[TERacconta] Il dramma amoroso di Mozart in scena a Bologna

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[TERacconta] Il dramma amoroso di Mozart in scena a Bologna


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Siete mai stati ad una “Prima” dell’Opera? Il broccato luccicante dell’architettura, il velluto morbido sulle sedie e l’odore di vino frizzante nell’aria? Noi di TER, venerdì 6, eravamo al debutto dell’opera lirica “Così Fan Tutte” al Teatro Comunale di Bologna e adesso vi raccontiamo la nostra esperienza 🙂

Eravamo in attesa, nell’ampio ingresso del Teatro, nel cuore vibrante della zona universitaria di una città la cui storia, in materia di cultura, non solo è ricco ricordo di glorie passate, bensì un fiorire continuo di sperimentazioni tra il gusto classico e le avanguardie contemporanee. L’atrio rinfresca immediatamente da una preannunciata calura di inizio Giugno e non si può fare a meno di camminare con il naso rivolto al soffitto per ammirare i palchi delle gallerie dorate e i tendaggi regali, iconici simboli della grazia del teatro la cui fama di eccellenza splende nella città dall’apertura delle sue porte nel 14 maggio del 1763.
Stiamo per assistere alla rappresentazione della terza opera buffa italiana, musicata dal genio artistico che fu Wolfagang Amadeus Mozart su libretto dell’italiano Lorenzo Da Ponte.

mozart

Wolfgang Amadeus Mozart (ritratto postumo di Barbara Kraft, 1819)

La storia è ambientata a Napoli, dove Mozart aveva soggiornato durante uno dei suoi viaggi in Italia, e vede protagoniste due coppie di giovani amanti districarsi in un pericoloso quartetto amoroso tra scambi di ruoli, travestimenti, intrighi e inganni.
Alle prese con il dilemma del tradimento il temperamento italiano dipinto sui personaggi scritti da Da Ponte è ben rappresentato, merito i costumi, la scenografia ma soprattutto le doti vocali e d’interpretazione degli artisti.

Le abilità canore si uniscono alla prestazione attoriale a mantenere viva una scena frizzante e sapientemente studiata in scenografie innovative. La regia infatti, nell mani dell’acclamato Daniele Abbado, propone qualcosa di inusuale per la lirica teatrale. I cantanti regalano una forte componente di recitazione e interazione con il pubblico, spostandosi dal palco e portando lo spettatore dentro la scena del dramma, rompendo gli schemi tradizionalmente incorniciati dallo stage tra le fila della platea, con divertenti entrate/uscite di scena da piccole porte seminascoste alle pareti.
Ancora i canoni sono spiazzati, e rinfrescati, da proiezioni di immagini su teli bianchi, in accordo con l’emozione e la catarsi dell’episodio recitato.
Di sottofondo ci culla la melodica, a tratti baldanzosa, e mai spenta sinfonia Mozartiana, deliziando le orecchie dell’aiudience in sala con picchi di sincroni musicali e corali. I momenti forse più alti delle tre ore di opera si verificano proprio durante le assonanze dei timbri vocali che giungono perfettamente in scala dei cori a quartetto o in multiplo. Merito di un eccellente performance del Direttore d’orchestra Michele Mariotti, classe ’79, il cui curriculum per la giovane età presagisce, e conferma, una notevole carriera in ascesa.

Un applauso particolare va a Giuseppina Bridelli che porta sul palcoscenico una brillante, dinamica e spumeggiante Despina, la servetta maliziosa e istigatrice.
Assieme allo scaltro Don Alfonso (Nicola Ulivieri) che riporta alla mente un’iconico Don Giovanni, è la burattinaia che tira le fila del dragicomico intreccio romantico. Despina, venedo dalla classe povera, è molto più incline alle frivolezze delle donne poichè libera dalle briglie sociali tipicamente riservate al decoro delle famiglie nobili, e fornisce allo spettatore un’idea di libertà rispetto ai clichè del tempo e , soprattutto, ci fa ridere 🙂

Il gioco ruota intorno alla prova morale di Fiordiligi e Dorabella (rispettivamente interretate da Yolanda Auyanet e Anna Goryachova), donne del loro tempo, conscie e costrette dal reticolato del berbenismo consono al loro status sociale, in poche parole, sono giudiziose, composte, devote ai loro fidanzati, Ferrando (Dmitry Korchak) e Guglielmo (Simone Alberghini) a cui giurano eterna fedeltà. Le donne, prede volubili delle proprie irrequietezze d’animo, sono istigate al tradimento dagli stessi amanti, a seguito del dubbio provocato dalla gelosia e dalla lingua aguzza di Don Alfonso. Questi ultimi sono carnefici e vittime del loro stesso subdolo intrigo che vedrà incrinare la concezione statica ed etica dei rapporti sentimentali tra i protagonisti.

Il dramma si svolge in due atti, attraverso un ironico escamotage di travestimento l’inganno inizia, a scapito delle giovani donne, ignare dei sospettosi amanti. Lo scambio di coppie sovverte con ironia e sarcasmo i valori della fedeltà, dell’amore e più in generale della natura umana, lasciando qualche interrogativo sul cinismo, sulla malizia, sul labile universo dei rapporti umani, da portare a casa con il sorriso 🙂

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