“La Rosa di Fuoco”: La Barcellona di Picasso e Gaudí a Palazzo Diamanti

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“La Rosa di Fuoco”: La Barcellona di Picasso e Gaudí a Palazzo Diamanti


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Sabato mattina siamo stati all’inaugurazione della nuova mostra al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, dedicata alla straordinaria fioritura culturale a cavallo tra Ottocento e Novecento nella Barcellona di Picasso e Gaudí: “La Rosa di Fuoco” (fino al 19 luglio 2015).

A partire dall’Esposizione Universale ospitata dalla città nel 1888, la capitale catalana vive per qualche decennio un’effervescenza intellettuale di straordinaria importanza, tanto in campo artistico quanto architettonico, musicale e letterario, sul modello della vicina Parigi.
L’arte del periodo è influenzata da un lato dalla vita della ricca borghesia cittadina, esponente di un rinnovamento sociale portatore di modernità, dall’altro dal fermento politico-culturale e dalla profonda tensione popolare che si concretizza in conflitti e attentati, fino a sfociare nella cosiddetta Settimana Tragica (26 luglio – 2 agosto 1909), segnata da violenti scontri tra esercito e cittadini e punto di conclusione di questo rigoglio culturale.
Il titolo della mostra vuole riprendere proprio questa ambivalenza, rifacendosi all’appellativo di Barcellona negli ambienti anarchici dell’epoca: una città fiorente e, al tempo stesso, assoggettata ai fuochi delle rivolte cittadine.

La mostra racconta questi anni fecondi e inquieti, attraverso le opere dei principali artisti dell’epoca (Ramon Casas, Santiago Rusiñol, Joaquin Mir, Hermen Anglada Camarasa, Isidre Nonell, Julio González e sopratutto Antoni Gaudí e Pablo Picasso) che, con i propri differenti stili, hanno immortalato la vita moderna della città, dall’atmosfera bohémien dei caffè letterari e dei ritrovi notturni, ai miserabili, icone di solitudine dimenticate dal progresso.
Vediamo allora, sala dopo sala, una piccola guida a questo interessante percorso espositivo.

Ad accoglierci nella I sala una lirica visione in blu de “I tetti di Barcellona” (1902), interpretati da Picasso con una punta di malinconia, e la litografia di un piano urbanistico progettato da Ildefons Cerdà nel 1860, che fornì le linee guida sulla quali si sviluppò la Barcellona Moderna.
Ma l’occhio corre già verso la II sala, che ci fa subito immergere a 360° nell’atmosfera evocata dalla mostra: camminando su un pavimento rivestito da mattonelle che riproducono quelle disegnate da Gaudí che tutt’oggi lastricano il Passeig de Gràcia, l’attenzione è catturata dalla scenografica riproduzione tridimensionale di un modello architettonico pensato dall’artista per la chiesa della Colònia Güell. Grazie a un complesso meccanismo di corde e pesi, l’opera originale di Gaudì (andata distrutta) riproduceva il carico esercitato sulle volte e sulle colonne, simulando la forma capovolta della chiesa. Qui in mostra una riedizione del progetto realizzato ad hoc con catene dall’Universitat de Catalunya. Tutto intorno, lungo le pareti, foto originali dell’epoca ci mostrano le straordinarie opere architettoniche della Barcellona anni ’20.

Dalla III sala ci addentriamo nel primo tema evocato dalla mostra: lo Spazio pubblico. Attraverso manifesti e stampe grafiche entriamo nella Barcellona delle Brasserie e del Caffè letterario “Els Quatre Gats” (I Quattro Gatti), nato sul modello de “Le Chat noir” di Parigi e punto di ritrovo degli artisti dell’epoca nonché luogo che ha ospitato la prima mostra personale del giovane Picasso.
Ma, come anticipato, la Barcellona di inizio secolo non era solo “joie de vivre”: accanto ai ritratti borghesi e alle atmosfere euforiche dei balli e dei carnevali [come “Le Grand bal” (1891) e “Interno di un caffè” (1892) di Rusiñol, “Ballo al Moulin de la Galette” (1890-91) di Casas e “Bozzetto di un manifesto per il carnevale” (1899) di Picasso] troviamo opere che rappresentano la profonda tensione sociale emergente. È il caso de “La garrota” (1894) di Casas, che rappresenta un’esecuzione capitale sullo sfondo della città industriale.

