Altre vacanze possibili: lo scambio casa

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Altre vacanze possibili: lo scambio casa


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Di là dal mare lo chiamano house swapping e, dice wikipedia, lo praticano ormai da più di cinquant’anni. Da noi, forse per problemi di pronuncia o differenza culturale o chissà cos’altro mai, fino a pochi anni fa non si sapeva neanche cosa fosse.
Fino a pochi anni fa. Perché poi è arrivata la grande crisi economica e l’house swapping, che da noi si chiama più modestamente “scambio di case”, ha cominciato a far proseliti alle nostre latitudini.
Di cosa si tratta? Niente più e niente meno di quel che dice l’etichetta: io ti presto la mia casa e tu mi dai in cambio la tua. Sì, avete capito bene: si fa uno scambio di chiavi in mezzo al ponte- come gli zerozerosette nei film di spionaggio- e si lascia agli ospiti il proprio appartamento con tutto quello che c’è dentro- armadi utensili e tutto il resto.
Anche le ragioni sono piuttosto intuitive. Scegliere la strada dello scambio di case consente di realizzare risparmi talvolta anche ingenti-quanto può costare una seconda casa in affitto per 2/3 settimane?- e di calarsi in una realtà diversa dalla propria in maniera più diretta ed immersiva rispetto alle tradizionali (ed impersonali) scelte di hotel o di casa- vacanza.

Negli Stati Uniti l’House Swapping è ormai scelto da un numero considerevole di persone- il 15-20% dei vacanzieri lo avrebbero provato almeno una volta, sempre secondo Wikipedia- ed anche in Italia il segmento sta prendendo piede, con l’attivazione di siti e di community dedicate. Qualche domanda però resta. Come faccio a essere certo che gli ospiti non mi sfasceranno casa? Chi mi garantisce sulla bontà e sull’equità degli scambi alla pari? E soprattutto, siamo sicuri che una volta finita la vacanza gli host non mi lasceranno un’altra suocera sul groppone?
=)

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