[Parlami di tER #67] On the Road in Emilia Romagna

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[Parlami di tER #67] On the Road in Emilia Romagna


Tempo stimato di lettura: 4 minuti

Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima. PS: Se vuoi raccontare l’Emilia- Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuta/o. Basta una mail a  <turismoemiliaromagna[at]gmail.com> o un commento qui sotto!

Se vuoi scoprire davvero l’Emilia- Romagna hai bisogno di una macchina. Per diverse ragioni: perché diversi tra i paesaggi più belli si trovano lontano da tutto e perché, anche se è possibile raggiungere i centri minori con i mezzi pubblici, riuscirai a vedere molto di più se hai un’auto, con la quale guidare tra le stradine di campagna e fermarti ogni volta che lo desideri. Un genere di libertà che un biglietto di autobus non ti darà mai [e la ragione principale per cui amo viaggiare in macchina]. Prendete Brisighella per esempio: la cittadina figura all’interno di una guida- probabilmente la migliore nel suo genere, consultabile qui– dedicata ai borghi più belli d’Italia, ma per raggiungerla un’automobile è di grande aiuto. Se vuoi visitare le grandi metropoli puoi volare, ma per i piccoli centri hai bisogno di guidare- e ne vale veramente la pena, giuro.

I giorni di BlogVille sono stati febbrili- con tante cose da fare ogni giorno- ed io sono stata felice di arrivare a vedere così tanto in così poco tempo. Un giorno, per esempio, siamo stati a Faenza, e da lì abbiamo proseguito per Brisighella, Dozza e Imola.

Brisighella

Brisighella è uno dei posti più belli dove sia mai stata, in giro per il mondo. Piccole strade piene di fascino. Belle case. Una passeggiata su su verso la Torre dell’Orologio, con la sua vista sulle colline tutto intorno. Mentre guidavamo, lungo la strada che ci porta a Brisighella, pensavo che in futuro voglio tornare di nuovo in Emilia- Romagna, con più tempo a disposizione e una macchina, perché ci sono posti incredibili da scoprire nelle sue campagne. Sono posti autentici e, cosa ancora più preziosa, non invasi da orde di visitatori- niente trappole per turisti, solo genuina atmosfera italiana. Non riesco a descrivere fino in fondo il fascino dell’Emilia- Romagna profonda- certo le città sono belle e ci sono molte più cose da fare, ma se volete rilassarvi i centri più piccoli sono semplicemente perfetti. E lì trovate la bellezza: avete bisogno di altro oltre a questo? Io no.

Scatto ad un uomo da copertina [o almeno così sembrava]. Ma per nostra fortuna- o sfortuna- lo abbiamo spaventato e si è allontanato prima che potesse posare senza calzoncini.

Dozza

Dozza è una cittadina di piccole dimensioni- ma con dipinti murali così belli che vale senz’altro una visita. Ogni due anni si tiene qui una manifestazione intitolata Biennale del Muro Dipinto, con artisti che arrivano da ogni dove e compongono nuove opere sui muri del posto. Non mi considero esattamente un’appassionata, ma quando l’arte si esprime in queste forme mi risulta immediatamente più semplice immergermi in essa e trovarci interesse. E poi c’è la Cantina…l’Enoteca Regionale dell’Emilia- Romagna ha una spettacolare collezione di vini locali. Per mia parte desideravo una bella bottiglia da portare in regalo ai miei, e il nostro anfitrione mi ha dato due suggerimenti- un Sangiovese di Romagna Vigna 1922 e un Drei Donà Pruno Sangiovese Riserva. Detta come va detta non avevo idea di quale scegliere- peraltro ero certa che entrambe sarebbero state opzioni valide- ma comunque il Pruno sembrava una buona scelta: il 1997 è stato un anno buono per il vino da queste parti, con produzioni abbondanti e di qualità; il Pruno 1997 adesso è abbastanza difficile da trovare perché è già considerato “vintage”, e costava anche di più dell’altra bottiglia. Così mi sono affidata alla logica “più spendi meno spandi” e l’ho scelto. Adesso il Pruno 1997 riposa nella mia cantina, speriamo almeno che la temperatura sia giusta.

Autodromo Enzo e Dino Ferrari, Imola

L’idea di visitare un autodromo ti porta naturalmente a pensare “wow, stiamo andando a guidare delle supercar”. Ma non se vai in visita in un giorno in cui lo spazio è chiuso alle auto ed accessibile soltanto a pedoni, biciclette, pattinatori. Esatto, hanno scelto proprio uno di quei giorni per la nostra visita- ma alla fine è stato divertente fare un giro di pista in bicicletta [e ci sono angoli dove puoi andare davvero veloce se vuoi, per poi rallentare fino a 1 km/h nelle parti in salita, come ho fatto io]. Lo dico perché adesso che ho completato il mio giro di pista a pedali, mi son conquistata il diritto di provare anche in automobile, giusto? [e oltretutto ho tutto il tracciato in testa].

Nessuno ci aveva detto che saremmo andati in bicicletta dentro l’Autodromo, e così il mio abbigliamento non era esattamente quello più adatto- ma sono ragionevolmente certa che i ciclisti professionisti presenti si siano divertiti a vedere una turista con completo Ferrari e shorts rossi girare per la pista. Sappiamo tutti che i vestiti corti non sono propriamente ideali per andare in bicicletta ma detto questo: giro completato, grandi sorrisi ricevuti e nessun ferito [almeno non fisicamente].

Agriturismo Frascineti, Imola 

La risposta alla domanda “Quanto posso riuscire a mangiare in un solo giorno” ha trovato risposta proprio durante la gita descritta. Prima il pranzo a Faenza, poi la passeggiata in collina a Brisighella, il giro in bicicletta di 4,909 km all’Autodromo di Imola e infine la cena…una faticaccia! All’inizio del pasto ci hanno portato ogni sorta di pasta, ed io stavo mangiando allegramente, salvo rendermi conto poco dopo che quello appena passato nei nostri piatti era solo l’antipasto, e dopo sarebbero arrivate le portate vere, quelle con la carne, mentre io ero praticamente già satolla con i primi. Ma non satolla al punto da non riuscire a mangiare quattro porzioni di panna cotta, perché c’è sempre spazio a sufficienza per una panna cotta. Una panna cotta, non quattro. E non chiedetemi il perché: non so davvero quale sia il senso di mangiare quattro panne cotte in un sol colpo, ma l’ho fatto, e il mio girovita regge ancora, per cui alla fine va bene così. Solo, sarà bene che non diventi un’abitudine.

In ogni modo, mentre stavo mangiando anche le briciole della mia ultima panna cotta, i ragazzi davano fondo alle bottiglie. E il ritorno in auto a Rimini è stato davvero moooolto silenzioso…dopo tutto quel cibo e quel vino (<3).

Sara Näse scrive di auto, viaggi e moda come blogger e giornalista. E’ appassionata di sport estremi- e di cibo naturalmente. E’ stata tra gli ospiti dell’edizione 2012 di BlogVille Emilia Romagna, e la versione originale del post qui sopra è comparso in lingua sul suo blog. 

 

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