Proseguendo, approfondiamo il secondo tema evocato della mostra: lo Spazio privato. Qui gli artisti si soffermano sul lusso semplice ma ricercato della ricca borghesia cittadina, ritraendone i protagonisti in pose informali all’ interno di sontuose abitazioni [“Scena domestica all’aria aperta” (1892) di Casas e “Maria Rusiñol nella casa-atelier Cau Ferrat” (1894) di Rusiñol]. È la donna l’interprete prediletta dell’immaginario di questi anni, una donna che esce dallo stereotipo della casalinga ed inizia a vestire alla moda, a partecipare a balli e feste [“Dopo il ballo” (1899) di Casas e “Il trucco” (1907) di Joaquim Sunyer], perfino a sperimentare le droghe [“La morfinomane” (1894) di Rusiñol].

Il terzo tema è dedicato alla Natura come immedesimazione, una pittura legata alla profonda passione per l’estetica e la musica di Wagner che pervadeva la società dell’epoca. Il paesaggio non è più riprodotto in chiave naturalistica ma è reso quasi astratto attraverso una visione personale e panteistica, come si evince dalle opere di Joaquim Mirr, che ritrae i panorami di Maiorca. I suoi quadri perdono ogni dettaglio concreto e ogni accenno alla profondità per diventare vere e proprie sinfonie del colore [“La cala incantata” (1901), “L’abisso” (1901), “El Rovell” (1903-04), “Frammento della decorazione per la Casa Trinxet” (1903 e 1904)].

Nelle sale successive un quarto tema si sofferma sulla figura delle Lucciole e Femmes Fatales, figure ammalianti e misteriose della vita notturna parigina. Le opere in mostra rappresentano le seduttrici creature femminili della notte [“Champs Elysées” (1904) e “Il pavone bianco” (1904) di Camarasa], le atmosfere sordide dei bordelli e il ritmo frenetico dei cabaret [“Ritratto di Gustave Coquiot” (1901) e “Donna a teatro” (1901) di Picasso].

Ma l’atmosfera festosa giunge al termine con la Settimana Tragica del 1909: le insurrezioni causate dalle durissime condizioni di vita della maggioranza della popolazione furono amplificate in seguito al reclutamento per la guerra coloniale in Nord Africa, contro il quale venne indetto uno sciopero generale. Il conseguente intervento dell’esercito portò gli operai a costruire barricate ed ebbe risvolti anticlericali, con decine di chiese e conventi dati alle fiamme. Ma la repressione delle rivolte da parte delle forze dell’ordine fu fin troppo semplice, in quanto queste sommosse, nate spontaneamente, carevano di una rete organizzativa e vennero messe a tacere nel sangue. A questi drammatici episodi è dedicato un reportage fotografico di Adolf Mas sui luoghi protagonisti delle rivolte, tra cui una gigantografia dei tetti di Barcellona su cui spiccano le colonne di fumo dei roghi.

L’epilogo della mostra è dedicato ai Miserabili, attraverso le opere dei due artisti che più di tutti hanno saputo leggere le sofferenze che sarebbero poi sfociate negli eventi della Settimana Tragica: Nonell e Picasso, nel suo Periodo Blu, colore che pervade la sue opere di una vena lirica e malinconica. Anche in questi quadri la donna è protagonista, ma non è la femme fatale delle feste borghesi, bensì la popolana rappresentata in maniera innovativa: si tratta di donne chiuse in se stesse, che incarnano il lato più povero della società [“Dolores” (1902-03), “Gitane sedute” (1905-07) e “Due gitane” (1906) di Nonell, “Il pasto frugale” (1904) e “Povertà“(1902) di Picasso].
Emblema e opera conclusiva della mostra è la “Ragazza in camicia” (1904-05) di Picasso, una straordinaria figura femminile delineata con tratti marcati su un fondo blu liquido e astratto, icona della fragilità e al tempo stesso della dignità umana, una donna delicata e potente che ha la forza di un simbolo universale.

 

Autore:

Social Media Manager per @inEmiliaRomagna e mamma a tempo pieno.
Amo viaggiare, sia fisicamente che con la fantasia, grazie a film e libri, e celebro ogni giorno con un sorriso.

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