonino Lamborghini ©volume F.L. lastoriaufficiale

Chiudiamo riportando una domanda dalla conferenza:” Cosa direbbe Ferruccio Lamborghini se vedesse questo monumento a lui dedicato?”

T.L. “ probabilmente quello che disse guardando il motore del carioca fumante – “Avete fatto un bel quel” (avete fatto una bella cosa)

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