[Parlami di tER #139] con infradito e wifi verso il Freelancecamp

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[Parlami di tER #139] con infradito e wifi verso il Freelancecamp


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Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima. Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a <turismoemiliaromagna[at]gmail.com> o un commento qui sotto!

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Se c’è una cosa che amo della mia terra, la Romagna, è che non ci si dimentica quasi mai dell’importanza di stare bene – e di far star bene. Se nasci qui, o se ci vivi abbastanza da farti contaminare, ti risulta quasi impossibile tenere il muso al mondo, anche mentre stai facendo cose difficili o faticosissime o incasinatissime: a un certo punto parte la battuta, la tensione si allenta in un sorriso, ci si prende un po’ meno sul serio e si porta a termine l’impresa con un guizzo di leggerezza.

Così il Boca Barranca, incastonato fra la pineta di Marina Romea e un angolo di spiaggia amato dai surfisti, è il luogo perfetto per organizzare un barcamp di teste matte e cani sciolti: il Freelancecamp, nato nel 2012 quasi in sordina da un’idea di Miriam, Gianluca e mia, per raccontarsi l’un l’altro i sistemi migliori per gestire onorevolmente la complicata vita del lavoratore autonomo e arrivato alla vigilia della terza edizione con 170 partecipanti registrati e 120 persone in lista d’attesa, che probabilmente seguiranno il barcamp insieme a molti altri grazie allo streaming (e a chi l’ha reso possibile, cioè Turismo Emilia Romagna e l’internet provider Spadhausen).

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Il Freelancecamp nasce per fare incontrare persone che hanno in gran parte scelto di lavorare da indipendenti, o stanno valutando se farlo: senza nascondersi le difficoltà, ma apprezzando anche i vantaggi dell’indipendenza.

Il modo migliore per raccontarlo è dare la parola a chi ha già partecipato:

L’anno scorso è stato il mio primo Freelancecamp, ed ero freelance da due mesi. Ero venuta lì sinceramente confusa, e spaventata dall’idea di parlare in pubblico (…): sono stati due giorni esaltanti, molte delle cose dette le ho capite solo nei mesi successivi quando nel mio percorso ci sono cascata dentro, e sapevo che potevo pescare tra le risorse concrete, morali ed energetiche che il Freelancecamp mi aveva dato.
[Mariachiara Montera]

 

Da freelance si tende ad isolarsi, e nei momenti di difficoltà tutto sembra più difficile. Con il freelancecamp ti rendi conto che non sei solo, che ci sono persone che stanno affrontando le tue stesse difficoltà, che possono darti una mano e a cui tu puoi dare una mano, mettendo in comune le proprie eccellenze.
[Angelo Ghigi]
Cosa ho portato a casa? Bei momenti, buone idee e ho rafforzato conoscenze e amicizie. Insomma è ci si guadagna tutti al freelance camp. Roba che non capita spesso di questi tempi.
[Andrea De Carolis]

 

Ho già partecipato a due edizioni. La prima ero venuto senza grandi aspettative, per curiosità, grazie al fatto che non era lontano da casa. Avevo in programma di stare lì al mattino e fare altro nel pomeriggio e invece mi trovai così bene, mi piacque così tanto l’ambiente, l’atmosfera e la gente che mi fermai tutto il giorno. L’anno scorso addirittura decisi di partecipare con un mio intervento e quest’anno replicherò. Per chi mi conosce questo dice tutto.
[Daniele Paviani]

 

Sono una fedelissima del Freelancecamp e ogni volta mi porto a casa una vagonata di entusiasmo e di motivazione, così tanta energia positiva che per una settimana la distribuisco a destra e a manca. Gli scorsi anni sono rientrata anche con informazioni utili al mio lavoro, conoscenze interessanti, suggerimenti, consigli, idee e soprattutto persone: il grande valore di questo evento -per me- sta nelle persone, nelle relazioni e nello scambio reciproco. E poi scusate ma il divertimento dove lo mettiamo?
[Roberta Zantedeschi]

 

Speech in infradito e valanghe di cose interessanti; serenità e poche storie di frustrazione.
[Mirco Babini]

 

Pensavo a un evento informale, ma non così informale. Pensavo a un evento utile, ma non così utile. Speravo di conoscere delle persone speciali, ma non così speciali.
[Biljana Prijic]

A scanso di equivoci: sabato e domenica prossima noi lavoriamo! Studiare è lavoro, conoscere persone con cui potremmo fare qualcosa insieme è lavoro, capire se stiamo facendo bene i conti coi nostri bilanci è lavoro. Però – visto che dovremo lavorare più o meno fino alla fine dei nostri giorni – vogliamo farlo stando più comodi nelle nostre scarpe. Quindi, se ci incontriamo in infradito sulla spiaggia di Marina Romea, #èperlavoro: se ti interessa quel che ci racconteremo, cerca l’hashtag #freelancecamp su Twitter, o collegati allo streaming (sabato a questo link, domenica a questo link), o cerca dalla prossima settimana i video degli speech su YouTube. Io ti saluto, devo preparare il mio speech e la crema solare.
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Alessandra Farabegoli, web strategist, lavora come formatrice e consulente indipendente e, dalla fine degli anni ’90, aiuta i clienti a lavorare e comunicare meglio con Internet. Ha scritto “Sopravvivere alle informazioni su Internet”, “Email marketing con MailChimp” ed “Email marketing in pratica”; ogni anno sul suo blog www.alessandrafarabegoli.it distribuisce il “Manuale di buonsenso in rete”, raccolta di consigli e buone pratiche per un’ecologia della comunicazione (non solo) online.