[Parlami di tER #116] 1992, Val Trebbia New Age

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[Parlami di tER #116] 1992, Val Trebbia New Age


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Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima. PS: Se vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a <turismoemiliaromagna[at]gmail.com> o un commento qui sotto!

Ottobre 1992, l’emozione di un viaggio fortemente desiderato.
Io 22 anni, studente universitario, deciso a partire per andare a trovare quella ragazza francese incontrata gli ultimi giorni di vacanza al mare.
L’assolutismo di quando si é giovani, il pensiero che tutto durerà per sempre…
Comunque sia ero carico di energia quella mattina in cui mi misi in viaggio al buio, alle 5 di mattina con la mia Fiesta 1.1, direzione Carpentras.
Pochi soldi, e la voglia di godermi anche il viaggio, oltre che l’arrivo, mi fecero scegliere per la strada normale, la Via Emilia, per arrivare fino a Piacenza, e poi girare su per l’Appennino attraverso quella strada che passava da Bobbio, che conobbi grazie a mio fratello che là lavorava.
Rivedo i passaggi veloci attraverso i paesi e le città addormentate, Modena, Reggio, Parma, ma tutto rallentò quando a Piacenza girai a sinistra, verso i monti.
E lì mi si svelò il fantastico.

Dalla Pietra Parcellara © Daniela Zacchi

Dalla Pietra Parcellara © Daniela Zacchi

Immaginate, le 7 di mattina, l’albeggiare e iniziare a salire questa strada fantastica, magica, attorcigliata attorno a quei paesi da fiaba, raggomitolata attorno il fiume Trebbia, che attraversavo di continuo per infiniti ponti.
E il silenzio, puntellato solo da quella cassettina (sì, la cassettina) di world music registrata dalla radio.
Ero in completa sintonia con la Natura, con la Montagna, col Mondo, con me stesso.
E il regalo. Il regalo di entrare in Genova a Marassi, nel suo centro, nel suo sole ottombrino che specchiava sul mare.
Ma quella era già Liguria, ed é un’altra storia.
Ricordo con estremo piacere quel viaggio, quel senso di libertà, con la mente libera di poter fare tutto, senza vincoli, senza limiti.
Ricordo il silenzio e la pace.
Ricordo il primo frescolino che annunciava un autunno ancora mite tuttavia.
Non ho più rifatto quella strada che mi é rimasta nel cuore, e che ancora assaporo come il gusto di un bacio d’amore.
Adesso sarebbe diverso, non potrei rivivere quello stato di definizione di un momento perfetto.


Marco Martello ha “il mondo in testa e Bologna nel cuore” e lo potete trovare su Twitter come @iomartello.

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